Mademoiselle Lenormand – sibilla, chiaroveggente e cartomante di Napoleone

Spesso, dietro personaggi storici di calibro e reputazione insormontabili, si celano figure poco conosciute, financo oscure, che li hanno influenzati fatalmente.

È il caso di Mademoiselle Lenormand, sibilla, chiaroveggente e cartomante che guidò i passi di uomini politici come Robespierre e Napoleone. A lei si rifà un celebre mazzo di carte utilizzato molto spesso dai cartomanti per predire gli avvenimenti riguardanti la parte più semplice e ‘quotidiana’ della vita umana: i nuovi vicini saranno simpatici? Andremo d’accordo col nuovo capo? Qualcuno ha rubato dei soldi dalla cassa? L’appuntamento andrà bene o male? Nulla a che vedere con la potenza simbolica e archetipica incarnata dai tarocchi, a cui si è interessato Jung stesso.

Ritratto della Lenormand nel 1802

Dunque, Mademoiselle Lenormand. Chi era costei? Qui va fatta una precisazione: ci sono i fatti, cioè le notizie sulla sua vita raccolte da storici che indagarono su di lei in modo serio e sistematico, e i suoi racconti e diari, in cui si dipinge con colori vivaci e si attribuisce gesta mirabili. Nata ad Alençon nel 1768 (a suo dire 1772, ma i tentativi di ringiovanirsi sono un peccato che commettiamo tutti…), rimase orfana molto presto, all’età di cinque anni, ed entrò così in un collegio di suore benedettine, come avveniva alle bambine rimaste senza genitori. Dicono che, quando aveva sette anni, predisse la caduta di una delle sorelle del convento e che, sebbene il fatto fosse avvenuto davvero, la cosa le causò una marea di guai con le religiose, le quali le fecero scontare una dura punizione.

Arrivò a Parigi da giovane, tra il 1790, data da lei affermata, e il 1793, anno riscontrato dalle ricerche. Diceva di aver sin da subito frequentato i salotti bene della società, ma sembra che abbia svolto inizialmente lavori molto umili, come la lavandaia. La si può davvero biasimare per aver truccato e abbellito la propria vita? Chi, stando al suo posto, non avrebbe cercato di crearsi un’aura ed un passato migliori?

Mlle Lenormand apprese la cartomanzia, dicunt, sui tarocchi di Etteilla (a proposito di questa figura De amore gallico pubblicherà presto un articolo) da una signora chiamata Madame Gilbert. Questo dato è assai misterioso o una magica coincidenza, visto che sembra che il cognome da nubile di sua madre fosse proprio Gilbert. Pare comunque che Mlle Lenormand non si sia limitata solo alla cartomanzia, ma che avesse esteso il suo campo di conoscenze anche alla chiromanzia, alla negromanzia e all’astrologia.

Giuseppina imperatrice con i gioielli disegnati dal grande Nitot

Sebbene quest’attività di pitonessa fosse considerata illegale in Francia, al tempo, ella si guadagnò presto una certa fama e attirò clienti provenienti da diverse classi sociali: gente del popolo, ma anche borghesi ed infine nobili. Durante la rivoluzione pare che abbia consigliato figure quali Marat, Robespierre e perfino Saint-Just. Tuttavia la svolta definitiva avvenne quando una bellezza creola dai denti guasti, i modi frivoli, vedova con due figli e in procinto di sposarsi con un generale andò a trovarla per avvalersi delle sue capacità mantiche. Quella donna esotica era una tale Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie, vedova Beauharnais, futura moglie del generale Bonaparte. Napoleone, dal canto suo, pare che sia stato sovente spinto dalla moglie a consultare le carte attraverso la sibilla, sebbene egli stesso non facesse affidamento su queste cose e vedesse con sospetto l’influenza che la veggente esercitava sulla sua preziosissima, amatissima moglie.

Altre fonti dicono che Giuseppina Bonaparte e Mlle Lenormand si siano incontrate in carcere quando il Regime del Terrore aveva fatto arrestare Giuseppina e il primo marito, Beauharnais, e la profetessa vi si trovava per una delle sue numerose capatine punitive, perché, come dicevamo, al tempo la sua attività era illegale e spesso le cartomanti venivano pizzicate dalle autorità e spedite al fresco per brevi periodi.

