Pillola: le quote musicali nascoste

Sta tenendo banco la questione sollevata da un politico italiano riguardo la quota musicale italiana alla radio. Per farla breve, si vorrebbe proporre una legge che imporrebbe alle radio di passare una canzone italiana ogni tre.

Come argomento a favore di questa tesi, i sostenitori portano spesso ad esempio ciò che accade oltralpe, in Francia, dove la loi Toubon, del 1 febbraio 1994, stabilì che tutte le radio private dovevano trasmettere un minimo di 40% di musica francese.

Personalmente sono convinta che questa legge abbia anche una seconda parte segreta, esoterica.

Questa parte stabilirebbe che, di quel 40% minimo di musica francese, una porzione compresa tra il 20% e il 30% deve essere costituito esclusivamente di canzoni di Johnny Hallyday, meglio conosciuto come Gionì Alidé.

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Pillola: effetti collaterali

La settimana si è conclusa.

Il festival di Sanremo, i Gilet Gialli, la crisi diplomatica, il pasticcino diplomatico, l’ambasciatore francese, le figuracce italiane, Macron furbacchione, abbasso Macron, gli incendi in città, i furti in campagna, i pastori sardi, il latte per le strade, il principe Filippo, i principi del foro, il contratto di governo, il fiasco di governo, il ddl Pillon, la fiducia in parlamento, il compleanno di Neymar, il Papa tra i musulmani, la Brexit, il Backstop, il presidente venezuelano, la fame mondiale, lo strudel tirolese, il carnevale di Venezia, la birra irlandese, il riscaldamento globale, l’aumento demografico, il problema della plastica…

Ma il cielo è sempre più…

… sopra Berlino.

Una cosa è certa: il festival di Sanremo sta agli italiani come Johnny Hallyday sta ai francesi. Entrambi tirano fuori le stesse miserie e le stesse reazioni dai due popoli, e la sola cosa di cui si ha voglia è di andare a nascondersi nel folto del bosco e non rivedere più anima viva.

L’ultimo duello avvenuto in Francia

I duelli son roba da romanzi cappa e spada, quella letteratura feuilleton, d’appendice, da me sempre amata profondamente. Ah, D’Artagnan!

Che siano affrontati con spada o con pistola, rimangono degli eventi alquanto pittoreschi, per noi gente del XXI secolo. La scena è sempre la seguente: un affronto, un’offesa o un insulto che macchiano l’onore, il guanto della sfida che viene lanciato e la frase: “Fatemi sapere quando vi aggrada di più incontrarmi fuori le mura, messere!” e la risposta: “Con molto piacere, messere!”

La scelta del secondo, la paura, perché i duelli per soddisfazione, almeno in Francia, furono proibiti dal re Enrico IV già nel 1599 – anche se poi nessuno, in fondo, rispettò questa legge per tanto tempo. In Inghilterra, invece, il duello giudiziario fu accettato fino al 1819 (altro popolo, altre tradizioni).

A quando pensate che risalga l’ultimo duello per soddisfazione qui in Francia? Vi stupirò con effetti speciali, perché avvenne nientemeno che nel 1967!

Primavera del 1967: Gaston Deferre è il presidente della compagine socialista all’Assemblea Nazionale. Durante una sessione parlamentare particolarmente agitata, volano insulti e offese, specie nei confronti del deputato gaullista René Ribière, al quale il socialista arriva a rivolgere la seguente ingiuria:

Taisez-vous, abruti!

Ovvero: stia zitto, stupido!

Al tempo non ci si dava del “coglione” o dello “stronzo” come facciamo noi oggi, con tanta nonchalance. C’era un’altra classe, un altro livello. Ribière è scandalizzato e domanda delle pubbliche scuse da parte del suo avversario politico, il quale rifiuta categoricamente. Al gaullista non resta che chiedere soddisfazione come si faceva nei tempi antichi, alla maniera dei gentiluomini: un duello! Manda due testimoni dal socialista a chiedere a che ora e dove gli convenga fare l’incontro e in quattro e quattr’otto i preparativi per il duello son fatti. De Gaulle disapprova apertamente questa faccenda, ma tant’è, les jeux sont faits, niente potrebbe convincere i due parlamentari a rimangiarsi la parola. Ovviamente si tratta di un duello al primo sangue, voyons!

Qui il video dell’incontro, una chicca da un passato che sembrava morto e sepolto e invece sembra esser ancora là, ad animare il sangue francese. Non ridete per la goffaggine dei due spadaccini, vorrei vedere voialtri alle prese con una cosa del genere!

