La route du rhum, destinazione Guadeloupe

Ieri è partita la regata “Route du rhum”, un’intensa corsa marittima dal porto di Saint Malo con destinazione la Guadeloupe. Come c’è scritto nel sito ufficiale della routeduthumcompetizione, sin dal 1978, anno della sua fondazione ad opera di Michel Etevenon, la Route du rhum è uno degli eventi marittimi e sportivi più appassionanti che ripercorre le rotte dei cargo che, dalla Guadeloupe e dalle Antille francesi, portavano fino in Métropole stive piene del prezioso liquore caraibico.

La Route du Rhum – Destination Guadeloupe est la plus mythique des transatlantiques en solitaire courue tous les quatre ans entre Saint-Malo et Pointe-à-Pitre, en Guadeloupe.

Comme l’a voulu son concepteur, Michel Etévenon, La Route du Rhum est la transat de la liberté : monocoques et multicoques sont mêlés sans spécification de classement et sans restriction de taille, professionnels et amateurs s’affrontent avec la même règle du jeu et toutes les aides extérieures à la navigation sont autorisées sur un parcours inédit qui part de France Métropolitaine pour arriver en France d’Outre-Mer.

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Il percorso della regata

Se volete seguire in diretta la competizione potete scaricare l’app dal sito ufficiale.

Buon vento a tutti i partecipanti!

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Pillola: Zoro, in giro per l’Europa

Stamane, andando a comperare il pane e passeggiando per godermi la pacifica festa della Toussaint, ho incontrato Zoro.
Camminavo col mio cane al guinzaglio e, probabilmente, Zoro mi ha udita dargli i comandi in italiano. Si è avvicinato e ha iniziato a parlarmi nella mia lingua, presentandosi, dicendo che abita ad Amburgo, chiedendomi se fossi veneziana, visto che i colori ramati dei miei abiti avevano un che di tizianesco. Aveva un forte accento dell’est, non tedesco, parlava spedito e fluente, senza errori di grammatica, con grande proprietà di vocabolario; a giudicare dai suoi occhi chiari, poteva essere un polacco residente in Germania. Aveva qualcosa che mi ricordava papa Wojtyla, forse una parlata simile alla sua.
Con un sorriso sghembo mi ha risposto: “Io parlo otto lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, olandese, russo, spagnolo e la mia lingua madre.”

Zoro è bulgaro, cattolico, e dagli anni ’80 vive girando per l’Europa senza aver mai trovato il suo posto d’elezione, anche se ammette di avere un debole per la Germania, l’Austria, i Paesi Bassi e la Scandinavia.
“Mi piace l’Italia. In passato ho fatto affari con siciliani, veneti, lombardi… dei marchigiani so che sono i più onesti e precisi tra tutti gli italiani. Mi piacciono le italiane, perché non sono razziste. Gli uomini sì, invece. Mi ricordo che nell’86, a Milano, la polizia mi fermò per chiedermi i documenti. Io al tempo ero clandestino. Mi insultarono, mi dissero ‘zingaro di merda’. A me, cattolico come loro, questa cosa non è mai andata giù. Forse, nonostante la mia simpatia per il tuo paese, è stato questo episodio a spingermi verso i paesi del nord Europa, nella culla della razza ariana.” Dice proprio così, razza ariana. Lo fa apposta per provocarmi? Non so, ma la sua domanda successiva mi stupisce: “Tu sei ebrea?” Io gli dico di no, che sono cattolica, anche se una mia nonna discendeva da ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492.

Mi chiede se può offrirmi un caffè. So che non dovrei fidarmi di uno sconosciuto incontrato così, ma ho il mio cane con me, il quale mi difenderebbe al primo segnale di pericolo, e poi sono troppo curiosa di ascoltare la sua storia per non accettare. Ci sediamo. Tira fuori un pacchetto di sigarette a cui stacca il filtro e ne fuma tre in dieci minuti. Si sfrega spesso il viso con la mano sinistra e mi racconta delle persone che ha conosciuto, dei suoi rimorsi e dei suoi rimpianti. Nel 1988 ebbe l’occasione di partire e di trasferirsi in Australia, ma non la colse al volo. Ora se ne dispiace. Mi dice che la Costa Azzurra è forse il luogo più bizzarro d’Europa, perché le persone sono chiuse e arroganti. Niente a che vedere con i francesi del nord, calorosi, accoglienti e simpatici.

