Pillola: frammento estivo realmente accaduto

Alla stazione di Tolone un bravissimo pianista, viaggiatore qualunque, suona Chopin e Debussy con il pianoforte a messo a disposizione del pubblico, su cui sta scritto “Play me”.

Ma d’improvviso attacca con un ragtime e qualcuno si mette pure a ballare.
Fa caldo. Un bimbo e una bimba si abbracciano dopo aver litigato per non so cosa. Un cucciolo di cane lupo trotta accanto al suo padrone in evidente ritardo per il treno.

Voglio cristallizzare questo momento.

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Amoureux sur la terrasse de la Bouillabaisse

Terrazzina della Bouillabaisse
Terrazzina della Bouillabaisse

Tornata a casa, di notte, mi sembrava di soffrire di quel raro disturbo, che ha il nome di una figura retorica, chiamato “sinestesia”.

Ero come ricolma di suoni colorati, odori sgargianti, sapori melodiosi, immagini morbide. Ho preso una penna e il quaderno, per registrare ciò che era successo, per cristallizzare il momento in cui era accaduto:

Arrampicatami sugli scogli, mi guardai intorno: la via lattea era sopra di me, nella sua opacità miracolosa, non disturbata dalle luci provenienti dall’altro lato del promontorio. Un faro lontano, su un’isola prospiciente la costa, ammiccava regolarmente nel buio.
I miei piedi, messi a dura prova dalle rocce, ora posavano su una piattaforma stabile, su cui il mare, nel tempo, aveva depositato strati di alghe, come a farne un umile omaggio alla terraferma.
Dentro, tutto deflagrava silenziosamente.

Vedi Marsiglia e poi muori.

Qual è la caratteristica preponderante di Marsiglia? Nell’immaginario italiano, essa ha un po’ la fama di “Napoli della Francia”, sottintendendo con questa espressione tutta una serie di aspetti negativi strettamente legati alla malavita e alla povertà, assai poco lusinghieri per entrambe. Ma la saggezza popolare, che Goethe stesso apprezzava, la sa più lunga, e, come è vero che “vedi Napoli e poi muori”, così si potrebbe dire per Marsiglia.

La via d’accesso per eccellenza a questa città è l’acqua. Si direbbe che Marsiglia tutta sia costituita di questo elemento: i muri delle case, i volti delle persone, persino il sole caldo e splendente di un 14 luglio qualsiasi sembrano galleggiare su una superficie iridescente e salmastra, che la magia della ville rievoca negli occhi appannati del viaggiatore un po’ affaticato. Ma se non si ha la possibilità di giungervi per nave, allora vale la pena prendere il primo treno che passa, in qualsiasi punto della Francia ci si trovi, e arrivare a Marsiglia scendendo sui binari della Gare Saint Charles, stazione ferroviaria che commuove per la sua ineluttabile ottocenteschitudine.

Si scende il grande scalone che dalla Gare conduce al boulevard d’Athènes; ci si getta in questo reticolato di magnifiche costruzioni e ampi viali che portano al cuore di Marsiglia, la zona che l’ha resa tanto nota, nel bene e nel male: le Vieux Port, un bacino d’acqua letteralmente abbracciato dalla città, che vi si aggrappa, come una madre che non riesca a staccarsi da un figlio non ancora svezzato.

Notre Dame de La Garde osserva tutto da sud. La chiesa, dedicata alla Madonna protettrice dei marinai, ricorda vagamente l’arroganza accigliata del Sacré Coeur di Parigi. Nostra Signora della Guardia, arroccata sul punto più alto della città, si pavoneggia ostentando bellezza e distacco, mentre la sua antagonista, la Cathédrale la Major sembra ergersi, serena e pacata, direttamente dalle acque. La si incontra discendendo verso il mare, cedendo al suo richiamo irresistibile, dopo una passeggiata e un pranzo in uno dei localini del quartiere più tipico di tutta la città: le Panier.

“Il cesto” deve il suo nome alla via che ne costituisce la spina dorsale. A sua volta, essa lo ha preso dall’insegna di uno dei numerosi alberghi che lì si trovavano. Le Panier sorge nel secondo arrondissement, laddove un tempo i coraggiosi navigatori greci che si erano spinti fino al Mediterraneo nord-occidentale avevano fondato la colonia battezzata Messalia. Nei secoli, esso fu abbandonato dalle classi sociali più abbienti, divenendo così un quartiere popolare, dove marinai e migranti, poveri e prostitute trovarono rifugio. Da ciò la sua pessima fama, che lo ha accompagnato fino ad una ventina di anni fa, quando una notevole opera di riqualificazione lo ha reso un quartiere vivo e vitale, pieno di bei negozi di artigiani locali, brasserie e ristoranti che lo animano fino a tarda sera. È una zona colorata, tipicamente mediterranea, gioiosa e ricca di teatri-studio, laboratori artistici e luoghi di incontro e di scambio culturale.

Marsiglia si offre con grande generosità, senza pretendere riconoscimenti che non le sono dovuti. Senza vergogna dispone le sue bellezze fianco a fianco con le sue miserie, ben esposte lungo la Canebière, strada piena di eleganti boutiques e di clochard, di sudici negozietti di terz’ordine e di turisti curiosi, una quantità allarmante dei quali arriva armata di costose macchine Reflex, di cui evidentemente non conosce né l’utilizzo né le potenzialità.

Il viaggiatore, invece, osserva e tocca la città, la annusa nelle parti intime come un cane randagio che incontri un suo simile, ne stacca un morso e lo brancica fino a renderlo una poltiglia di bolo disgustoso, lo ingoia e forse lo rivomita, ne prende un altro, magari più dolce, e se lo gusta voluttuosamente. A Marsiglia, così come a Napoli, un viaggiatore può percepirsi interamente, può specchiarsi nell’acqua e vedersi più bello e più ricco di prima, anche se esausto dal suo peregrinare, e con le tasche più vuote per il Pastis (o il Limoncello) trincato seduto al bar.