Il 21 Aprile, in un giardino ombreggiato piacevolmente da alberelli e arbusti, i due uomini, in maniche di camicia si sfidano:

Ribère di spalle e Defferre di faccia si sfidano a duello

Defferre, colui che offese per primo, vinse il duello, colpendo l’avversario all’avambraccio e versando così il primo sangue, ma almeno Ribère vide salvo il suo onore.

Defferre, tempo dopo, disse che durante l’incontro aveva mirato all’inguine del suo avversario, con l’intento di rovinargli la prima notte di nozze; Ribère, infatti, si sposò il giorno dopo aver combattuto il duello con Defferre!

Per approfondire: l’articolo comparso su Le Monde e qualche nozione generale sulla storia dei duelli su Wikipedia

Pillola: “La baia del francese”, vino di Borgogna, pasta alle olive nere e un porcellino

Un viaggio in treno, andata e ritorno in giornata. Vedere la città dai vetri lacrimosi di una macchina asfissiante di fumo di sigaretta e ricordi.

Mangiare una pasta che è il simbolo dei miei anni universitari accompagnata da un pregiatissimo bianco della Côte-d’Or, un nettare francese emblema della mia vita adulta, che accostamento strano! Imprevedibile corto circuito emotivo, inaspettato distacco dal passato e gioia per il presente, senza nostalgia eccessiva.

Avere il tempo magico della lettura, un angolo di vita in cui non si può far nulla se non oziare, dormire, scrutare pigramente il finestrino del treno come se fosse uno schermo cinematografico rotto o leggere avidamente.

Ho fatto il tragitto di ritorno, in serata, vicino ad una coppia che viaggiava con un porcellino setoloso e tranquillo. Tra le mani e sotto gli occhi “La baia del francese” di Daphne Du Maurier. Iniziato e finito, come un calice di quel delizioso vino borgognone che mi ha scaldata a pranzo.

Avevo dimenticato gli occhiali a casa, ma poco mi è importato: dovevo sapere che ne sarebbe stato di Dona e di Jean-Benoit Aubéry.

Amo leggere romanzi cappa e spada, forse un po’ démodé.

Pillola: buon anno nuovo ed evviva la Befana

Il nuovo anno è iniziato stappando lo champagne e mangiando lenticchie. Una bella unione di diverse tradizioni e abitudini legate a questa ricorrenza.

Tra poco arriverà la Befana a portar dolci o carbone, dipende da come ci si è comportati. Una volta, da piccola, ricevetti del carbone. Il messaggio giunse forte e chiaro.

Quando devo spiegare ai francesi che in Italia non abbiamo la galette des rois ma che aspettiamo una vecchietta col fazzolettone in testa che venga nottetempo a cavallo di una scopa a riempire calze di lana appese al camino, mi chiedono se non sia una strega.

No, la Befana non è una strega, ma come è possibile raccontare un personaggio così legato alle tradizioni contadine italiane a degli stranieri? Per farla breve, ai francesi dico sempre che le streghe sono arcigne, portano il cappellaccio da fattucchiera e hanno un gatto o un corvo al seguito; la Befana, invece, è sorridente, anche se ha pochi denti; ha la pezza da contadina che le copre il capo, con cui all’occorrenza può ripararsi da freddo, pioggia, sole e vento impetuoso mentre vola tra comignoli e tetti; non ha animali sulla scopa con lei, perché non infliggerebbe mai una pena simile a nessuna bestiola: preferisce lasciarli a casa sua vicino al camino a custodire la sua dimora. Porta un sacco sulle spalle, pesante e ingombrante. Se fosse una maga potrebbe renderlo leggero e minuscolo all’occorrenza, invece no, la sua magia è solo dedicata ai bambini e ai premi che meritano di ricevere.

La Befana non è bella ma piace, è severa ma giusta, saggia e un po’ burlona… a me, da piccola, faceva meno paura lei che Babbo Natale!

Il mio buon proposito per il 2019 è di assomigliare un po’ più alla Befana, magari non fisicamente, ma nello spirito e nelle azioni, nella coerenza e nella faccia tosta.

Buon anno, francesi, italiani, chiunque voi siate. Fatemi sapere che cosa troverete nella vostra calza, domenica.