“Ma tu che ci fai qui, in questo angolo di mondo pieno di gente superba e antipatica?”
“Sono qui per amore. Il mio compagno è di La Croix Valmer.”

Inizia a guardare altrove. Io gli parlo un po’ del mio processo di adattamento alla società francese, ma lui sembra lontano. Le sue parole me lo confermano: “Scusa, io ti ascolto, sono qui fisicamente, ma con la mente sono già ad Oslo, dove sono atteso per la settimana prossima. Adesso prenderò un autobus per Tolone e poi da lì salirò a nord. Una volta là, tirerò un sospiro di sollievo: nessuno che mi guarderà male, tutti saranno gentili e cortesi, ma non falsi come qui.”
Capisco che Zoro mi ha detto tutto quello che aveva da raccontarmi, o che voleva raccontare. Accarezzo il mio cane, sorrido a Zoro, lo ringrazio per il caffè, gli dico che purtroppo devo proprio andare e gli stringo la mano. Lui è già in Scandinavia con la mente, lo si vede dai suoi occhi celesti, chiarissimi e molto tristi.

Mi sono alzata e lo ho lasciato al tavolo del caffè. Si era appena acceso la quarta sigaretta, chiamava il cameriere per ordinare un bicchiere d’acqua frizzante, sembrava deluso. Non mi è dispiaciuto lasciarlo lì, in attesa del suo autobus, del suo ennesimo spostamento: era pieno di pensieri tristi, era senza pace. Io non potevo far nulla per lui, lui non poteva far nulla per me.

La scuola francese c’est bizarre!

La scuola in Francia è molto diversa da quella italiana. I francesi si diplomano un anno prima rispetto a noi, c’est a dire che per prepararsi al bac devono studiare “solo” per dodici anni, mentre noi in Italia abbiamo tredici primavere sopra i libri per giungere all’esame di maturità.

La scuola elementare dura cinque anni, come qui da noi, ma per quanto riguarda il collège, cioè la scuola media, esso è di ben quattro anni. Il lycée d’altra parte è l’ultimo stadio prima dell’esame, ed è composto di soli tre anni scolastici.

Quando ho scoperto tutto questo sono rimasta di stucco. Diplomarsi un anno prima? C’est bizarre!

Ma non è la sola differenza, poiché perfino il materiale di cartoleria ha delle differenze con il nostro: non ci sono quaderni con le righe, ma cahiers à petits ou grands carreaux. Per farla breve, le materie scientifiche vanno studiate sui quaderni a quadrati piccoli, ovvero quelli a 5 mm, le materie umanistiche invece sui quadrati grandi, che son fogli quadrettati in modo molto particolare. In Italia non ne ho mai visti. Eccone una foto:

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Le classi della scuola elementare si suddividono come segue:

CP (cours préparatoire), CE1 (cours élementaire 1re année), CE2 (cours élémentaire 2e année), CM1 (cours moyen 1re année), CM2 (cours moyen 2e année).

I bambini normalmente vanno a scuola alle nove, fanno lezione e poi vanno alla cantine, ovvero la mensa, dove consumano il pranzo. Tornano in classe per le lezioni del pomeriggio e, in linea di massima, sono liberi verso le 17.00. Non portano né l’uniforme né il grembiulino a quadretti.

Il mercoledì, che da sempre in Francia è considerato “le jour des enfants”, una volta era giornata libera: non si andava a scuola e i bambini potevano dedicarsi ad altre attività o ad aiutare in casa la famiglia, specie se abitavano in una zona rurale dove le mani per lavorare non erano mai abbastanza. Al giorno d’oggi di mercoledì gli scolari hanno solo il pomeriggio libero e possono andare a praticare uno sport o a farsi tormentare dal temutissimo dentista.

Dopo il ciclo elementare, comincia il compte à rebours, un conto alla rovescia: la prima media equivale alla classe sixième, la seconda media alla cinquième e la terza alla quatrième.

Se in Italia dopo l’esame di terza media si deve scegliere che cosa studiare nello specifico per i prossimi cinque anni e verso quali materie indirizzare il proprio orientamento, in Francia questo non avviene. Infatti i collegiali fanno anche una “quarta media”, nell’anno della loro troixième. Al liceo poi si continua con la seconde, première e si finisce con l’ultimo anno, quello del diploma, il terminale.

