La route du rhum, destinazione Guadeloupe

Ieri è partita la regata “Route du rhum”, un’intensa corsa marittima dal porto di Saint Malo con destinazione la Guadeloupe. Come c’è scritto nel sito ufficiale della routeduthumcompetizione, sin dal 1978, anno della sua fondazione ad opera di Michel Etevenon, la Route du rhum è uno degli eventi marittimi e sportivi più appassionanti che ripercorre le rotte dei cargo che, dalla Guadeloupe e dalle Antille francesi, portavano fino in Métropole stive piene del prezioso liquore caraibico.

La Route du Rhum – Destination Guadeloupe est la plus mythique des transatlantiques en solitaire courue tous les quatre ans entre Saint-Malo et Pointe-à-Pitre, en Guadeloupe.

Comme l’a voulu son concepteur, Michel Etévenon, La Route du Rhum est la transat de la liberté : monocoques et multicoques sont mêlés sans spécification de classement et sans restriction de taille, professionnels et amateurs s’affrontent avec la même règle du jeu et toutes les aides extérieures à la navigation sont autorisées sur un parcours inédit qui part de France Métropolitaine pour arriver en France d’Outre-Mer.

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Il percorso della regata

Se volete seguire in diretta la competizione potete scaricare l’app dal sito ufficiale.

Buon vento a tutti i partecipanti!

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L’Hermione a Tolone, la plus belle de la rade

Sulla fregata Hermione scrissi a suo tempo un articolo in cui spiegavo di quale straordinario progetto di archeologia e filologia navale si trattasse. Il link per rileggerlo lo trovate qui. E già che ci siamo metto anche il link per un altro articolo al sapore di mare, in cui si parla delle superstizioni dei navigatori francesi. Casomai ve li foste persi per strada.

Ieri pomeriggio sono stata a Tolone a vedere dal vivo la splendida Hermione. Armata del mio tricorno da capitano settecentesco e abbigliata in blubiancorosso, ho potuto avvicinarmi a questo capolavoro di ingegneria e di filologia. Una bellezza mozzafiato, che mi ha catapultata dritta tra le pagine di Capitani Coraggiosi, Gordon Pym, L’isola del tesoro, Il corsaro nero, Peter Pan e La tigre di Mompracen. Purtroppo i biglietti per salire a bordo erano tutti esauriti, corpo di mille balene, ma al prossimo scalo non mancherò di prenotarmi per tempo, e mi ci fionderò sopra vestita da ufficiale della marina borbonica.

Intanto accludo qualche foto scattata dal molo.

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Lo so, sono solo quattro, ma nelle altre ci sono sempre io con il volto estasiato e non mi sembrava il caso di pubblicarle.

A presto, lupi di mare!

Les voiles de Saint Tropez, un evento marinaro tra lusso e tradizione, perché Odisseo riprenda il suo periplo mediterraneo

Les Voiles de Saint Tropez è uno dei più importanti eventi velistici al mondo, una regata che ha luogo ogni anno a cavallo tra settembre e ottobre, attirando imbarcazioni dai quattro angoli della terra.
Per l’occasione il porto del noto villaggio si svuota di tutti gli yacht di lusso che lo popolano durante l’estate, di modo da poter accogliere alcuni tra i più belli e imponenti bateaux del mondo.
Questa gara ha avuto vita trent’anni fa sotto il nome di “La Nioulargue“, perché lo scopo è quello di doppiare una collina sottomarina che si trova al largo di Pampelonne e che si chiama proprio Nioulargue.

In generale i primi giorni della manifestazione sono occupati dalle grandi parate dei velieri, che scatenano stupore e ammirazione nel pubblico.
Un mio amico, esperto marinaio, ha vinto un concorso e ha avuto l’opportunità di partecipare alla parata inaugurale a bordo di un trimarano di venti metri di nome Ex Gitana 11. Mi ha raccontato di aver trascorso un pomeriggio mozzafiato, nonostante il vento freddo e tagliente che si era levato nel golfo di Saint Tropez.

In effetti il mistral non fa sconti a nessuno. Nel 1995, ultimo anno della manifestazione chiamata “La Nioulargue”, durante la corsa vi fu un incidente molto grave che causò una morte. Per tre anni la regata non ebbe luogo, fino al 1999, quando si decise di riprendere con questo appuntamento velistico mondiale, cambiando però il nome in “Les voiles de Saint Tropez”.

Sul sito ufficiale potete trovare tutte le informazioni pratiche dell’evento.
Si può leggere anche che:

Le mélange de yachts classiques avec des bateaux ultra modernes est la caractéristique principale des Voiles et sa véritable “marque de fabrique”.

In effetti la magia della regata risiede nel fatto che non partecipano solo barche a vela moderne e dotate di ogni tool più recente e innovativo. Ci sono velieri antichi, dei primi del novecento, perfettamente conservati o magnificamente restaurati.

I nomi sono fantasiosi e tutti diversi: Hallowe’en (è quasi ora di mettersi a scavare le zucche, in effetti), Black Legend (astenersi battute di cattivo gusto), Enterprise (forse il proprietario è un trekkie?), Oiseau de feu (un appassionato di Stravinkij?), Galvana (come ser Galvano della saga arturiana), Il moro di Venezia (fan del Bardo?), Samarkand (un omaggio a Hugo Pratt?)…

Dalla baia di Gigaro ho scattato alcune foto che ritraggono le barche a vela in lontananza.voiles
Non sono andata a Saint Tropez di persona, sia perché trascorrerci anche solo qualche ora significa spendere molti soldi, sia perché sono molto presa dallo studio. Però ho potuto godermi un magnifico spettacolo da cartolina seduta sulla sabbia mossa dal vento, in una bella giornata di inizio ottobre.

