Barbe ed eroi

Il viaggiatore che se ne va a spasso per la Francia si imbatte spesso in vie o piazze con una bislacca intitolazione: “dei Pelosi“.
Pelosi… chi eran costoro?
Se si fa una piccola ricerca in rete, salta fuori che il termine poilu lo si trova addirittura in Molière, dove sta a significare “uomo coraggioso”. Da allora questa espressione, avendo assunto l’accezione di “uomo tout court”, esemplare di virilità e forza, ha viaggiato attraverso i secoli, passando per il periodo rivoluzionario prima e napoleonico poi, sopravvivendo addirittura alla furia reazionaria della Restaurazione per arrivare fino al fatidico 1914. È a partire da quell’anno che, come riporta il linguista Albert Dauzat nella sua opera “L’argot de la guerre“, nella cultura popolare francese, con il termine poilus si indicano i soldati della prima guerra mondiale, che, nell’orrore delle trincee, abbandonarono l’abitudine di radersi per quella più impellente di tentare di sopravvivere. Pertanto, coloro che erano riusciti nell’intento di salvare la pelle, tornavano a casa con una lunghissima barba.

La cosa ha del mitologico, in quanto trascurare la rasatura nelle trincee significava dare asilo ad un numero di colonie di pidocchi superiore rispetto a quello da cui già erano afflitti: quegli eroici soldati non avevano bisogno di ulteriori gatte da pelare, visto che oltretutto dovevano ben guardarsi dal “gas mostarda”, ovvero l’yprite, pericolosissima arma chimica che, sfortunatamente, le maschere in dotazione a quel tempo non riuscivano a contrastare. Inoltre fu proprio la necessità di poter fissare bene al volto quei rudimentali schermi protettivi che impedì ai poilus di nome di esserlo anche de facto.

Mentre scrivo il mio bravo articolo, soffermandomi su cavilli da linguista erudita e anche un po’ pedante, mi rendo conto di quanto tutto ciò sia meschino e vacuo di fronte all’enormità che è stata la prima guerra mondiale.
Riporto qui il link alla pagina Wikipedia francese che sintetizza la vita dell’ultimo poilu di Francia, il signor Lazare Ponticelli, di chiare origini italiane. È morto alla veneranda età di centodieci anni nel 2008, ultimo reduce della grande guerra. Da piccolo aveva fatto anche il fattorino per Madame Curie. Spendete qualche minuto del vostro tempo per leggerne la storia. A me ha fatto bene.