Anche le vacanze sono diverse: l’anno inizia verso i primi di Settembre. Ci sono poi le vacanze di Ognissanti che occupano la fine di Ottobre e l’inizio di Novembre: due settimane di riposo! Dopodiché si torna a scuola per frequentarla ogni giorno fino alla pausa natalizia tra Dicembre e Gennaio. In Francia l’Epifania non è una festa molto importante e spesso la rentrée avviene il 4 o il 5 Gennaio. A Febbraio i ragazzi hanno altre due settimane libere, per andare a sciare con la famiglia. Seguono le vacanze pasquali ed infine quelle estive a inizio Luglio. Una bella differenza col nostro calendario!

Certo, non ho figli, e tutte queste notizie le ho apprese mano a mano, ascoltando il mio compagno parlare dei suoi ricordi, o i suoi cugini e cugine discutere delle loro varie vicissitudini scolastiche. Per quanto riguarda la mia conoscenza della scuola italiana, ovviamente risale all’attualità di dieci anni fa, quando mi diplomai al liceo. Potrebbe esser cambiata tantissimo senza che ne sia al corrente, e magari assomigliare molto di più alla scuola francese di quanto io non immagini.

Ad ogni modo, da italiana residente in Francia, ammetto che è complesso entrare nel modus francese di concepire il tempo scolastico. Essendo la suddivisione scolastica dell’anno qualcosa che ci appartiene sin dall’infanzia, riuscire ad assorbire una maniera altra di scandire il tempo dei bambini e di concepire il loro sviluppo culturale ed umano è quasi impossibile, o comunque mai automatico.

Per quanto mi riguarda, ammetto di non essere pronta a piegarmi alla façon française. A me le vacanze estive piacciono belle lunghe così come le abbiamo noi: giungo, luglio, agosto e metà settembre di libertà pura e insostituibile, un tempo di spensieratezza e di nebulosa felicità che costituisce la trama di alcuni dei miei più bei ricordi d’infanzia.

“Sea of desire” exhibition at Carmignac Foundation

In a magnificent restored Provençal villa, under the glaring sun of the French Riviera, Edouard Carmignac’s precious contemporary art collection is superbly displayed in the form of “Sea of desire”, an exhibition running until the 4th November.

The visitor is invited to dive in and enjoy the spectacle barefoot, feeling the ground right under the soles of their feet. This allows an unexpected feeling of profound connection with the place and with the tormented beauty of the artworks exhibited.

Roy Lichtenstein’s “Beach scene with Starfish”  welcomes the visitor, whose gaze is then attracted by two Andy Warhol pieces: the portraits of Mao Tse Tung and Lenin. Many more masterpieces are then to be discovered step by step.

The exhibition deliberately presents what could be found in the “sea of desire” that is human nature: not only the incandescent experiences of love, eros and beauty, represented by Botticelli’s Virgin Mary and Venus – sacred and profane love, but also desperation, tragedy and revolution.

This voyage continues in the garden of the villa where, in the middle of the grapevines and olive tree groves, among other remarkable artworks, the whimsical “Path of Emotions” by Jeppe Hein, a maze constituted by mirrored posts and rushes, leaves the visitor astounded, thanks to indescribable disturbing reflections.

This outstanding exhibition is surely a must, a rendezvous for any art lover, but it is also a space-time for anybody in need of an occasion to fathom their own “sea of desire”.

“Sea of desire” – Carmignac Foundation, Porquerolles isle, Hyères, running until 4th November. Entry ticket 15 euros.

“Sea of desire”, mostra della fondazione Carmignac sull’isola di Porquerolles

Scrive il Dr Buchhart, curatore della mostra “Sea of desire”:

Sea of desire: cette phrase, dont les mots se déploient sur la surface d’une grande toile d’Ed Ruscha, attend les visiteurs en fin de parcours, dans la foret. «Les mots ont une temperature» déclare l’artiste «quand ils atteignent un certain degré et deviennent brulants, ils m’attirent…» la temperature des mots de SEA OF DESIRE est chaude, elle bouillonne de sens et d’ambiguités. D’un coté, cette phrase exprime notre Eros et notre désir de beauté; de l’autre, elle contient notre irrésistible attirance pour le drame, voire la destruction.