Pillola: mala tempora currunt sed amor Galliae perdurat

Tempi duri qui in Francia: tra le proteste dei Gilet Jaunes e l’attentato al mercatino natalizio di Strasburgo, in cui è rimasto ferito anche un nostro connazionale, l’Hexagone è messo a dura prova; è una fase molto critica del quinquennato di Macron.

Tra poco tornerò dalla mia famiglia per le vacanze di Natale e osserverò la situazione dall’altra parte delle Alpi per qualche settimana.

Una serie di pensieri affollano la mia testa: ammirazione per i gilet gialli e la loro tenacia e verso i francesi in generale, che non esitano mai a far sentire la loro voce alle istituzioni (un po’ come nel maggio ’68, nell’esperienza comunarda e nella rivoluzione stessa), timore per il cambiamento climatico, delusione causata dall’incapacità delle nazioni di fare fronte comune e di adottare misure VERE, EFFICACI e FATTIBILI per contrastarlo, dolore per l’attentato a Strasburgo…

In segno di rispetto per le vittime di Strasburgo e per i gilet gialli caduti durante le manifestazioni, De amore gallico rimanda ogni pubblicazione alla settimana prossima.

À très bientôt, les amis.

Rebondissement nel caso Seznec: una nuova testimonianza apre ad ulteriori sviluppi

Forse ricorderete che De amore gallico ha dedicato ben tre articoli alla narrazione della complessa vicenda giudiziaria avvenuta negli anni ’20 del ‘900 e legata alla scomparsa di Pierre Quemeneur, per la quale fu accusato, processato e condannato Guillaume Seznec, sempre professatosi innocente.

Ebbene, una nuova testimonianza porterebbe ad ulteriori sviluppi e alla possibilità, per gli eredi Seznec che desiderano riabilitare il nome del nonno, di far riaprire il caso e forse risolverlo una volta per tutte.

Va sottolineato che, come è stato già riportato su De amore gallico:

All’origine di quello che potrebbe diventare uno spettacolare risvolto, la testimonianza inedita di uno dei figli di Guillaume e Marie-Jeanne Seznec. Colui che fu soprannominato “Petit-Guillaume” undici anni al momento dei fatti. Nel 1978 si confidò con uno dei suoi nipoti che lo registrò. In quel giorno di maggio 1923, il ragazzino sentì sua madre urlare. La vide respindere le avances di un uomo, e poi si ricorda dell’uomo disteso a terra. “Io credo che lei debba essersi difesa e che lo abbia colpito alla testa.” Era Pierre Quéméneur l’uomo da cui Marie-Jeanne si stava difendendo?

Questa testimonianza, unita alla professione di innocenza di Seznec, insieme al suo rifiuto di chiedere la grazia, gettano nuova luce e fanno vedere il tutto da un’altra prospettiva.

Ebbene, ieri RMC ha diffuso una testimonianza inedita data dalla signora Cécilia Morand, 85 anni, figlia del signor Georges Morand, all’epoca dei fatti agricoltore e custode del cimitero di Saint-Lubin-de-la-Haye.

Un jour Raymond Lainé, garagiste, est venu le chercher en pleine nuit pour qu’il l’aide à ramener le corps de Quémeneur. Raymond Lainé avait tiré et l’avait blessé au ventre et ils l’ont ramené au cimetière.

Un giorno Raymond Lainé, meccanico, venne a cercare mio padre in piena notte per farsi aiutare a trasportare il corpo di Quemeneur. Raymond Lainé gli aveva sparato e lo aveva ferito al ventre e lo hanno trasportato al cimitero.

La tomba in cui Quemeneur fu sepolto era in stato di abbandono e nessuno pensò di andare a darle un’occhiata.
Le circostanze dell’omicidio, avvenuto nei pressi della stazione di Houdan, parrebbero essere legate ad un litigio per un veicolo in riparazione.

RMC ha poi spiegato che la donna, da adolescente, sorprese il padre e Lainé, preso dai rimorsi di coscienza nei riguardi di Seznec poiché condannato da innocente, discutere del fatto. Il padre le fece dunque giurare di non dire mai nulla a nessuno della cosa.

Denis Le Her – Seznec, discendente di Guillaume Seznec, ha detto di aver parlato al telefono con la Signora Morand e che la incontrerà nei prossimi giorni per confermare alcuni punti della storia e per poter poi fare domanda, l’ultima si spera, di revisione del processo.

Quale testimonianza è da considerarsi attendibile? Quella della signora Morand o di Petit-Guillaume? Aspettiamo sviluppi.