O tempora, o libertates

Il discorso sulle indipendenze e le autonomie delle nazioni è quantomai di attualità.
In internet gira una mappa politica dell’Europa che rappresenta la frammentazione degli stati se tutti i movimenti indipendentisti avessero successo: sembra un bel guazzabuglio medievale, per citare Mago Merlino ne “La spada nella roccia”.
La Scozia, il Galles, i Paesi Baschi, la Catalogna, le Fiandre, la Baviera ed il Veneto sono forse gli acerrimi indipendentisti europei le cui istanze son cosa nota da molto tempo.
Anche in Francia ci sono correnti indipendentiste locali: la Corsica, Nizza, la Bretagna, la Normandia, la Provenza, la Savoia, l’Occitania, le Fiandre francesi, la Catalogna settentrionale, i Paesi Baschi settentrionali, la Piccardia. Tutti questi movimenti nazionalisti ed indipendentisti hanno radici più o meno antiche e sono giustificati da diverse ragioni di natura storica, linguistica, etnica e politica.

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La Corsica, ad esempio, fu venduta alla Francia da Genova nel 1768. La cosa non piacque ai corsi, i quali già da tempo affermavano la loro identità e anelavano all’indipendenza e all’autodeterminazione. Come si erano battuti coi genovesi, così fecero coi francesi. L’eroe e simbolo del nazionalismo corso è Pasquale Paoli, detto “U babbu di a Patria“. La sua storia è molto appassionante e per certi aspetti ricorda assai la vicenda foscoliana.

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Pasquale Paoli

I francesi del continente dicono spesso che, se ti capita di incontrare un automobilista con targa corsa, è sempre meglio rigare dritto ed evitare qualsiasi gatta da pelare: i corsi son gente che non perdona, fieri e senza paura, il parigino non avrebbe speranze contro di loro!

Oggi il Fronte di Liberazione Nazionale Corso ha cessato la sua lotta armata, ma le tensioni e la corrente sotterranea che lo animano non si sono placate, così come avviene per le altre regioni francesi animate da nazionalismo e spinta autonomista.

La Bretagna è tra queste, avanzando delle istanze indipendentiste basate sulla sua radice etnica celtica. Essa è infatti membro della Celtic League insieme a Irlanda, Scozia, Galles, Isola di Man e Cornovaglia. Il sito della Celtic League afferma:

Political freedom for the Celtic countries is one of the fundamental aims of the League, because without this freedom it would be extremely difficult to secure our other aims. This freedom can only be achieved if the Celtic countries become independent states in their own right. In turn the Celtic League believes that all peoples have the right to pursue self determination should they so wish. This is one of the reasons why the League shows solidarity in its work with other peoples of the world who are also striving for that freedom e.g. Basques, Catalans, Tibetans, Maoris, etc. and are congratulatory of those people who finally obtain it.

Un altro movimento indipendentista interessante riguarda l’area nizzarda, di cui Wikipedia spiega:

Le nationalisme niçois désigne un ensemble de mouvements culturels et politiques revendiquant entre autres une large autonomie voire l’indépendance du pays niçois, la défense de la langue niçoise, la révocation du traité de Turin de 1860 qui incorpora le comté de Nice, devenu arrondissement de Nice à la France centralisée.

Plus généralement il s’agit d’affirmer l’identité culturelle de Nice, trop souvent assimilée à la Provence dominée par Marseille et s’étendant jusqu’à l’embouchure du Var à l’ouest de la ville, ou à une Côte d’Azur à la délimitation géographique assez floue.

Il nazionalismo nizzardo affonda le sue radici nel barbetismo, un movimento spontaneo che nacque a Nizza nel 1793 in seguito alle violenze compiute dalle truppe francesi all’indomani dell’annessione forzata della città – che prima faceva parte del regno di Sardegna – alla Francia rivoluzionaria. Quanto detto per Nizza non va confuso con l’irredentismo italiano.

