L’affaire dei veleni: scandalo nella Francia del XVII secolo – parte seconda

Quando la Marchesa dei veleni fu giustiziata a Parigi, il 17 luglio 1676, l’attenzione degli inquirenti si volse ad altre morti sospette avvenute negli anni precedenti: la rete di avvelenatori poteva essere più grande di quanto si fosse sospettato in un primo momento, la “polvere della successione” poteva aver mietuto vittime a iosa.

Un certo Perrin, avvocatucolo di scarso successo, invitato ad una cena ben innaffiata di buon vino, udì tale Marie Bosse, conosciuta per le sue doti d’indovina, vantarsi poco prudentemente del successo della sua professione segreta, quella di avvelenatrice. Perrin, che conosceva Desgrez, uno dei poliziotti incaricati di investigare sulla rete di avvelenatori, riferì subito quanto appreso. Gli inquirenti scoprirono che la Bosse aveva fornito veleni alle mogli di numerosi parlamentari. Arrestata, Marie Bosse, in un estremo tentativo di difesa, indicò come vera responsabile una certa La Voisin.

La Voisin

Costei è passata alla storia con questo pseudonimo, ma in realtà si chiamava Catherine Deshayes, vedova di un certo Montvoisin o Monvoisin, gioielliere finito in bancarotta. Per sostentare la famiglia, aveva iniziato a lavorare come chiaroveggente, cartomante, chiromante e maga. Vendeva amuleti misteriosi, aiutava le donne ad abortire, dispensava polveri afrodisiache, organizzava messe nere. Fu arrestata il 12 Marzo 1679. Dalle sue confessioni si risalì a nomi illustri, personaggi in vista come le nipoti del Mazarino e Madame de Montespan, la favorita di re Luigi XIV, la quale aveva partecipato alle messe nere della La Voisin officiate tra gli altri anche dal noto prete scomunicato e occultista Étienne Guibourg.

Egli era un prete immorale che aveva mantenuto per lungo tempo un’amante con la quale aveva generato diversi figli e che si era poi dato all’occultismo e alle magie nere. Il suo nome è legato all’alchimia, alla chimica e alle messe blasfeme officiate in nome del diavolo, con spargimento di sangue innocente (bambini appena nati o nati prematuri) e altri elementi maligni. Codesti rituali oscuri e orribili, codeste blasfemie violente erano realizzate dalla Montespan con l’intento di diventare amante del re, al quale effettivamente diede ben sei figli, essendogli legata per lungo tempo. Successivamente la nobildonna aveva tramato, sempre con La Voisin, per uccidere il re: il sovrano infatti aveva cambiato favorita e messo in un angolo la Montespan. Purtroppo per le due congiurate, l’avvelenamento reale era fallito per una serie di circostanze fortuite: il foglio su cui era stata vergata una petizione da sottoporre al re, intriso di veleno, non gli era arrivato nelle mani poiché il giorno prescelto per l’assassinio la folla presente all’udienza ed il numero di petizioni presentate a sua maestà erano notevoli. Il sovrano non ebbe il tempo di occuparsi della finta petizione, e quindi la congiura fallì. L’arma del delitto fu poi bruciata dalla figlia della La Voisin.

Madame de Montespan, la favorita del Re Sole

Lo scandalo dei veleni in ogni caso si era rivelato così esteso e così complesso che fu istituito un tribunale speciale chiamato “Camera Ardente”. In tre anni di attività questa corte speciale emanò ben trentasei condanne a morte, trentadue ergastoli e trentaquattro bandi di esilio. In tutto questo bailamme, la Montespan restò immune e non venne mai sottoposta a processo: il re, sebbene non più innamorato, la preservò dal giudizio della Camera Ardente e, anni dopo la conclusione del fatto, ordinò la distruzione di tutti gli atti processuali. Gli incartamenti furono distrutti, ma tracce ne restarono un po’ ovunque, tanto che gli storici sono riusciti a ricostruire la vicenda con accuratezza.

Finisce qui la narrazione o piuttosto il riassunto di un capitolo assai misterioso della storia di Francia. Molti sono gli enigmi irrisolti, i misteri e le bizzarrie che si celano tra le pieghe del tempo. Non resta che tentare di sbrogliare queste matasse avviluppate di nebbia e leggenda!

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L’affaire dei veleni: scandalo nella Francia del XVII secolo – parte prima

Marchesa Marie-Madeleine Dreux d’Aubray. Un nome poco noto.

