Pillola: dell’intraducibilità del “taquiner”

Uno degli ostacoli culturali con cui sento di dover far fronte quotidianamente e spesso in modo sfiancante ed esasperante è la tendenza del popolo francese a taquiner, a embêter il prossimo senza soluzione di continuità. Dal posto di lavoro all’intimità della casa, dalla fila al supermercato alla visita dal veterinario mi trovo spesso disarmata di fronte a degli exploits di uno spirito che reputo troppo frequentemente déplacé.

Sarà che la lingua francese l’ho appresa da adulta, e così i codici di comunicazione e i registri ad essa pertinenti, ma la sento spesso assai distante rispetto all’inglese. Specie quando non ho la battuta pronta per rispondere alle taquineries del capo al lavoro o al fare embêtant del mio compagno: saltano fuori liti domestiche che spaziano dal “Voi italiani raccontate tutti i fatti vostri a tutti anche per la strada!” al “Voi francesi siete coincés e insopportabilmente arroganti!”.

Il peggio arriva quando devo spiegare ad un italiano che conosce poco la civiltà e la società francesi che cosa è il “taquiner”. Ci provo chiamando in causa la gallina ed il suo movimento di testa mentre becca i semini al suolo, ma mi rendo conto che solo chi subisce un quotidiano piccarsi e ripiccarsi con gli altri può davvero realizzare il senso profondo ed esasperante di questa azione si française!

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Joyeux Noël da De amore gallico

Buon Natale a tutti voi con affetto da De amore gallico, ovvero da chi scrive, Maria Costanza Boldrini.

Spero che queste feste vi vedano riuniti con chi più amate e che il 2018 vi porti salute e serenità.

In Italia sarà anno di elezioni, in Francia chi lo sa che accadrà.

Di certo io sarò qui a commentare e a scrivere approfondimenti di attualità e storia, di cultura e di curiosità per continuare ad interessarvi e divertirvi, con ironia e leggerezza.

A presto!

Pillola: la parigina fa tutto senza sforzo

Sono tornata per una vacanza natalizia in Italia. Le feste si avvicinano e arriva la passerella di vigilia, Natale, Santo Stefano, Capodanno ed Epifania. Trovare la giusta mise è un arduo compito a cui ho iniziato a pensare da giorni. A casa ho il manuale di Ines De La Fressange e nei preferiti del mio browser ho salvato una pagina in cui ci sono schematizzate le regole d’oro di Coco Chanel e di altri grandi della haute couture francese.

Cerco di tenere bene impresso nella mente tutto quello che leggo su come avere quella classe à la parisienne, quella nonchalance della parigina che riesce ad essere elegante senza mai dar a vedere di provarci troppo.

Poi però mi fermo davanti ad una vetrina e mi dico che in Francia non hanno da gestire tutti i pasti festivi che abbiamo noi in Italia, perché oltralpe Santo Stefano non è una ricorrenza sentita e in Italia tendiamo a fare pranzi lunghissimi con infinite e abbondantissime portate.

Le parigine fanno tutto senza sforzo, sì, ma perché non si devono sforzare per niente! Non devono trovare il vestito giusto che stia bene prima e dopo un pantagruelico e tarraresco pranzo di Natale all’italiana, quando il ventre può raggiungere le dimensioni di un cucciolo di elefante.

Ah, le parigine… che classe!

Ah, le italiane… che pranzi!

Pillola: patrimonio UNESCO e nostalgia

Le notizie delle ultime ore si accavallano: Trump che riconosce Gerusalemme come capitale ufficiale d’Israele, la rabbia del popolo palestinese, le manifestazioni catalane nell’anniversario della ratifica della Constituciòn, l’assassinio al tallio nel milanese, la prima al teatro La Scala, la morte di Johnny Hallyday…

Però ce n’è una che mi riempe di gioia il cuore: è la nomina a patrimonio dell’umanità UNESCO della pizza napoletana. E che ve lo dico a fa’?

Stasera festeggio.
Con una pizza.
Di un pizzaiolo francese.

Hélas.