Hypokhâgne e khâgne, che stregoneria è mai questa? Un tentativo di comprensione del sistema di istruzione superiore francese.

Il sistema scolastico francese, non è una novità, ha grandi differenze rispetto a quello italiano, a cominciare dalla durata: tredici anni in Italia, dodici oltralpe. Ma anche quello accademico è radicalmente diverso.

Infatti, dopo il bac, il baccalauréat, cioè l’esame di maturità (che non è l’unica opzione esistente, in quanto esistono altri diplomi professionali, come il Cap o il Bep per chi vuole intraprendere carriere nell’artigianato o nei settori tecnici), gli allievi francesi possono scegliere diversi percorsi: l’università, la via più comune, quella classica per noi italiani, chiamata brevemente fac (faculté), oppure les grandes écoles, come la famigerata école de commerce, che in certi ambienti è considerata una fabbrica di pedine del capitalismo in pieno stile corporate. A quanto ho capito, ma potrei sbagliarmi, vista la complessità di tutto ciò, per accedere alle écoles de commerce ci sono dei test di ingresso che non richiedono un percorso specifico e vi si può accedere direttamente dopo la maturità. Altre grandes écoles, invece, hanno regole di accesso ben più rigide.

Ecco perché c’è anche un’altra opzione, quella di ritornare al liceo dopo il bac: in questo caso si chiama lycée préparatoire, in breve (perché i francesi, se potessero, abbrevierebbero pure la parola maman) prépa. Le prépa durano due anni e preparano, appunto, ai concorsi di accesso alle écoles normales supérieures, degli istituti prestigiosi di istruzione superiore presso cui si conseguono diplomi come il master e il dottorato.

Ovviamente le classi preparatorie sono molto dure, proverbialmente difficili, poiché debbono allenare gli studenti al concorso e alla severità delle grandes écoles.

Questa struttura complessa e a tratti incomprensibile per noi italiani, abituati a considerare l’università come l’istituto di istruzione superiore per eccellenza, la Francia la deve sia a Napoleone ma anche all’influenza del’68, che ha portato a guardare con occhio più critico al mondo universitario, facendo quindi prediligere gli altri percorsi di istruzione superiore ad una certa fascia sociale.

A seconda di che cosa si voglia fare nella vita, comunque, ci sono diversi tipi di prépa: scientifica per chi volesse entrare nelle scuole di ingegneria, di veterinaria, al Politecnico etc. Umanistica, invece, per chi è votato a studi letterari, linguistici, storici o filosofici.
E qui arriviamo ad un punto interessante. Il primo anno di prépa littéraire si chiama hypokhâgne, il secondo khâgne Si tratta di argot scolastico preso in prestito direttamente al greco antico e mischiato al francese. Hypo, cioè ‘sotto’, ‘in basso’ viene dalla lingua greca, e fin qui siamo tutti d’accordo, khâgne, invece, è la grecizzazione della parola cagne. Essere cagneux in francese significa avere le gambe storte. Durante il XIX secolo, questo aggettivo iniziò ad essere utilizzato per prendere in giro gli studenti e i professori di materie umanistiche col naso sempre in mezzo ai libri e la schiena ingobbita: non lo stereotipo del fisico sportivo e prestante. I primi ad utilizzare questa parola per deridere i letterati furono gli allievi delle scuole militari, sempre a cavallo e sempre in movimento. Ma ecco che, per spirito di contraddizione e orgoglio, gli studenti di lettere iniziarono ad adottare questa parola per autodefinirsi, cambiandola però in modo che suoni un po’ più greca.

Ovviamente le tradizioni goliardiche che gli universitari nostrani conoscono bene esistono anche in Francia, specie nelle scuole preparatorie, che coincidono con gli anni più belli, i 18, i 19, i 20… Uno dei capricci degli studenti di hypokhâgne e khâgne è quello di dare un’aura latinizzante o grecizzante a tutte le parole, proprio come è accaduto con il loro nome.

D’altra parte, quale studente, italiano o francese, di fac, università, prépa o liceo non ha mai partecipato a goliardate o assunto atteggiamenti snob ed elitisti volti a farsi belli con gli studenti delle altre scuole e degli altri licei?