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Due inquadrature della struttura che ospita la mostra Sea of desire

La fondazione Carmignac ha inaugurato Sea of desire lo scorso giugno: in una grande villa provenzale ristrutturata e adattata alle esigenze della fruizione artistica, in mezzo ai vigneti dell’isola di Porquerolles, di fronte alla città di Hyères, si nasconde una panoplia di opere d’arte contemporanea, tra cui diversi Lichtestein, due Warhol, due Basquiat, Barcelò e numerose opere di artisti meno noti al grande pubblico ma non per questo di minor pregio.

Il viaggio dello spettatore nei fondali di questo mar del disìo avviene a piedi nudi, le piante rigorosamente a contatto con la pietra di cui è costituito il pavimento della batisse. Bianco, blu e verde sono i colori dominanti, valorizzati dalla luce del sole di Provenza, che  penetra di taglio dai soffitti trasparenti e bagnati.

La mostra si articola in capitoli, come un romanzo che narri di desiderio e di terrore: Pop Icons reloaded, Héritage et transgression, Abstraction et disruption, Révolution, terreur et effondrement, Suspense, Fallen Angels, Dèsastre, Brave new world revisited. Al lettore-visitatore della mostra l’ardua sentenza.
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In questa distesa, in questo mare contemporaneo, urbano, straniante e all’odor di acrilico, vi sono due pezzi che alcuno s’aspetterebbe di trovarvi: una Madonna con bambino e una Venere di Sandro Botticelli.

Lui porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano.

Il giardino della fondazione è anch’esso costellato di opere, agguati lungo un sentiero che conduce lo spettatore da una rappresentazione laminata de la Méditerranée ad un Path of Emotions, labirinto di canneti e specchi che riflettono i raggi del sole caliginoso e forse anche i battiti del proprio cuore.

Se è vero che le parole hanno una temperatura, come afferma Ed Ruscha, il silenzio sereno che si è portati a rispettare mentre a piedi scalzi si vive la mostra, contingentata a cinquanta visitatori ogni mezz’ora, ha la temperatura di una goccia d’olio d’oliva raccolta con un pezzo di pane appena sfornato.

Sea of desire è aperta fino al 4 novembre 2018 alla Fondation Carmignac, Isola di Porquerolles, Hyères. Biglietti a 15 euro da prenotare preferibilmente in anticipo sul sito della fondazione: www.fondationcarmignac.com

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Edouard Carmignac e i due Botticelli presenti alla mostra
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I due Warhol esposti

Monsieur C.

Monsieur C. è basso e magro. I capelli grigi, acconciati con il riporto, sono spesso unticci e le orecchie sono interamente occupate da due apparecchi uditivi color pelle i quali, simili a funghi carnosi, spuntano in mezzo al folto pelame che gli orna i canali auricolari.

La dentiera è un po’ ballerina, gli occhiali rotondi, piccoli e spessi, con le lenti in degradé.

Tutte le mattine infila i calzoncini bianchi corti, simili a quelli che i calciatori indossavano negli anni ’70 e ’80, i calzetti di spugna fino al ginocchio e le scarpe da ginnastica Adidas, prende il suo borsello di cuoio tutto consumato, saluta la vecchia moglie, esce di casa, ritira il giornale locale che il fattorino gli recapita nella cassetta della posta e, tenendolo stretto sotto il braccio, si avvia alla libreria per acquistare la sua dose giornaliera di quotidiani: Le Figaro, Le Monde, Les Echos, Liberation, Aujourd’hui en France (monsieur C. legge le testate di tutti gli orientamenti politici).

Li paga, poi tira fuori un ritaglio dal Figaro del giorno prima o dal Liberation dell’altro ieri e ordina i libri che vi sono recensiti, in generale saggi storici, politici, economici, biografie di personaggi storici controversi. Di recente ha ordinato: la saga degli intellettuali francesi dal 1944 al 1989, la biografia di Rommel, l’edizione “Les pleïades” dell’opera di Simone De Beauvoir, “Lo strano suicidio dell’Europa” di Douglas Murray e una retrospettiva sugli “sconfitti della storia”, anche se quest’ultimo libro lo ha molto deluso perché a suo dire: “ficcare Nixon e Giovanna D’Arco nella stessa raccolta è indecente”.

Sovente il conto supera gli ottanta euro. Ecco allora che, insieme alla sua carta fedeltà, tira fuori dal borsello anche il libretto degli assegni, per saldare il tutto con uno svolazzo della penna stilografica.