Curiosamente una parte della Francia che si trova verso i Pirenei, al confine con la Spagna, si proclama in tutto e per tutto parte della Catalogna. Ciò implica che il nazionalismo catalano coinvolge non soltanto Madrid ma anche Parigi, e che in questi giorni si deciderà molto del destino futuro di questa terra. Stessa cosa dicasi per i Paesi Baschi. Nelle due cartine allegate si possono vedere evidenziate le parti della Catalogna e dei Paesi Baschi che si trovano in Francia.

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Ovviamente le questioni aperte sono di una natura così complessa che un breve articolo in un blog non potrebbe mai spiegare in modo esaustivo e completo. Per chi volesse approfondire, dunque, ecco qualche link utile in aggiunta a quelli già forniti:

Questione catalana:
http://gauneau.marcel.pagesperso-orange.fr/Html/roussintro.html
http://www.maison-pays-catalans.eu/presentation/la-catalogne-et-les-pays-catalans/

Questione basca:
https://www.nytimes.com/2015/06/07/travel/the-french-side-of-basque-country.html
https://en.wikipedia.org/wiki/Basque_Country_(greater_region)

Questione corsa:
http://www.corsicalibera.com/
http://www.uribombu.corsica/

Questione nizzarda:
http://les-cahiers-de-lannexion.over-blog.net/
http://www.paisnissart.com/archives/2007/05/11/4897530.html

Questione bretone:
http://www.agoravox.fr/actualites/politique/article/bretagne-l-impossible-independance-143417

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Addio a Gisèle Casadesus

Il 24 settembre 2017 si è spenta all’età di centotré anni Gisèle Casadesus.
Per il pubblico italiano questo nome non deve significare molto. Per il teatro francese, invece, si tratta di una perdita dolorosa, che lascia un vuoto incolmabile.

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Permettetemi di presentarvi, superficialmente, ahimè, questa matriarca della scène artistique française la cui carriera le valse le Molère d’honneur nel 2003 nonché la Grand-croix de la Légion d’honneur e parecchi altri riconoscimenti.

Nacque da una dinastia di artisti. Un cognome così insolito nasconde origini tortuose e inaspettate: il capostipite fu un tale Luis Casadesus, nativo di Figueras, che espatriò in Francia nella seconda metà del 1800, con l’intento di diventare un violinista.
Il sito ufficiale della famiglia Casadesus riporta tutto quello che i più curiosi possono desiderare di sapere, ivi compreso un albero genealogico che mostra la vocazione artistica della famiglia: musica, teatro, canto, pittura, scultura… it runs in the family.

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Gisèle, entrata ventenne alla Comèdie française, ne divenne la 400esima societaire nel 1939.
Non soltanto le assi del palcoscenico accolsero il suo talento, ma anche il grande schermo: la sua filmografia registra ruoli dal 1934 fino al 2014, quando aveva già raggiunto il suo centesimo anno di vita.

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Qualche titolo del suo repertorio: Il medico per forza, Le furberie di Scapino, Il tartuffo, Le preziose ridicole (Molière), Il barbiere di Siviglia, Le nozze di Figaro (Beaumarchais), Finale di partita (Beckett), Che formidabile bordello (Ionesco), Riccardo III (Shakespeare), Ciascuno a suo modo (Pirandello).
Una lista gigantesca, una carriera meravigliosa, una donna memorabile.

Il sipario è calato, non resta che l’applauso.
Bon voyage, madame Casadesus, et… merde, merde, merde!

Pillola: anatre, giornali, foie-gras, goose, gander e Nonna Papera

Il piatto più rappresentativo della cuisine à la française è senza dubbio niuno il foie-gras.
A me non piace, ringraziando il cielo.
Non sto qua a sollevar questioni su vegetarianismo, veganismo, fruttarismo, paleoliticismo, però la façon di preparazione di questo piatto è crudele fino allo svenimento, per me.
Quando ero piccola, spesso guardavo in videocassetta “Gli aristogatti” e ridevo a crepapelle quando comparivano Adelina e Guendalina Blabla che andavano a trovare lo zio Reginaldo, il quale, ubriaco fradicio, scampava per un soffio al martirio culinario in un ristorante parigino.