L’ingresso dell’Ecole normale supérieure de Paris

Il podcast di De amore gallico

Il podcast di De amore gallico è di ritorno con un secondo ciclo di episodi…

Cominciamo oggi con una storia da brividi. Venite a scoprire chi fu il Barbablù di Francia e che cosa successe il 25 febbraio 1922 al link https://deamoregallico.podbean.com/e/settimo-episodio-il-barbablu-di-francia/

Buon ascolto!

Pillola: le croque-mort e il beccamorto, ovvero i francesi addentano mentre gli italiani pungolano

Essendo in periodo di Toussaint, cioè di Ognissanti e morti, oggi parleremo di… becchini.

Perché, se in Italia l’addetto delle pompe funebri che si occupa di tutti i vari aspetti delle esequie lo chiamiamo con goliardia ‘beccamorto’, cioè ‘quello che acchiappa i morti’ (e in tempi di peste nera era un’immagine non così fantasiosa come potremmo pensare) o anche ‘quello che li pungola con uno spillone per vedere se son davvero stecchiti’ (per non rischiare di seppellirne un vivo che poi si risveglia tumulato e al buio), in Francia l’equivalente di questa parola è croque-mort, che significa… ‘addenta-morto’.

Mi è stato riferito che l’origine di questo soprannome scherzoso è sempre il voler controllare che il morto sia ben morto. Solo che, al posto dello spillo, il metodo usato è quello del morso all’alluce!

Cimitero di Ramatuelle

La cosa pone di fronte a numerosi interrogativi, anche se dei buontemponi mi hanno suggerito che la passione gallica per il formaggio può aver influito sulla scelta dei croque-morts della cosa da addentare.

Io resto perplessa, ma anche meravigliata di come le lingue mi portino ogni giorno nuove sorprese e nuove cose da imparare.

Le corone funebri in ceramica sono tipiche dei cimiteri francesi

Pillola: gemelli del segno dei Gemelli che indossano gemelli e guardano col binocolo

Des jumeaux des Gémaux qui portent des boutons de manchette et qui regardent avec une paire de jumelles.

In francese i fratelli gemelli sono detti jumeaux. Tuttavia la stessa parola non è usata per indicare il segno astrologico, che invece si dice Gémeaux: i due termini sono quasi uguali. Come per l’inglese (Gemini) la parola usata per il segno zodiacale ha una parentela più stretta col latino. In effetti jumeaux è un’evoluzione più recente di gémeaux.

Insomma, quelli nati tra il 21 Maggio e il 21 Giugno sono di un segno zodiacale che porta un nome in ancien français.

Ma i gemelli che invece mettiamo sui polsini delle camicie? In francese li si chiama semplicemente boutons de manchette, con buona pace di Agenore che cerca i gemelli prima di andare alla festa e lasciar così campo libero a Peter Pan e ai Bimbi Sperduti.

Ma la cosa più strana è che, se noi italiani abbiamo visto una sorta di gemellaggio tra i bottoni delle maniche di camicia, Oltralpe ad esser considerati un oggetto gemellare sono invece nientemeno che i binocoli, appunto chiamati jumelles, cioè ‘gemelle’.

Quindi potremmo dire che ci sono due gemelli del segno dei Gemelli che portano dei gemelli e che guardano la costellazione dei Gemelli insieme a due gemelle del segno dei Gemelli usando un binocolo.

Il y a deux jumeaux du signe des Gémeaux qui portent des boutons de manchette et qui regardent la constellation des Gémeaux avec dex jumelles du signe des Gémeaux en utilisant des jumelles.

Pillola: posare un coniglio

Ieri sera, dalla Francia, mi sono sintonizzata sulle reti italiane e ho seguito un popolare gioco a quiz. Una delle domande riguardava il significato dell’espressione francese “poser un lapin”.

Letteralmente significa “posare un coniglio” ed è usata per dire che qualcuno ha dato buca ad un appuntamento. Da dove viene questa curiosa frase? Sono andata a cercare. Pare che nel Nouveau Supplément du dictionnaire d’argot del 1889, Lorédan Larchey parli del suddetto coniglio come di “un galant quittant les filles sans payer le prix convenu”.

Cioè di uno che gode dei favori di una ragazza ma che non paga il prezzo convenuto e se ne va in fretta e furia. Un ladro, insomma.

Uno che non tiene alla parola data, che sia il pagamento del prezzo convenuto o il presentarsi ad un appuntamento come stabilito.

Voi ne avete posati, di conigli, in vita vostra?