Monsieur C. spesso torna in libreria il pomeriggio: Le Monde ha recensito un volume interessante e lui lo vuole ordinare. Fa un giro, traballando sulle gambette pelose semicoperte dai calzetti di spugna, sorride con la dentiera che slitta, agita la mano e si ferma a discutere con Louis che, tutto tremolante di Parkinson, è intento a sfogliare l’ultimo thriller macabro di successo. Parlano delle posizioni di certi intellettuali su quello sporco affare che è stata la guerra d’Algeria.

Monsieur C. l’ha combattuta, la guerra d’Algeria, il Vietnam francese.

Monsieur C. è uno di quei rari francesi che non dicono né “Bonjour” né “Aurevoir”. Invece di salutare strepitando, come fa la maggior parte delle persone, agita la mano e sospira: “Eeeeeeeehhhh…” e se ne va.

Incontro con la giornalista e scrittrice Agnès Grossmann

DISCLAIMER: la seguente intervista si è tenuta martedì 14 agosto, prima che scoppiasse lo scandalo su Asia Argento e le accuse di violenza sessuale da parte di un giovane al tempo 17enne. Le affermazioni sulla Argento si riferiscono all’affare Weinstein.

Incontro e intervista con la giornalista e scrittrice Agnès Grossmann, curatrice del programma “Faites entrer l’accusé” del canale France2 e autrice dei libri “Annie Girardot, le tourbillon de la vie”, “L’enfance des criminels”, “Les salopes de l’histoire” e “Les blondes de l’histoire”.

Madame Grossmann ha uno sguardo penetrante, franco e luminoso. Si definisce “une grande gueule“, una persona che non tace, che non ha paura di dire la sua. Affrontiamo diversi argomenti, durante la nostra chiacchierata, senza peli sulla lingua: la sessualità, il femminile, il maschile, la società, Trump, Salvini, la pubblicità, Eddi De Pretto, Game of Thrones, gli insulti, il corpo, la bellezza, l’educazione dei bambini, #metoo, Asia Argento, il sesso ed il potere, la famiglia, la libertà, il corpo femminile.

D: Il titolo del suo penultimo libro è interessante: le puttane della storia. Si tratta di una provocazione contro chi, per insultare una donna, entra subito nel linguaggio della sfera sessuale, cosa che non avviene quando si insulta un uomo, o è in qualche modo una rivendicazione?
R: In realtà è una deliberata presa in giro di chi usa la parola ‘salope‘ (in italiano ‘puttana’) come un insulto. Qui in Francia definiamo puttana una donna la cui sessualità è libera e senza inibizioni non con malevolenza o fare denigratorio. Le donne che definiscono salopes le altre donne in genere lo dicono quasi con invidia, gli uomini con ammirazione. Cleopatra, Messalina, Mata Hari… erano tutte delle salopes.