Il successo della Lenormand, comunque, una volta divenuta celebre grazie ai Bonaparte, fu inevitabile: andare a farsi tirare le carte da lei era diventato quello che al giorno d’oggi viene chiamato un must. La sua fama di Sibilla dei Salotti attraversò addirittura i confini nazionali e divenne in tutto e per tutto la pitonessa più famosa d’Europa e una delle più conosciute della storia. Anche Talleyrand, il ministro francese che dovette gestire la spinosissima situazione in cui la Francia si ritrovò al Congresso di Vienna, fece appello alle capacità mantiche di Mlle Lenormand.

Alcune carte del mazzo storico Lenormand

Da un punto di vista ‘tecnico’, pare che la donna predicesse il futuro usando, molto semplicemente, il mazzo di carte francesi, quello da Scala Quaranta, per intenderci, e non i tarocchi mistici e misteriosi che altri veggenti hanno prediletto. E va anche detto, quindi, che il mazzo oggi conosciuto come ‘Sibilla Lenormand’ non è altro che l’evoluzione di un giuoco di carte precedente, chiamato ‘Della Speranza’: il bouquet, l’anello, la torre, le nuvole… non hanno nulla a che vedere con la sibilla di Napoleone, ma li dobbiamo all’editore storico delle carte francesi Grimaud.

Tornando alla vicenda terrena della donna, la copertura legale che Mlle Lenormand usava per la sua attività era quella di ‘libraia’, a rue de Tournon, ma spesso spie e soffiate la denunciarono alle autorità, col risultato che la sibilla si vide obbligata a qualche andirivieni tra il suo domicilio e le patrie galere. Tanto era il traffico di gente illustre che veniva a chiederle responsi, che una vita siffatta non poteva esser perduta nelle nebbie del tempo. Fu così che Mlle Lenormand iniziò a redigere le sue memorie, a cui è possibile far riferimento, certo, ma su cui non si può fare affidamento, come abbiamo già detto.

La sua vita continuò tra vaticini, oroscopi, personaggi illustri, mémoirs, andirivieni in prigione fino al 1843, quando si spense, il 25 giugno, lasciando dietro di lei un’eredità cospicua sia dal punto di vista economico, per i suoi nipoti (non ebbe figli, ma lasciò il suo patrimonio ai figli dei fratelli), sia in mistero e mitologia, per tutti noi che siamo ancora qui a leggere la sua verità e le sue presunte gesta.

Per chi volesse andarla a trovare, Mlle Lenormand si trova ancora a Parigi, la città che l’ha resa famosa, in una tomba situata nella terza divisione del cimitero Père Lachaise.

Carte da gioco e Tarocchi: quando l’Italia e la Francia si siedono al tavolo verde o nel carrozzone degli zingari.

Le carte da gioco hanno una storia misteriosa e molto antica.
Anche la nascita del loro uso divinatorio si perde nelle nebbie dei secoli, per arrivare fino ai nostri giorni ancora avvolta di fascino e magia.
Di certo è nota la nomenclatura “carte italiane” e “carte francesi”. Le prime si distinguono in tipo piacentino, bergamasco, napoletano e siciliano e hanno i semi utilizzati nel gioco della Briscola: bastoni, coppe, spade e denari. Questi quattro pittogrammi si sono trasformati col tempo, per divenire rispettivamente fiori, cuori, picche e quadri nelle lame da gioco di nazionalità francese.

Sono numerosi i giochi che si possono fare con questi due tipi di carte: dalla già citata Briscola al Rubamazzo, dalla Scopa semplice allo Scopone, dalla Scala quaranta al Machiavelli, dal Burraco al Bridge per finire con il Poker nelle sue diverse varianti, quella tradizionale, lo Stud e il Texas hold ‘em. Vale sempre la dicitura “Come quando fuori piove” e siamo tutti contenti.
Ma perché fermarsi a questo e non andare ancora più indietro nel tempo per scoprire come i semi italiani, di cui quelli francesi sono solo un’evoluzione, siano presenti nel mazzo più misterioso di tutti, quello attorno cui leggenda, storia e superstizione si avviluppano insieme, formando una rete indistricabile? Perché non scoprire che cosa nasconde il mazzo dei Tarocchi, anche detti Trionfi, e come Italia e Francia siano legate anche in questo caso? Perché non dare un’occhiata all’arte della cartomanzia e a ciò che essa cela dietro la coltre di mistero che la avvolge?

