La contessa delle tenebre, un enigma tuttora irrisolto

Hildburghausen, Turingia, 7 febbraio 1807: una coppia misteriosa fa la sua apparizione per le strade della città. Lui è alto, lei è di nero vestita, il volto completamente occultato da un velo scuro.

L’uomo si presenterà come Vavel de Versay, nobile e diplomatico olandese. Sulla sua compagna nemmeno una parola, neanche quando si trasferiranno nel castello d’Eishausen, dove la coppia misteriosa soggiornerà per trent’ann, né more uxorio, né sotto il sacro vincolo, ma semplicemente come coinquilini. Tre decadi in cui lei riuscirà a mantenere il riserbo totale sulla sua identità e sulle sue fattezze, tanto da essere conosciuta esclusivamente col soprannome di Comtesse des ténèbres, Dunkelgräfin in tedesco, la contessa delle tenebre.

Quando la donna morì, la sua identità continuò ad essere protetta: fu tumulata non nel cimitero né nella chiesa della città, bensì nel giardino del castello di Eishausen, con una stele completamente anonima. Il de Versay la seguì al Creatore otto anni dopo, disseminando l’informazione, sicuramente falsa, che la donna si fosse chiamata Sophie Botta e che fosse stata una nobile originaria della Vestfalia. Il problema è che tale nome non risulta in nessun registro parrocchiale, in nessun albo nobiliare della regione.

Fu così che si diffuse una voce, un sospetto: forse che la contessa delle tenebre…? Ma no, impossibile! Ma sì, ti dico, è lei! Chi te lo ha detto? L’ho saputo in città, notizie fresche da Parigi. Seh, fosse stata davvero lei allora sarebbero venuti a prenderla anni fa per tagliarle la testa, ti pare? Ma se l’hanno lasciata andare per uno scambio di prigionieri…!

Maria Teresa dipinta da Fuger

Insomma, sembra che la misteriosa donna fosse in realtà Maria Teresa Carlotta di Borbone-Francia, figlia di re Luigi XVI e di Maria Antonietta. Quando fu rilasciata dalle autorità repubblicane per uno scambio di prigionieri con Vienna, nel 1795, aveva diciassette anni ed era molto provata dalla tragedia che si era abbattuta sulla sua famiglia (sembra che avesse anche subito uno stupro durante la reclusione); la carrozza che l’attendeva fuori dal Tempio, dove aveva trascorso tutto il tempo della sua atroce detenzione, l’avrebbe portata in Austria, dagli Asburgo, i parenti della madre. Tuttavia la leggenda vuole che a metà strada Maria Teresa abbia fatto un patto con la sua amica Ernestine Lambriquet, figlia della sua tutrice a corte, affezionata compagna di giochi nel tempo dell’infanzia e, forse, figlia illegittima di Luigi XVI. Secondo questa versione dei fatti, la Lambriquet avrebbe assunto l’identità di Maria Teresa e come tale si sarebbe presentata dagli Asburgo, alla cui corte avrebbe vissuto in esilio, soprannominata Madame Royale, per poi sposare il cugino germano Luigi Antonio di Borbone-Francia, erede del ducato di Angoulême, dando vita ad una discendenza legittima di pretendenti al trono francese e diventando il simbolo della Restaurazione post-napoleonica.

Maria Teresa, invece, afflitta dagli orrori della rivoluzione, traumatizzata, stanca della vita pubblica, si sarebbe ritirata in Turingia nell’anonimato assoluto, dando vita poi alla leggenda della Contessa delle tenebre.

Nel 2013 è stata eseguita l’esumazione della Dunkelgräfin; i resti disseppelliti sono poi stati sottoposti all’analisi del DNA e i risultati hanno rivelato che la donna non era legata in alcun modo né ai Borbone né agli Asburgo.

Escludere questi legami familiari non chiarisce però né perché questa donna abbia vissuto nell’anonimato totale, né perché sia stata seppellita in terra sconsacrata e alla chetichella.

Contessa delle tenebre, chi sei stata?

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Pillola: le quote musicali nascoste

Sta tenendo banco la questione sollevata da un politico italiano riguardo la quota musicale italiana alla radio. Per farla breve, si vorrebbe proporre una legge che imporrebbe alle radio di passare una canzone italiana ogni tre.

Come argomento a favore di questa tesi, i sostenitori portano spesso ad esempio ciò che accade oltralpe, in Francia, dove la loi Toubon, del 1 febbraio 1994, stabilì che tutte le radio private dovevano trasmettere un minimo di 40% di musica francese.

Personalmente sono convinta che questa legge abbia anche una seconda parte segreta, esoterica.

