Monsieur C.

Monsieur C. è basso e magro. I capelli grigi, acconciati con il riporto, sono spesso unticci e le orecchie sono interamente occupate da due apparecchi uditivi color pelle i quali, simili a funghi carnosi, spuntano in mezzo al folto pelame che gli orna i canali auricolari.

La dentiera è un po’ ballerina, gli occhiali rotondi, piccoli e spessi, con le lenti in degradé.

Tutte le mattine infila i calzoncini bianchi corti, simili a quelli che i calciatori indossavano negli anni ’70 e ’80, i calzetti di spugna fino al ginocchio e le scarpe da ginnastica Adidas, prende il suo borsello di cuoio tutto consumato, saluta la vecchia moglie, esce di casa, ritira il giornale locale che il fattorino gli recapita nella cassetta della posta e, tenendolo stretto sotto il braccio, si avvia alla libreria per acquistare la sua dose giornaliera di quotidiani: Le Figaro, Le Monde, Les Echos, Liberation, Aujourd’hui en France (monsieur C. legge le testate di tutti gli orientamenti politici).

Li paga, poi tira fuori un ritaglio dal Figaro del giorno prima o dal Liberation dell’altro ieri e ordina i libri che vi sono recensiti, in generale saggi storici, politici, economici, biografie di personaggi storici controversi. Di recente ha ordinato: la saga degli intellettuali francesi dal 1944 al 1989, la biografia di Rommel, l’edizione “Les pleïades” dell’opera di Simone De Beauvoir, “Lo strano suicidio dell’Europa” di Douglas Murray e una retrospettiva sugli “sconfitti della storia”, anche se quest’ultimo libro lo ha molto deluso perché a suo dire: “ficcare Nixon e Giovanna D’Arco nella stessa raccolta è indecente”.

Sovente il conto supera gli ottanta euro. Ecco allora che, insieme alla sua carta fedeltà, tira fuori dal borsello anche il libretto degli assegni, per saldare il tutto con uno svolazzo della penna stilografica.

Monsieur C. spesso torna in libreria il pomeriggio: Le Monde ha recensito un volume interessante e lui lo vuole ordinare. Fa un giro, traballando sulle gambette pelose semicoperte dai calzetti di spugna, sorride con la dentiera che slitta, agita la mano e si ferma a discutere con Louis che, tutto tremolante di Parkinson, è intento a sfogliare l’ultimo thriller macabro di successo. Parlano delle posizioni di certi intellettuali su quello sporco affare che è stata la guerra d’Algeria.

Monsieur C. l’ha combattuta, la guerra d’Algeria, il Vietnam francese.

Monsieur C. è uno di quei rari francesi che non dicono né “Bonjour” né “Aurevoir”. Invece di salutare strepitando, come fa la maggior parte delle persone, agita la mano e sospira: “Eeeeeeeehhhh…” e se ne va.

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