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Il titolo è un manifesto, come a dire: “I’m a slut, so what?” Nel libro parlo di donne quali Giuseppina Bonaparte, Caterina la Grande… ho cercato di mettere in evidenza come il sesso abbia significato potere per le donne, nel passato, quando esse esistevano solo in funzione degli uomini. Il sesso era un modo per esistere, per esserci, per accedere al potere e poter essere riconosciute dagli uomini come interlocutori alla pari.
D: Cosa pensa del movimento #metoo?
R: Sono assolutamente a favore e trovo che Asia Argento sia stata di un coraggio fuori dall’ordinario per ammettere e farsi carico di certe cose. Il fatto che questa onda sia nata da Hollywood, l’olimpo delle apparenze, è emblematico di un risveglio delle coscienze generale. Molte femministe della prima ora, che avevano perduto ardore o entusiasmo, si sono scrollate di dosso la polvere e ci stiamo tutti rimboccando le maniche perché le cose cambino. A mio giudizio dovremmo ripartire dalla sessualità, dal sesso, dall’educazione al sesso, perché sì, c’è stata la liberazione sessuale e oggi possiamo fare coming out senza andare in prigione o dormire con degli uomini fuori dal matrimonio senza problemi, ma siamo davvero liberi? Io non penso: c’è una pressione mediatica sui corpi umani, una sovraesposizione del corpo femminile che è tossica e diseduca gli uomini, specialmente i più giovani, e atterrisce e angoscia le donne. Penso anche ad un certo tipo di pornografia alla moda al giorno d’oggi: pare che i più giovani fruitori del porno credano che le donne siano senza peli corporei, come se fossimo tutte glabre e senza imperfezioni.
D: O che il sangue mestruale sia in realtà blu, come quello dei Puffi…
R: Esatto… a questo non avevo mai pensato… beh, io vorrei che il corpo femminile fosse meno esposto, che non fosse più, ancora, visto e considerato come un bottino di guerra. Ma d’altra parte desidero anche la liberazione degli uomini da questi canoni assurdi imposti da una società maschilista che non perdona la debolezza, non perdona l’impotenza… siamo stati educati che l’uomo vero ce l’ha sempre duro… ma non è vero! Ci sono tanti uomini veri che piangono, sono deboli, hanno paura e a cui non viene duro, ma c’est pas grave! Non sono “meno uomini” a causa di queste cose.
D: Come canta Eddy de Pretto, siamo tutti vittime della virilité abusive, la virilità abusiva che vuole gli uomini sempre macho e le donne sempre disponibili.
R: Giusto! Io sono cresciuta in una famiglia molto maschilista e in cui le apparenze e la bellezza esteriore contavano molto. Mio padre era il classico macho, forse per proteggersi e non mostrare le sue debolezze, ma anche mia madre era maschilista, perché d’altronde le donne stesse sono state, nei secoli, complici del maschilismo, di questa società patriarcale da cui siamo nati noi.
D: Come interpreta/concilia/giustifica questa presa di coscienza generale con le scelte politiche che ultimamente sono state fatte in diversi paesi occidentali? Gli U.S.A. hanno eletto il repubblicano e maschilista Trump, in Italia è stata eletta la Lega di Salvini, che non brilla per femminismo, in Ungheria l’estrema destra è al potere e in generale un po’ ovunque c’è una recrudescenza destroide poco incline a prestare attenzione a queste istanze.
R: Sarei propensa a dire che, paradossalmente, tutto questo non fa altro che destare reazioni e stimolare le persone a pensare di più e ad agire. Guardi gli Stati Uniti: Trump stimola delle reazioni contrarie, genera rabbia, rappresaglia, voglia di agire e di cambiare le cose.

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Mi sarei preoccupata di più se nessuno avesse alzato un dito e se tutti avessero assecondato senza proferire verbo le scelte e le affermazioni di Trump.
D: Lei è madre un figlio maschio. Come affronta il tema della sessualità e del consenso, come sta gestendo l’educazione di suo figlio?
R: Cerco di dire le cose come stanno: che no è no e che se tu ti fermi quando ti viene detto no, poco importa quello che stai facendo, non avrai mai problemi nella vita. Gli ho spiegato come funziona la riproduzione: ha dieci anni, ma non ho mai usato diminutivi ridicoli per le parti del corpo. Lui sa tutto, sa di avere un pene, dei testicoli, che le donne sono fatte in modo diverso, che i bambini nascono così e così… di sicuro sta crescendo in un ambiente non maschilista, perché lo sto tirando su da sola.
D: Ha guardato la serie Game of Thrones?
R: Solo la prima stagione e mi sono detta ‘Tiens, è proprio una serie per uomini. Qua ci sono delle attrici stupende sempre nude.’
D: In effetti sono state sollevate molte questioni riguardo la sovraesposizione del corpo femminile in G.o.T. Magari è per questo che con il tempo le cose si sono ribaltate e di donne nude se ne sono viste sempre di meno e, anzi, c’è stato addirittura il primo piano di un pene verrucoso. Senza dimenticare il ribaltamento degli equilibri politici all’interno della storia, che ha visto una netta rivincita delle donne e una loro presa di potere.
R: Mi incuriosisce, voglio finire di guardarla.
D: La ammiro davvero, perché non ha paura di dire la sua ed è una donna libera e molto coraggiosa.
R: Io non mi sento libera, sono ancora prigioniera di tanti nodi che non ho sciolto, nella vita. Credo che una persona sia davvero libera solo quando sa usare sapientemente tutti gli strumenti che ha a disposizione e io sento di non essere arrivata a questo punto, non ancora.

Ho da poco terminato la lettura di “Les salopes de l’histoire”. È un’interessante raccolta delle vite private, amorose e sessuali di donne come Cleopatra, Madame du Barry, Caterina la Grande e Mata Hari: sono analizzate, quasi scandagliate, con piglio giornalistico e stile diretto, godibile. Il volume è edito dalla casa Acropole. Nella stessa serie è appena uscito “Les blondes de l’histoire”.

A breve la stessa intervista in inglese e in francese.