Le Pavillon de Vendôme, un boudoir grande come una villa

Visitare Aix-en-Provence è, per la maggior parte dei turisti, sinonimo di passare una giornata in compagnia di Paul Cézanne. Nulla da ridire su questo. Ma, oltre a meravigliarsi di fronte ai cimeli appartenuti al pittore, vale la pena spendere un po’ di tempo al Pavillon de Vendôme, nel quartiere faubourg des Cordeliers. Non per l’esposizione d’arte contemporanea ivi organizzata, di dubbia qualità nonché di pessimo allestimento, bensì per il favoloso giardino alla francese e per la storia di questo edificio, una villetta urbana che è una bomboniera; storia curiosa e, a suo modo, piccante. Lo so, questo non è un blog di pettegolezzi, ma fare del “gossip storico” è sempre stata una mia debolezza.

Tutto iniziò nel 1664, quando Luigi di Vendôme, duca di Mercoeur, di Beaufort, di Penthièvre e di Etampes, Principe di Martigues ed Anet, Pari di Francia, nipotino di quell’Enrico IV che disse che Parigi valeva ben una messa, nipotino par alliance del Mazzarino in persona, comperò il terreno a Aix-en-Provence. Il cuginetto, nientemeno che Luigi XIV, gli aveva affibbiato il comando delle truppe destinate alla Provenza ben dodici anni prima. Infatti Il Re Sole. stimando questo Luigi di Vendôme affidabile, pio e capace, aveva viva speranza che riuscisse a sedare le rivolte frondiste che si opponevano al Mazzarino nella sediziosa provincia meridionale. Il lavoro diplomatico del Vendôme in terra provenzale fu talmente efficace che il Re lo nominò Governatore della Provenza nel 1654. In virtù del nuovo titolo, farsi costruire un hôtel particulier era d’obbligo. I lavori furono affidati ad un architetto frammassone di Parigi che si era trasferito ad Arles, tale Antoine Matisse, soprannominato La Rivière, e ad uno scultore di nome Pierre Pavillon, che si occupò della decorazione della facciata, che vanta due bellissimi Atlanti dal volto alquanto provato per lo sforzo di sorreggere l’architrave della porta principale.

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Uno dei due Atlanti, che parrebbe aver dimenticato il forno acceso a casa

Dov’è la parte piccante che era stata promessa all’inizio dell’articolo? Beh, pare che, dopotutto, non fosse proprio il nuovo lignaggio del Vendôme a richiedere la costruzione di questo capriccio barocco. D’altra parte un Pari di Francia aveva ben poco da stupirsi nel vedersi nominato Governatore di N’importe quoi. In verità il pavillon  serviva da grande boudoir per l’amorazzo, licenzioso quanto basta per essere considerato tipicamente “alla francese”, tra il Vendôme e la deliziosa Lucrèce de Forbin-Solliès, detta anche “La bella del Canet”. Costei, nottetempo, quatta quatta si intrufolava nel pavillon, viso celato da una mascherina, accompagnata da qualche ancella fidata che avrebbe discretamente mantenuto il segreto.

A questo proposito riporto le parole dello storico Roux-Alphéran:

« le duc de Vendôme, retiré dans le pavillon qu’il avait fait bâtir au faubourg des Cordeliers, et qu’on nomme aujourd’hui le Pavillon de la Molle, y faisait introduire de nuit, par une porte de derrière, des personnes déguisées, que les paysans du faubourg appelaient malicieusement las machouettos [les chouettes]. C’est là qu’il mourut le mardi 6 août 1669, à peine âgé de cinquante-sept ans, ce qui fit dire alors aux paysans : Las machouettos an tua lou duc [les chouettes ont tué le duc]. »

Per farla breve, la coquine era fatta entrare dal duca per l’entrata sul retro, sempre accompagnata dalla squadriglia di ancelle, come uno stormo di civette, di cui la Bella era la capitana.

Capitana-civetta, a quanto pare, ammazzò di troppo amore il duca, che perì all’età di cinquantasette anni, martedì 6 agosto 1669, molto probabilmente mentre si trovava in gioioso trastullo tra le sue braccia, per non dire tra… qualcos altro.

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