Il mercoledì esce in edicola l’hebdo satirico “Le canard enchainé” che fu fondato nel lontano 1915. Come spiega Wikipedia:

Son nom fait malicieusement allusion au quotidien L’Homme libre édité par Georges Clemenceau, qui critiquait ouvertement le gouvernement de l’époque. Ce journal (en français familier, ce « canard ») doit alors subir la censure de la guerre, et son nom est changé en L’Homme enchaîné. S’inspirant de ce titre, les deux journalistes Maurice et Jeanne Maréchal aidés par le dessinateur H.-P. Gassier décident d’appeler leur propre journal Le Canard enchaîné, dont le premier numéro paraît le 10 septembre 1915.

La première série, faite avec des moyens limités, se termine au cinquième numéro. Le journal renaît cependant le 5 juillet 1916, point de départ de la série actuelle. Le titre du journal a connu une variante : Le Canard déchaîné, du  au .

Les deux canards de la manchette du journal (chacun dans une des oreilles du titre du journal) et les canetons qui s’ébattent dans les pages sont l’œuvre du dessinateur Henri Guilac, un des premiers collaborateurs du journal.

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Non c’è dubbio che le canard sia un animale assai presente nella cultura popolare francese, dalla cucina alla stampa. Molto più che in Italia.

Gli inglesi, dal canto loro, dicono “What is good for the goose is good for the gander“, che è uno dei proverbi che preferisco per le sue implicazioni femministe.

Tra tutte queste anatre sembra di trovarsi a Paperopoli.
O meglio, nelle campagne paperopolesi, appisolati sotto un bel platano insieme a Ciccio, mentre sogniamo una bella torta alla panna e fragole appena sfornata da Nonna Papera.

L’affaire della torre di Nesle, ovvero: quando gli arcinoti “puntali della regina” erano solo dei bei borselli ricamati.

Alcuni cinefili incalliti avranno dato per scontato che oggi si voglia parlare di un film del 1954 con la bellissima Silvana Pampanini.
Invece De amore gallico desidera accompagnarvi alla scoperta di uno dei sexgate più intricati e sanguinosi della storia di Francia, risalente addirittura ai tempi del dominio diretto della dinastia capetingia.
Ricordiamo infatti che le casate reali francesi iniziarono con i Merovingi (da Meroveo), fu poi il turno dei Carolingi (con Carlo Magno) e poi arrivarono i Capetingi (capostipite Ugo Capeto). I rami cadetti di questa dinastia ne perpetuarono la discendenza: dapprima i Valois, indi i Borbone, per finire i D’Orléans.

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Filippo il bello

Filippo il Bello, che governò la Francia dal 1285 al 1314, prese in moglie Giovanna di Navarra, da cui ebbe sette figli: Margherita, Luigi (futuro Luigi X detto l’attaccabrighe), Bianca, Filippo (futuro Filippo V detto il lungo), Isabella, Carlo (futuro Carlo IV detto il bello) e Roberto (che non fu né “futuro” né “detto” perché morì troppo presto).

Interessanti sono i matrimoni che i figli maschi di Filippo contrassero per la ragion di stato: Luigi si sposò con Margherita di Borgogna, Filippo e Carlo invece convolarono a nozze con due cugine di Margherita, Bianca e Giovanna di Borgogna, sorelle, che alla morte della loro madre ereditarono la regione dell’Artois, contribuendo così all’ingrandimento del regno.