Eppure c’è stato un tempo in cui la donna era sulla bocca di tutti, in Francia.

31 luglio 1672: Godin de Sainte-Croix, ufficiale di cavalleria, muore accidentalmente. Pieno di debiti fino al collo, i suoi creditori domandano autorizzazione ufficiale per un inventario dei suoi beni. Tra gli averi del defunto viene trovato un scrigno rosso contrassegnato da un avviso:


” à n’ouvrir qu’en cas de mort antérieure à celle de la Marquise

Questo scrigno, aperto proprio perché il capitano di cavalleria era morto prima della nobildonna, contiene cose molto interessanti: il diario personale della d’Aubray, delle lettere d’amore scritte dalla marchesa e al Sainte-Croix indirizzate (erano infatti amanti), obbligazioni controfirmate dalla dama in date successive alla morte del padre di lei e alcune fiale piene di veleno.

Fu questo il casus belli del cosiddetto affaire des poisons, lo scandalo dei veleni che scosse l’opinione pubblica francese durante il regno di Luigi XIV.

La Marchesa d’Aubray

Il Sainte-Croix e la d’Aubray erano stati amanti per tanto tempo: avevano condotto una vita dissoluta e dispendiosa che aveva macchiato la reputazione della donna e quella dei suoi familiari i quali si opponevano a questa unione adulterina. Curiosamente non era il marito di lei, Antoine Gobelin, marchese di Brinvilliers, a disapprovare la liason, ma il padre della nobile, Antoine d’Aubray.

Vi si opponeva così strenuamente che nel 1663 fece “imbastigliare” il Sainte-Croix per sei settimane. Non poteva sapere che, così facendo, aveva firmato la sua condanna a morte. L’amante della figlia, infatti, strinse un sodalizio col suo misterioso compagno di cella, tale Nicolò Egidi, un chimico e avvelenatore italiano passato alla storia con lo pseudonimo di Exili. Da costui, il Sainte-Croix apprese numerose nozioni di alchimia e chimica, destreggiandosi nell’arte della preparazione di veleni.

Una volta uscito dalla Bastiglia, ritrovò la sua amante e la introdusse a questo suo nuovo passatempo, per il quale ella si rivelò particolarmente dotata.

Fu l’inizio di un’ecatombe: dapprima la marchesa si esercitò sui malati in ospedale, sperimentando le dosi ed annotando accuratamente effetti collaterali, tempi di agonia, eventuali tracce lasciate dalle polveri di arsenico nell’organismo e il verdetto dei medici quando il malato spirava.

Dopo aver fatto pratica, la donna si volse ai suoi familiari ai quali somministrò quella che fu poi soprannominata “la polvere della successione”: dapprima il padre, poi i due fratelli e la sorella. L’eredità dei Brainvilliers sarebbe stata tutta sua e coloro che si opponevano alla sua focosa relazione col Sainte-Croix sarebbero stati tolti di mezzo. Il marito, occupato con le sue amanti a sua volta e sospettoso nei confronti della moglie, molto prudentemente fece finta di nulla e abbandonò Parigi per rifugiarsi nelle terre di famiglia e lasciare la consorte al suo amante alchimista.

Tuttavia la cosa fu scoperta quando il Sainte-Croix, mascalzone ricattatire, tirò le cuoia e fece ritrovare tra i suoi beni il famoso cofanetto rosso. Alla marchesa non restò che fuggire via lontano, nella speranza di scampare dalla mannaia della giustizia.

Ritratto della Marchesa durante il processo

Fu acciuffata in un convento nei pressi di Liegi, torturata con l’ingestione forzata d’acqua e il cavalletto, processata e condannata a morte. La donna non confessò mai, nemmeno durante i supplizi a cui fu sottoposta durante la prigionia, e si comportò sempre con un fare degno di una innocente: pacata, pietosa nei confronti di tutti coloro che la circondavano in prigione, dignitosissima. Presto si diffuse la voce, sostenuta dal prete confessore che si occupò di lei, che in realtà la d’Aubray fosse una santa, una martire, ingiustamente accusata e condannata. Ma nemmeno queste voci poterono risparmiarle il patibolo: la donna fu decapitata con la spada nel 1667. Il suo corpo fu cremato e le ceneri sparse.

Fu così che iniziò l’affare dei veleni che scosse Parigi tra il 1670 ed il 1680.

Fine prima parte