Approdo e scoperta

Approdo e scoperta

Case inerpicate su colli verdi e fioriti, fontane gorgoglianti poste nel mezzo della piazza antistante la chiesa, mercatini del sabato con bancarelle stracolme di lavanda, saponi, olive e spezie… tutto sembra appena uscito da una cartolina, qui, in Provenza – Costa Azzurra. Se ci si riesce a fermare per un po’ in questi villaggi della costa meridionale francese, tuttavia, si scopre che la vita qui scorre esattamente in questo modo: intrecciando tradizione e contemporaneità in modo sapiente ed aggraziato, come trama e ordito vengono annodati tra loro nella famosa fabbrica di tappeti di Cogolin, borgo provenzale noto anche per le sue pipe fatte a mano dagli artigiani del luogo.

La Provenza – Costa Azzurra è un luogo che richiama alla mente immagini di natura molto diversa: l’eleganza di località come Cannes o Saint Tropez, la ruvidezza dei porti di Tolone e Marsiglia, la pittoresca tipicità dei borghi dell’entroterra come Grimaud e Gassin, il sacro che si percepisce nei posti dove grandi penne e grandi pennelli hanno vissuto e lavorato, sono solo alcuni dei vari sapori che il palato di un viaggiatore può gustare, attraversando la regione alla scoperta di ciò che essa sa offrire a chi è pronto per ricevere.

In qualità di ultimo avamposto mediterraneo prima di procedere verso nord, essa è stata nei secoli meta di colonizzazioni e migrazioni. Innumerevoli sono le culture e i popoli che si sono avvicendati sulle sue rive blu: dai focesi, che fondarono il primo nucleo di Marsiglia, ai romani, che impressero un marchio indelebile sul territorio, tanto da lasciare un’eredità culturale  da rendere la corte di Provenza una delle più raffinate e colte di tutto il medioevo. Costanza d’Aragona, prima moglie dello Stupor Mundi Federico II, aveva ricevuto la sua educazione proprio in questo luogo di grande tradizione, e lo stesso Dante menziona la provincia in diversi punti della Commedia. Mentre si va a spasso per i borghi occitani, non è raro trovare cognomi di chiara origina italiana sui campanelli dei portoni, e, più che in altre parti della Francia, ad eccezione forse di Parigi, la presenza di migranti magrebini è assai forte. Non va inoltre dimenticata la presenza della cultura gitana, in questa terra crocevia di migrazioni: documenti rinvenuti nella città di Arles attestano infatti che sin dal 1400 questa affascinante terra era percorsa dalle genti gitane, anche se, da altre fonti, si può desumere che gli zingari siano entrati in Francia sin dal IX secolo. In questo contesto si inserisce il culto gitano della Madonna Nera, la protettrice dei nomadi. In lingua romanì essa si chiama Sara-Kâli, e la tradizione prevede una grandiosa processione a cui i gitani, ferventi fedeli, prendono parte ancora oggi ogni 24 e 25 maggio, quando la statua della Sara Nera viene trasportata dalla cripta fino al mare di Saint Marie de la  Mer. Questo rituale ha radici antiche, sin dai tempi in cui gli zingari arrivavano i Provenza con le loro carovane trainate da cavalli, radunandosi nei pressi della costa della Camargue, dando luogo a celebrazioni, libagioni e canti al chiarore di tante candele e falò.

La Provenza – Costa Azzurra è tutto questo e molto di più. Il cuore della vita mondana, Saint Tropez, accoglie il viaggiatore con la sua patina iridescente di eleganza ed esclusività. Chi volesse cogliere appieno la sua essenza, però, dovrebbe perforare questa pellicola luccicante ed addentrarsi per le vie meno gremite e meno conosciute, che, serpeggiando in salita, menano alla sommità del promontorio, dove si trova la vera perla di questa città: il fortino. Una visita a questo luogo permette al viaggiatore di immergersi nelle nebbie della storia e, forse, se vi si accosta con animo sgombro e giocosamente infantile, lo trasporta tra le pagine di romanzi come “Il conte di Montecristo” o “I tre moschettieri”, in un vortice immaginifico di storia e di storie.

Il profumo dei gelsomini in fiore si spande nell’aria calda e ventosa di giugno, distendendosi lungo tutto il litorale. Ci sono posti come Cavalair – sur – mer, una località che ricorda la banalità delle spiagge romagnole perché priva dell’afflato snob che si può trovare a Saint Tropez. O paesini come Grimaud, la cui anima così esasperatamente provenzale fa quasi sospettare che sia stato tutto architettato ed orchestrato abilmente per soddisfare le aspettative dei turisti.

Se ci si spinge ad ovest, fino alla città portuale di Tolone, si scopre ancora un altro volto di questa terra, quello più screpolato dalla salsedine e più cotto dal sole. Tolone accoglie il visitatore con un aspro e diffidente saluto: è una città che va scoperta in discesa, andando dalla stazione fino al porto, luogo magico, ove essa si schiude del tutto, conducendo il viaggiatore nel suo budello più intimo: il mercato tradizionale che si apre ogni mattina (eccetto il lunedì) nel quartiere medievale. Voci, colori, odori e sapori si mescolano saturando i sensi, il tutto inasprito dal sale che proviene dalle banchine, a pochi metri da lì.

Il viaggio in questa terra del sud francese non può dirsi ancora concluso: vi sono altri suoi volti da guardare, ed il viandante non può esimersi dal continuare il suo percorso verso ovest, là, dove Marsiglia, Aix – en – Provence e Arles lo attendono con i loro tesori.