Al tempo la vita di corte era ben lontana dall’offrire svaghi di sorta: di là da venire erano ancora i tempi di Versailles. Fu così che le tre cugine-sorelle-cognate iniziarono a darsi da fare per animare un po’ la routine di palazzo. Annoiate da vite coniugali insoddisfacenti se non addirittura inesistenti, fecero delle feste e delle occasioni mondane il centro delle loro esistenze, così come la moda: abiti sontuosi e provocanti, che potessero attirare l’attenzione dei cavalieri e dei cortigiani, dettagli coquin per portare del brio nei corridoi e nelle alcove, anticipando di secoli gli eccessi sartoriali per cui ricordiamo spesso Maria Antonietta, considerata la prima trendsetter della storia.
Fu questo comportamento malizioso e rilassato a far girare inizialmente delle voci poco lusinghiere nei confronti delle tre principesse.

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Miniatura del 1315 con i protagonisti dell’affaire

Niente di troppo eccessivo, all’inizio, solo qualche commento imbarazzato per i corridoi. Il peggio arrivò quando la principessa di Francia Isabella, quintogenita di Filippo il Bello, tornò a Parigi per far visita alla famiglia da Londra, dove viveva in qualità di sposa del futuro Edoardo II d’Inghilterra. Il matrimonio tra i due non era dei più felici. Si presume che Edoardo II fosse omosessuale e che perciò Isabella soffrisse assai.
Una volta giunta a Parigi, dunque, vide in che stato versavano le unioni dei suoi fratelli con le rispettive consorti. Prese atto del fatto che codesti matrimoni non fossero più riusciti del suo, ma la gelosia scattò quando ebbe prova della vivacità e dell’allegria con cui le cognate allietavano le proprie vite amorose. Con ogni probabilità Margherita,

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Isabella di Francia, regina d’Inghilterra, gelosa delle belle e allegre cognate

Bianca e Giovanna avevano ovviato alla mancanza d’amore coniugale trovandosi degli amanti appassionati tra i cavalieri parigini. Leggenda vuole che, durante uno dei balli dati in onore della visita dei due reali d’Inghilterra, Isabella notò che due giovani e aitanti cortigiani portavano alla cintura dei bei borselli finemente ricamati e molto somiglianti a quelli che lei stessa aveva donato alle cognate qualche tempo prima.

Niente di familiare, fin qui?
Non vi è tornato in mente nessun arcinoto snodo di una delle trame più conosciute della letteratura occidentale?  A me sì: “I tre moschettieri”, capolavoro di Alexandre Dumas padre, e l’affaire dei puntali di diamante che la regina Anna dona al suo amante, il duca di Buckingham. Dumas deve aver ben preso ispirazione da questa faccenda, visto e considerato che compose anche un dramma teatrale sulla Torre di Nesle.

Chi erano questi due giovani agghindati con le borsette delle principesse? Si trattava dei fratelli Philippe e Gauthier d’Aulnay, i quali si ritiravano spesso e volentieri con Margherita e Bianca nelle stanze della torre di Nesle, sulla rive gauche della Senna.

Quello che succedeva nella torre di Nesle restava nella torre di Nesle.

Non proprio.

Isabella fece la spia al padre, il quale ordinò che si effettuassero delle indagini sulle nuore presunte adultere (tutte e tre).
La verità venne a galla: gli incontri amorosi extraconiugali avvenivano veramente nella torre di Nesle, ma, come sempre accade, furono dipinti coi colori tipici degli scandali. Orge e bagordi osceni degni di Semiramide, festini in cui le nuore reali diventavano delle meretrici dedite ai vizi più osceni.

Giovanna fu però assolta da ogni accusa, in quanto sembra che non avesse mai veramente tradito il marito, sebbene fosse stata complice negli incontri clandestini della sorella e della cugina. Margherita e Bianca finirono i loro giorni in ritiro dal mondo, come punizione estrema per l’adulterio perpetrato nei confronti dei rispettivi consorti.
I due amanti, i fratelli d’Aulnay, ebbero una sorte ben peggiore. Secondo le cronache di un contemporaneo, infatti, furono:

écorchés tous vivants sur la place publique. On leur coupa les parties viriles et genitales, et leur tranchant la tete, on les traina au gibet public où, dépoillés de toute leur peau, ils furent pendus par les épaules et les jointures des bras.