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Le barche a vela hanno un fascino tutto loro che nessuna imbarcazione a motore potrà mai sprigionare. Negli alberi che si ergono maestosi, nello spiegarsi delle vele di tessuto, nel cigolare del legno, nel respiro della barca tutta si sente la radice prima dell’arte della navigazione, si percepisce il tocco dell’uomo antico, quando grazie al suo solo intelletto e alla sua sola forza riuscì a sfruttare la potenza dei venti e a padroneggiare gli elementi a mani nude, rischiando la vita in ogni momento.
Credo che queste siano azioni che hanno lasciato un segno invisibile ed indelebile, una traccia, una vibrazione umana che si perpetua nel nostro fare e disfare. Quando ripetiamo gesti dalle origini ancestrali rinnoviamo lo sforzo del primo uomo che li compì.
Io, ogni volta che poso gli occhi su una barca a vela, non posso fare a meno di pensare a Odisseo, al suo periplo, all’acume e alla curiosità che lo condussero alla scoperta di luoghi favolosi ed esseri mostruosi.
Davvero pensiamo di essere così cambiati, noi uomini contemporanei? Davvero crediamo di discostarci molto dall’homo curiosus cantato da Omero nell’Odissea?
Io no.
Non la pensava così nemmeno Dante, che lo mise nell’inferno, non per la sua sete di conoscenza né per tracotanza, ma perché fu un consigliere fraudolento e ingannatore.

Se avessi una barca a vela tutta mia la chiamerei Odissea, o Calipso, o Nausicaa e me ne andrei anche io a gareggiare a Les voiles de Saint Tropez, sfidando il vento e gli altri velieri, solcando il mare come se fossimo la flotta achea che giunge all’Ellesponto per assediare la città di Troia.

Hermione “La frégate de la liberté”, miracolo francese.

L’ Hermione è stata una fregata di classe concorde appartenente alla marina militare francese, venuta alla luce nell’arsenale di Rochefort, dipartimento della Charente Marittima, nel 1779. La storia di questo bastimento è particolarmente interessante: dotata di una batteria di ventisei cannoni da dodici libbre e da una batteria supplementare, perché non si sa mai, di sei cannoni da sei libbre, il suo nome è legato a quello di un certo marchese de La Fayette, il quale a bordo di essa giunse nelle colonie inglesi che stavano per diventare gli Stati Uniti d’America. Correva l’anno 1780.

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L’Hermione del 1779

L’Hermione aveva dato prova di essere una nave poliedrica, capace di condurre una campagna contro i bastimenti inglesi aventi lettera di corsa che scorrazzavano per gli oceani. La sua carriera fu costellata di successi e di traversate importanti, per finire purtroppo, miseramente, nel 1793, quando la Francia, in piena guerra di Vandea, ricorse alla fregata per condurre l’ennesima campagna contro l’Inghilterra, arcinemica da secoli. Sotto il comando del capitano di battello Pierre Martin, riuscì a far piazza pulita di numerosi bastimenti corsari e fu successivamente portata alla foce della Loira, poco distante dalla città di Nantes, per sostenere le truppe repubblicane contro la Vandea rivoltosa. Il 20 settembre 1793, gestita da una ciurma poco esperta e guidata da un timoniere maldestro, l’Hermione naufragò dopo aver cozzato contro degli scogli a largo di Croisic.

Nel 1997 l’associazione Hermione-La Fayette diede vita ad un grande progetto, o ad un sogno, che penso possa essere riassunto così:

“Pour que vive la liberté, il faudra toujours que des hommes se lèvent et secouent l’indifférence ou la résignation”
La Fayette.

La Fayette a été l’un d’eux, il reste aujourd’hui un symbole. Reconstruire l’Hermione, la frégate qu’il emprunta pour gagner l’Amérique, c’est rendre à La Fayette un hommage authentique et conserver la mémoire d’une grande aventure de solidarité entre les hommes.

L’avventura di costruire un naviglio che fosse la riproduzione esatta della fregata del 1779, con alcune ovvie migliorie tecnologiche, ebbe inizio. Il cantiere fu riaperto in quel di Rochefort e si diede il via ad un’opera di archeologia navale senza precedenti: ogni dettaglio, ogni centimetro della fregata fu ricostruito a mano, utilizzando i metodi antichi e qualche aiuto moderno. Da segnalare la particolarità delle cime (le corde delle navi), intrecciate tutte rigorosamente a mano, incatramate come si faceva ai tempi della prima Hermione. Ebanisti, scultori, carpentieri, fabbri… i mestieri artigianali che sembrano essere in via d’estinzione hanno avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione di questo ambizioso progetto: riportare in vita un capolavoro della navigazione
Il varo avvenne il 7 settembre 2014, proprio nel porto di Rochefort, dopo diciassette anni di lavoro incessante. Il 18 aprile 2015 l’Hermione salpò alla volta delle coste americane, riprendendo la rotta percorsa illo tempore dalla prima Hermione, con a bordo La Fayette, pronto a prestare il suo sostegno ai ribelli indipendentisti.

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La Fayette

Tempo fa ebbi modo di vedere in televisione un reportage su quest’opera di follia e di sogno. Oltre che sul processo di costruzione, il documentario si focalizzava sull’equipaggio della nave, eterogeneo in quanto a sesso, età, background e origine professionale dei suoi membri. Una cosa però li accomuna tutti: una luce che brilla nello sguardo, un sogno condiviso e un’esperienza impareggiabile: ridare vita a qualcosa di leggendario e di unico al mondo, riportare sull’acqua un bastimento magnifico e glorioso come l’Hermione del 1779.

Qui il link al sito ufficiale dell’associazione Hermione-La Fayette.

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