Questa parte stabilirebbe che, di quel 40% minimo di musica francese, una porzione compresa tra il 20% e il 30% deve essere costituito esclusivamente di canzoni di Johnny Hallyday, meglio conosciuto come Gionì Alidé.

Pillola: effetti collaterali

La settimana si è conclusa.

Il festival di Sanremo, i Gilet Gialli, la crisi diplomatica, il pasticcino diplomatico, l’ambasciatore francese, le figuracce italiane, Macron furbacchione, abbasso Macron, gli incendi in città, i furti in campagna, i pastori sardi, il latte per le strade, il principe Filippo, i principi del foro, il contratto di governo, il fiasco di governo, il ddl Pillon, la fiducia in parlamento, il compleanno di Neymar, il Papa tra i musulmani, la Brexit, il Backstop, il presidente venezuelano, la fame mondiale, lo strudel tirolese, il carnevale di Venezia, la birra irlandese, il riscaldamento globale, l’aumento demografico, il problema della plastica…

Ma il cielo è sempre più…

… sopra Berlino.

Una cosa è certa: il festival di Sanremo sta agli italiani come Johnny Hallyday sta ai francesi. Entrambi tirano fuori le stesse miserie e le stesse reazioni dai due popoli, e la sola cosa di cui si ha voglia è di andare a nascondersi nel folto del bosco e non rivedere più anima viva.

L’ultimo duello avvenuto in Francia

I duelli son roba da romanzi cappa e spada, quella letteratura feuilleton, d’appendice, da me sempre amata profondamente. Ah, D’Artagnan!

Che siano affrontati con spada o con pistola, rimangono degli eventi alquanto pittoreschi, per noi gente del XXI secolo. La scena è sempre la seguente: un affronto, un’offesa o un insulto che macchiano l’onore, il guanto della sfida che viene lanciato e la frase: “Fatemi sapere quando vi aggrada di più incontrarmi fuori le mura, messere!” e la risposta: “Con molto piacere, messere!”

La scelta del secondo, la paura, perché i duelli per soddisfazione, almeno in Francia, furono proibiti dal re Enrico IV già nel 1599 – anche se poi nessuno, in fondo, rispettò questa legge per tanto tempo. In Inghilterra, invece, il duello giudiziario fu accettato fino al 1819 (altro popolo, altre tradizioni).

A quando pensate che risalga l’ultimo duello per soddisfazione qui in Francia? Vi stupirò con effetti speciali, perché avvenne nientemeno che nel 1967!

Primavera del 1967: Gaston Deferre è il presidente della compagine socialista all’Assemblea Nazionale. Durante una sessione parlamentare particolarmente agitata, volano insulti e offese, specie nei confronti del deputato gaullista René Ribière, al quale il socialista arriva a rivolgere la seguente ingiuria:

Taisez-vous, abruti!

Ovvero: stia zitto, stupido!

Al tempo non ci si dava del “coglione” o dello “stronzo” come facciamo noi oggi, con tanta nonchalance. C’era un’altra classe, un altro livello. Ribière è scandalizzato e domanda delle pubbliche scuse da parte del suo avversario politico, il quale rifiuta categoricamente. Al gaullista non resta che chiedere soddisfazione come si faceva nei tempi antichi, alla maniera dei gentiluomini: un duello! Manda due testimoni dal socialista a chiedere a che ora e dove gli convenga fare l’incontro e in quattro e quattr’otto i preparativi per il duello son fatti. De Gaulle disapprova apertamente questa faccenda, ma tant’è, les jeux sont faits, niente potrebbe convincere i due parlamentari a rimangiarsi la parola. Ovviamente si tratta di un duello al primo sangue, voyons!

Qui il video dell’incontro, una chicca da un passato che sembrava morto e sepolto e invece sembra esser ancora là, ad animare il sangue francese. Non ridete per la goffaggine dei due spadaccini, vorrei vedere voialtri alle prese con una cosa del genere!

Il 21 Aprile, in un giardino ombreggiato piacevolmente da alberelli e arbusti, i due uomini, in maniche di camicia si sfidano:

Ribère di spalle e Defferre di faccia si sfidano a duello

Defferre, colui che offese per primo, vinse il duello, colpendo l’avversario all’avambraccio e versando così il primo sangue, ma almeno Ribère vide salvo il suo onore.

Defferre, tempo dopo, disse che durante l’incontro aveva mirato all’inguine del suo avversario, con l’intento di rovinargli la prima notte di nozze; Ribère, infatti, si sposò il giorno dopo aver combattuto il duello con Defferre!

Per approfondire: l’articolo comparso su Le Monde e qualche nozione generale sulla storia dei duelli su Wikipedia