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Il supplizio dei due fratelli d’Aulnay

Poco dopo si esaurì anche il ramo principale dei Capetingi e il trono passò, come si è detto all’inizio, al ramo cadetto dei Valois.
Ma questa è un’altra storia e De amore gallico ve la racconterà un’altra volta.

24 Messidoro

Oggi, 14 luglio, festa nazionale francese e anniversario della presa della Bastiglia, è il 24 Messidoro.
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Il calendario rivoluzionario francese è una di quelle cose artificiose e assurde che spesso si incontrano nella storia e che hanno vita estremamente breve. Come l’esperanto e il movimento futurista.
Il calendario repubblicano fu il frutto del lavoro di menti illuminate ed illustri quali Lagrange, Lalande e Laplace (sembra che se il tuo cognome non iniziava con “La” non potevi entrare a far parte dell’esclusivo Club degli Inventori del Calendario Rivoluzionario).

Era un calendario laico, privato della simbologia religiosa che la metrica settimanale possiede intrinsecamente, basato su scienza e raziocinio. Abbastanza complicato, per quello che mi riguarda, tanto che sono ancora en train de l’étudier.

Di seguito, a grandi linee, la struttura dell’anno repubblicano in un utile schema che ho trovato navigando in internet:

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I giorni complementari, detti “sanculottidi” (nome quantomai cacofonico, ma chi di noi, a scuola, non ha riso sotto i baffi quando il professore parlava dei sanculotti?) e si aggiungono all’ultimo mese per compensare il divario con l’anno tropico.

Il mio compleanno cade in Brumaio, il 21, ovvero il nonedì della seconda decade di quel mese. Sì, perché ciascun mese, composto di trenta giorni, è suddiviso in tre decadi, composta ciascuna di primidì, duodì, tridì, quartidì, quintidì, sestidì, settidì, ottidì, nonidì e decadì. Essendo nata l’11 novembre, se la mente e i calcoli non mi ingannano, festeggerei il genetliaco il 21 di Brumaio.

E voi? Vi sentite abbastanza girondini, oggi, nell’anniversario della presa della Bastiglia, per mettervi a calcolare il vostro anniversaire révolutionnaire?

Simone Veil 1927 – 2017

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Magistrata, ministra della salute, presidente del parlamento europeo ed eurodeputata, membro dell’Académie française, madre di famiglia, matricola 78651 ad Auschwitz.

Ma specialmente avvocata dei diritti delle donne ed esempio per tutte e tutti.

Nel giorno del suo funerale, De amore gallico segnala la petizione online per far inumare la salma di Simone Veil al Panthéon di Parigi.

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Simone Veil nel giorno della sua entrata all’Académie française, dove ha occupato il seggio che fu anche di Jean Racine.

 

La pallacorda, un gioco ancora vivo e vegeto

Spesso, quando a scuola si affronta la rivoluzione francese, una delle cose che restano di più impresse nella mente degli studenti è l’aneddoto del Giuramento nella sala della pallacorda. Questo sport è considerato l’antenato del tennis odierno, e le sue origini sono contese tra Italia e Francia.
Pochi però sanno che questo sport è tuttora praticato da ben 5000 appassionati in tutto il mondo e che oggi il centro principale e cuore pulsante si trova nientemeno che a Oxford, in Inghilterra.

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Il gioco della pallacorda

In Francia questo gioco si diffuse enormemente tra i nobili, nei secoli scorsi. Veniva chiamato jeu de paume, perché la palla era colpita col palmo della mano e non con l’ausilio della racchetta. Lo strumento infatti fu adottato in particolar modo dagli inglesi, che perfezionarono il gioco chiamandolo a loro volta real (royal) tennis o court tennis.