Vi è un documento risalente al X secolo d.C. che attesta l’esistenza della cartomanzia in Cina, chiamata I-Ching, anche se non è da escludere che questa pratica sia stata diffusa ai tempi delle civiltà mesopotamiche.
Roberto La Paglia, nel suo “Il grande libro dei tarocchi”, riporta che nel 1527 Teofilo Folengo pubblicò “Il Caos del Triperuno”, riferendo dell’uso dei Trionfi in divinazione come pratica molto antica. Forse la cartomanzia fu introdotta in Europa dalle carovane di zingari provenienti dall’Indostan, ma di fatto i gitani giunsero qui in occidente solo dal 1400, mentre è cosa certa che i Tarocchi fossero in uso qui da noi già da tempo. Papus e Court de Gebelin li collegarono al Libro di Toth, ascrivendo all’antico Egitto il merito della loro invenzione. Questa teoria deve molto all’opera di Ermete Trismegisto. Eliphas Levi sviluppò la teoria del legame con la Cabala ebraica, sottolineando come i numeri nel mazzo dei Trionfi abbiano corrispondenze importanti con le Sephirot del Keter cabalistico (accenno solo en passant a questa disciplina complessa, non me ne voglia il lettore).
Nel 1700 un commerciante di granaglie francese e noto indovino, tale Jean-Baptiste Alliette , disegnò e pubblicò i famosi Tarocchi di Etteilla. Non fu il primo “mazzo famoso”: molti altri lo precedettero, dipinti anche da mani illustrissime come i famosi “Tarocchi del Mantegna” (attribuitigli) o i “Visconti-Sforza”.

Proprio questi ultimi sembrano essere stati l’ispirazione per il mazzo dei “Tarocchi di Marsiglia”, il più usato nella cartomanzia. Uno dei primi mazzi attestati fu stampato nel 1650 da tale Noblet, ma uno dei più noti è senza dubbio il mazzo Burdel, 1751: lo stampatore aveva fatto aggiungere le sue iniziali alla lama del Carro e, cosa innovativa, il nome del Trionfo in francese (sgrammaticato) impresso su lato inferiore della carta, contrassegnandolo con un numero romano.

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Tre lame Visconti-Sforza del mazzo Pierpont-Morgan (l’imperatrice, il bagatto e l’eremita)

Come sono composti i Tarocchi? Sono un mazzo di settantotto carte complessive, suddivise in due gruppi di lame: i ventidue arcani maggiori, o Trionfi, e i cinquantasei arcani minori.
I Trionfi sono numerati dalla carta numero 1 (il bagatto) alla 21 (il mondo) ed includono il “jolly”, la lama numero 0 che rappresenta “il matto”. Rappresentano gli archetipi della vita e del comportamento umani.

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Tarocchi di Marsiglia del mazzo Burdel

Gli arcani minori hanno i quattro semi italiani, dal numero 1 al 10, e delle figure: il fante, il cavallo, la regina ed il re, uno per ciascun pittogramma. Ogni numero ha una sua valenza simbolica a seconda che sia bastoni, coppe, spade o denari: ecco il punto dove i cabalisti hanno innestato il collegamento all’impianto numerologico ebraico.

Di seguito la lista degli Arcani maggiori:

0. Il matto
1. Il bagatto
2. La papessa
3. L’imperatrice
4. L’imperatore
5. Il papa
6. Gli amanti
7. Il carro
8. La giustizia
9. L’eremita
10. La ruota della fortuna
11. La forza
12. L’appeso
13. La morte
14. La temperanza
15. Il diavolo
16. La torre
17. Le stelle
18. La luna
19. Il sole
20. Il giudizio
21. Il mondo.

Ogni Trionfo è dipinto in modo da portare in qualche centimetro quadrato di carta un patrimonio di simbologia e significati reconditi da far girare la testa. I Tarocchi sono stati persino definiti un libro a pagine slegate, in cui ciascuno di noi potrebbe leggervi la propria anima.
Al di là degli usi divinatori ed esoterici, queste carte sono anche un passatempo, un gioco che in Francia è noto come “Jeu du tarot” diffuso e praticato da molti.
Vi va di fare una partita con me?

Per approfondire:
“Kabbalah”di Gabriella Samuel, edizioni Oscar Mondadori;
“Il gande libro dei tarocchi” di Roberto La Paglia, edizioni Xenia;
“I tarocchi” di Antonia Mattiuzzi, edizioni Bur.