Pillola: cronache della canicola

In Francia il caldo estivo è chiamato canicule, ovvero canicola.

Il problema è che codesto, almeno per il momento, è un uso improprio del termine. Possiamo definire canicola il calore estivo che si manifesta dalla fine di luglio alla fine di agosto. Canicula, infatti, in latino significa cagnolina e si riferisce alla stella Sirio, della costellazione del Canis Major, la quale sorge e tramonta insieme al Sole durante quel lasso di tempo.

Incubo di molte notti di mezza estate!

In Francia, appena l’estate si fa torrida, poco importa che si sia ancora in attesa della barca di San Pietro o che i neonati siano del segno del Cancro, è SEMPRE canicule. Questo uso bizzarro del termine mi aveva molto colpita sin da quando venni qui in hexagone nel 2015.

I media sono molto concentrati sulla canicule. I consigli degli esperti (bere tanto, mangiare frutta, mantenere la casa al buio durante la giornata) vengono presentati come scoperte scientifiche innovative. Invece di concentrarsi in modo serio ed efficace sulla causa di questa canicule, ovvero il cambiamento climatico, e sulle misure drastiche e necessarie che i paesi dovranno PER FORZA adottare molto presto, stanno tutti lì a tartassarci con suggerimenti che anche mio cugino di tre anni conosce di già. Ma questo accade in Francia come in Italia, non c’è confine di stato che tenga.

Una curiosità: lo strepitoso film con Al Pacino e John Cazale, diretto da Sidney Lumet, che in italiano è stato tradotto come “Quel pomeriggio di un giorno da cani” in inglese si chiama “Dog day afternoon” e non significa che i due rapinatori improvvisati vissero una brutta giornata, una giornataccia degna di un cagnaccio poveraccio (anche perché magari far la vita da cani del mio di cane! Riposo, bagnetti freschi, giochi al mare, cibo fresco e nutriente e coccole a non finire), ma che i fatti narrati nella pellicola avvennero in un pomeriggio del periodo della canicola; ma di quella vera, quella che va dal 24 luglio al 26 agosto, non quella francese.

Bon courage à tout le monde avec cette canicule, et cherchez de polluer le moin possible, car si l’on est là c’est aussi à cause de nos empreintes carbon !

Quando il villain è un villico di villaggio,villano e vilain

Nella mia continua ricerca di curiosità linguistiche e coincidenze storiche, mi sono accorta che alcune parole italiane, francesi e inglesi hanno un antenato comune nel termine latino villa, che tanto è utilizzato sulle colline della Costa Azzurra, dove si annidano i possedimenti di ricconi dalle mille e una Bentley.

Villa, in latino, voleva dire grande casa di campagna. Curioso notare che in italiano, e in francese, il significato è rimasto più o meno invariato, con l’aggiunta, forse, di un accento lussuoso, sfarzoso,

Nell’alto medioevo le ville erano diventate grandi centri di produzione agricola e di allevamento: il signore possedeva terre e magazzini e i contadini o coloni (dal latino colere, coltivare) lo servivano, avendo in cambio vitto, alloggio, protezione… in men che non si dica nacque così l’istituto della servitù della gleba, per farla molto breve e molto semplice.

I coloni erano quindi i villici, gli abitanti della villa, i servitori del signore che attendevano ai lavori agricoli. Abitavano in un complesso di casupole – il villaggio – situato poco lontano dalla magione principale. Dal villico al villano il salto è intellettivo e morale: il villano è colui che, non avendo ricevuto alcuna istruzione, è privo delle buone maniere, della buona creanza, è zotico, scortese, rozzo, impertinente.

Queste caratteristiche negative, in francese, hanno dato vita all’aggettivo vilain. Lo si usa spesso per rimproverare i bambini che ne hanno combinata una grossa, ma anche per definire azioni disoneste, cattive, che non hanno nulla di nobile, di patrizio, specialmente sul piano morale.

L’inglese ha acquisito il termine dal francese e lo ha fatto suo cambiandolo in villain. Villain è la matrigna di Cenerentola, la strega di Biancaneve, Voldemort, la prof.ssa Umbridge, Sauron, Cersei Lannister, Darth Vader, gli yankees che distruggono gli accampamenti Sioux, Cortez che arraffa l’oro degli Inca, i persiani che vogliono far fuori le poleis greche.

A proposito dell’evoluzione semantica dell’aggettivo inglese villain, il dizionario etimologico online riporta:

The most important phases of the sense development of this word may be summed up as follows: ‘inhabitant of a farm; peasant; churl, boor; clown; miser; knave, scoundrel.’ Today both Fr. vilainand Eng. villain are used only in a pejorative sense. [Klein]

La prossima volta che andate a cena in una villa di campagna, state attenti!

Una galleria di villain, tra cui il mio preferito, il Lupo Ezechiele:

Sauron
Voldemort
La Umbridge
Cersei Lannister
Il Magnifico

Pillola: pilla iacta est

Il pallone è lanciato.

Che vincano le migliori. E davvero non importa che sia la Francia, l’Italia, la Gran Bretagna, la Nigeria… È già una vittoria vedere ventidue ragazze correre dietro ad un pallone in prime time, con una trepidazione attorno che inizia ad assomigliare a quella che vibra per i principali eventi sportivi maschili.

Brave tutte.

Finalmente.

Signore e signori, buona visione dei mondiali di calcio femminile.