La pallacorda in generale si gioca al chiuso e gli eventuali rimbalzi effettuati dalla pallina sui muri sono considerati validi, così come avviene nella pelota basca. I punteggi si calcolano in modo analogo a quelli del tennis. Alcune varianti del gioco possono prevedere partite disputate all’aperto. In questi casi il nome dello sport cambia in longue paume.

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Il giuramento nella sala della pallacorda

Vi è una particolarità affascinante, a mio parere, che riguarda le palline utilizzate: sono tutte rigorosamente cucite a mano dal capitano della sezione locale. Il cuore è in sughero e il rivestimento, che prevede un numero ben preciso di punti, è fatto in lana. Ogni pallina ha vita media di una settimana, trascorsa la quale perde di rimbalzo e di resistenza.

Il sito ufficiale della Oxford University Tennis Club dice a proposito della pallacorda:

Real Tennis is a game where subtlety and thought are as valuable as power and fitness. This ancient precursor of tennis is played indoors on a court resembling a Medieval street, complete with sloping roofs, openings (like windows) in the walls and the two sides of the court are not the same shape. You only serve from one end of the court and the main objective is to win the serve, as most point are won from this end. It is a racquet sport, played on a stone floor with a heavy wooden asymetrical racquet and using balls hand-made made by the club Pros. Played by Henry VIII, written about by Shakespeare, and wildly popular in the Middle Ages, this game is now rare.  Merton’s court was first built in 1595.

Il famosissimo e antichissimo Merton’s college è infatti sede dei campi di pallacorda di Oxford.

Ma che cosa avvenne a Versailles il 20 giugno 1789 e perché gli Stati Generali optarono per questa “invasione di campo” che è passata alla storia? In primis dobbiamo chiarire il termine Stati Generali: in Francia, all’alba della rivoluzione, la monarchia era di tipo assoluto, come i machiavellici Richelieu e Mazarino avevano lungamente pianificato, e il Parlamento, chiamato appunto Stati Generali, non era stato più convocato dal lontano 1614, quando Maria de’ Medici era reggente. L’assemblea degli Stati Generali era costituita dai notabili delle tre classi sociali principali: nobiltà, clero e terzo stato, ovvero la plebe. Dato che a ciascuno stato era concesso un voto soltanto e che gli interessi del clero e della nobiltà convergevano, il popolo si trovava sovente in svantaggio nelle votazioni decisive, pur essendo il partito più numeroso (rappresentava infatti il 98% della popolazione francese).
La crisi economica, agraria e sociale stava ineluttabilmente rodendo il Regno di Francia dall’interno; fu per questo motivo che nell’agosto del 1788 Luigi XVI si vide costretto a convocare il Parlamento, dietro forti pressioni della nobiltà, per riuscire a trovare una soluzione in accordo con le varie classi sociali. Purtroppo si arrivò ben presto ad un impasse, proprio perché, col sistema elettorale allora in vigore, il terzo stato non aveva quasi voce in capitolo. Ecco dunque che il 10 giugno i deputati del popolo e del basso clero convocarono un’assemblea, invitando i membri delle altre classi a prendervi parte. Nobiltà e alto clero ignorarono l’invito. L’assemblea ebbe comunque luogo, ma visto che non poteva essere considerata una riunione parlamentare tout court si decise di ribattezzarla Assemblea Nazionale. Da lì le cose si svolsero in una reazione a catena, nella quale ogni azione intrapresa dall’Assemblea era sempre più rivoluzionaria. Nobiltà e alto clero non se ne stettero con le mani in mano, protestando animatamente col re. Luigi XVI, ovviamente, non poteva che parteggiare per questi ultimi, visto che la costituzione dell’Assemblea Nazionale era un vero e proprio affronto alla corona e alla monarchia stessa. Fu così che con una scusa fece chiudere la sala dove si riuniva normalmente l’Assemblea. Questo non bloccò i lavori dei deputati, anzi, li fece arrabbiare e li spronò a trovarsi un nuovo posto in cui riunirsi. Fu scelta la famosa sala della pallacorda, dietro suggerimento dell’arcinoto Gullotin, medico rivoluzionario, ideatore della macchina della morte più conosciuta al mondo. Se ci pensiamo, anche oggi le palestre sono spesso usate come luoghi di riunione collettiva, sia per le assemblee studentesche che per le riunioni condominiali, come Benigni ci ricorda animatamente nel film “Il mostro”.

