Les gorges du Verdon e il villaggio della stella.

La vista del lac de la Sainte-Croix

Sublime e panica è la manifestazione della natura alle Gole del Verdon. Il fiume omonimo attraversa la montagna creando un budello turchese nel mezzo della roccia, un canyon di altezza vertiginosa, tra i 250 e i 700 metri di profondità.

Les gorges du Verdon

La corniche sublime è un percorso che permette di ammirare le gole percorrendole dal lato meridionale.

Una vista dei monti
Rapaci in volo

Una visita al villaggio di Moustiers Sainte-Marie, meraviglia nascosta tra i dirupi, è d’obbligo: oltre ad essere conosciuto per le faïences estremamente fini e delicate, il paesino ospita un santuario mariano al quale si accede dopo un’ardua salita che sa mettere a dura prova anche gli spiriti più devoti. Mentre si sale, col fiato corto e le gambe bollenti, si deve alzare il capo verso il cielo: una stellina dorata pende da una catena tesa in mezzo alle due pareti rocciose; essa adorna il cielo di Moustiers e veglia sui suoi abitanti. Vista da lontano, sembrerebbe la stella cometa che brillò sulla capanna della Natività, guidando i Magi da oriente. Secondo lo scrittore Frédéric Mistral essa fu un ex voto dedicato alla Vergine Maria da parte del cavaliere crociato Blacas. Egli fu fatto prigioniero dai saraceni. Pregò Maria di risparmiargli la vita e promise che, se fosse tornato sano e salvo nel suo villaggio, vi avrebbe fatto appendere una stella in suo onore.

Un tratto della salita verso il santuario
Mentre si sale verso la vetta
Verso il santuario
La ceramica di Moustiers

Se le prossime vacanze vi porteranno Oltralpe, fate pure le vostre foto ai campi di lavanda, sì, magari andate a fare il bagno a Pampelonne, certo, ma prendete il tempo di immergervi in questo angolo di Provenza selvaggio, antico, misterioso e ricco di fascino.

Combourg, la Bretagna incantata (o forse stregata) di Chateaubriand

Partout silence, obscurité et visage de pierre: voilà le chateau de Combourg.

Il visconte François-René de Chateaubriand ne parla in “Memorie d’oltretomba”, opera autobiografica postuma. L’unica copia integrale della prima edizione si trova alla Bibliothéque Nationale de France, a Parigi e reca le correzioni fatte a mano da Chateaubriand in persona.

C’est dans les bois de Combourg que je suis devenu ce que je suis.

Suo padre, armatore originario di Saint-Malo, aveva acquistato la dimora per ridare lustro alla famiglia, la quale ora poteva godere della posizione agiata ottenuta grazie alla sua abilità commerciale. La fortezza fu costruita durante l’XI secolo per volere del vescovo di Dol e nel tempo subì mutamenti e fu ingrandita dalle varie famiglie che si succedettero.

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Chateaubriand, il romantico

Quattro torri svettano sulla collina dominante le Lac Tranquille, uno specchio d’acqua attorno il quale aleggia un’aura di mistero arricchita da leggende locali che vogliono un passaggio verso il mondo delle fate e dei folletti situato proprio sul fondo di una fontana che si trova nei pressi del lago, la fontaine de Margatte. La fontana era stata costruita al tempo dei monaci, quando uno zampillìo d’acqua improvviso aveva rivelato una fonte dalle proprietà curative miracolose.

La Bretagna è una delle sei nazioni celtiche (con l’Irlanda, la Scozia, il galles, la Cornovaglia e l’isola di Man), e come tutte le altre terre che son culla di questa cultura, è impregnata di leggende e miti legati all’aldilà e al mondo delle anime erranti. A leggere Chateaubriand si direbbe che il castello di Combourg è un luogo molto amato dai fantasmi e dagli spiriti vagabondi. Lo spettro di un conte di Combourg se ne andava spesso in giro, arrancando per i corridoi della fortezza sulla sua gamba di legno. Talvolta la gamba di legno, sola soletta, scortata semplicemente da un gatto nero, passeggiava per il castello. Tutto ciò spaventava a morte il piccolo visconte, segnando per sempre il suo immaginario, lasciando tracce indelebili nel suo animo che si sarebbe poi evoluto in quello del letterato romantico francese per eccellenza.

combourg

Quando, nel 1800, il castello fu restaurato, dopo essere stato restituito alla famiglia del visconte che lo aveva perduto a causa della Rivoluzione, fu fatta una scoperta molto interessante ma anche agghiacciante: nella torre dove si trovava la stanza del giovane Chateuabriand, murato vivo e spontaneamente mummificato grazie alle particolari condizioni createsi nelle mura della costruzione, a fauci aperte, vi era un gatto.

gatto combourg

Probabilmente la povera bestia aveva fatto quella fine orrenda perché, durante il medioevo, era credenza comune che una pratica simile tenesse lontano il Diavolo. Un po’ come l’idea che la Peste Nera fosse causata dai poveri felini, quando invece era tutta colpa dell’orribile Rattus rattus, soppiantato poi dal più forte Rattus norvegicus.

Tutto ciò che è macabro, misterioso, legato a leggende e intriso di interrogativi affascina l’animo umano, lo attrae fatalmente per l’ignoto che vi si cela, come un burrone irresistibile. Anche io, come Chateaubriand, ho trascorso diversi momenti della mia infanzia in una dimora molto antica del centro Italia che apparteneva ai miei nonni paterni e la cui storia è costellata di mistero ed episodi violenti. Ricordo che la notte, quando dormivo con la nonna, la quale purtroppo russava come un orco delle favole, tendevo l’orecchio per afferrare il più piccolo rumore, cercando di non farmi distrarre dal russo terribile che risuonava nella stanza. Avevo paura che il fantasma dell’antico e malvagio proprietario mi venisse a prendere e che mi facesse del male.

Crescendo ci si rende conto che si deve aver paura dei vivi, e non dei morti, perché è solo la carne che può ferire altra carne. Ciò mi fa pensare a quello che Silente dice ad Harry:

Non provare pietà per i morti, Harry. Prova pietà per i vivi e soprattutto per coloro che vivono senza amore.

Però non posso impedirmi di pensare che un fantasma non sia altro che l’ombra di qualcuno che è vissuto senza amore.

Fonti: