Pillola: una lingua all’antica

Spesso mi soffermo col pensiero su alcuni termini della lingua francese. Non è il mio idioma preferito, lo ammetto. L’inglese, nel mio cuore, ha un posto speciale e non verrà mai detronizzato. De gustibus. E non accetto repliche.

Ma certe originalità nel passaggio italiano-francese e viceversa sono degne di nota.

Per esempio le parole souvent, tôt, se souvenir, s’appeler, amener, acheter hanno il loro esatto equivalente nei termini sovente, tosto, sovvenirsi, appellarsi, menare, accattare.

Sono tutti vocaboli dal sapore antico, da “Giornalino di Giamburrasca” o magari (e qui mi riferisco esplicitamente ad “accattare”) da gentiluomo napoletano d’altri tempi.

Che sia anche in queste sfumature d’antan il sottile fascino del francese?

Pillola: dire grazie sibilando

All’inizio pensavo di avere qualche problema uditivo. Poi ho osato fare la domanda ad un francese madrelingua il quale di getto ha negato, ma in seguito, facendoci più caso, ha dovuto ammettere che è vero: la maggior parte dei francesi, quando ringrazia, sibila.

Invece di dire “merci”, dicono “mercisssshhhhh”.

La cosa è del tutto trasversale: non importa la regione di provenienza, il livello di istruzione, la generazione o il sesso (anche se c’è un maggiore sibilìo da parte della popolazione femminile), in Francia si sibila il grazie.

Forse è come se da noi si dicesse “‘azie” al posto di “grazie”.

O meglio “graziessssshhhhh”.

Pillola: fare il finto tonto non è tricher

Trovo che talvolta far finta di capire il francese meno di quanto non sappia fare in realtà sia un procedimento assai utile.

Le persone si comportano in modo più autentico ed esprimono pensieri con maggiore libertà, forti del fatto che il 50% di quello che dicono non viene compreso; invece ben il 90% del discorso è ben assorbito dalle orecchie dello straniero presente, il quale saprà mettere a frutto quanto udito per il proprio bene.

Potete pure accusarmi di fare un gioco sporco, di tricher. Ma se solo sapeste quanto giovamento e divertissement ne traggo…!

Pillola: abbreviazioni, in breve “abbr.”

I francesi, nella lingua parlata, abbreviano qualsiasi cosa.

Inizialmente, perplessa e incuriosita, mi sono detta che è come se noi italiani cominciassimo a parlare in questo modo: “D’acc, non ti preocc”, “All’uni quante lezioni settim di linguis hai?”,”Dai ti faccio sentire qualche form tipico delle mie parti.”

Poi mi sono resa conto che in effetti c’è parecchia gente che maltratta la lingua così, principalmente i ragazzini, e che anche io sono stata saltuariamente vittima della brevitas più volgare, specie nei messaggi. Qui in Francia la cosa parrebbe essere abbastanza trasversale e coinvolgere molte più generazioni del previsto: adolescenti, ventenni, trentenni… fino ai sessantenni.

Solo che sentire una vecchietta di ottantasei anni: “La mia amica è andata al risto la settimana scorsa” fa un certo effetto, lo devo ammettere.