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Firme dei deputati dell’Assemblea Nazionale

Nella palestra di Versailles si stipulò il Giuramento della sala della pallacorda, la cui stesura avvenne per mano di Jean-Baptiste-Pierre Bevière. In esso si legge:

L’Assemblée nationale, considérant qu’appelée à fixer la constitution du royaume, opérer la régénération de l’ordre public et maintenir les vrais principes de la monarchie, rien ne peut empêcher qu’elle continue ses délibérations dans quelque lieu qu’elle soit forcée de s’établir, et qu’enfin, partout où ses membres sont réunis, là est l’Assemblée nationale;

Arrête que tous les membres de cette assemblée prêteront, à l’instant, serment solennel de ne jamais se séparer, et de se rassembler partout où les circonstances l’exigeront, jusqu’à ce que la Constitution du royaume soit établie et affermie sur des fondements solides, et que ledit serment étant prêté, tous les membres et chacun d’eux en particulier confirmeront, par leur signature, cette résolution inébranlable.

Lecture faite de l’arrêté, M. le Président a demandé pour lui et pour ses secrétaires à prêter le serment les premiers, ce qu’ils ont fait à l’instant ; ensuite l’assemblée a prêté le même serment entre les mains de son Président. Et aussitôt l’appel des Bailliages, Sénéchaussées, Provinces et Villes a été fait suivant l’ordre alphabétique, et chacun des membres * présents [en marge] en répondant à l’appel, s’est approché du Bureau et a signé.

[en marge] * M. le Président ayant rendu compte à l’assemblée que le Bureau de vérification avait été unanimement d’avis de l’admission provisoire de douze députés de S. Domingue, l’assemblée nationale a décidé que les dits députés seraient admis provisoirement, ce dont ils ont témoigné leur vive reconnaissance ; en conséquence ils ont prêté le serment, et ont été admis à signer le procès verbal l’arrêté.

Après les signatures données par les Députés, quelques uns de MM. les Députés, dont les titres ne sont pas [….] jugés, MM. les Suppléants se sont présentés, et ont demandé qu’il leur fût donc permis d’adhérer à l’arrêté pris par l’assemblée, et à apposer leur signature, ce qui leur ayant été accordé par l’assemblée, ils ont signé.

M. le Président a averti au nom de l’assemblée le comité concernant les subsistances de l’assemblée dès demain chez l’ancien des membres qui le composent. L’assemblée a arrêté que le procès verbal de ce jour sera imprimé par l’imprimeur de l’assemblée nationale.

La séance a été continuée à Lundi vingt-deux de ce mois en la salle et à l’heure ordinaires ; M. le Président et ses Secrétaires ont signé.

Considerando che il prossimo 11 giugno il popolo francese sarà chiamato ad eleggere i membri dell’Assemblea Nazionale, a così tanti secoli di distanza, è chiaro che la pallacorda meriti di essere annoverata tra gli sport che più hanno avuto impatto e peso nella storia occidentale.

Fonti:
“Castelli d’Europa”, programma in onda su Rai 5;
Wikipedia per il testo del Giuramento della sala della pallcorda;
Sito ufficiale della Oxford University Tennis Club;
I miei appunti di storia di liceo e università;
I miei libri di storia dell’università.