Pillola: il trucco che si nasconde nei trucs

Truc.
La prima volta che ho sentito questa parola, automaticamente ho pensato al trucco: teatrale, cinematografico, nascosto, di magia, di follia. Nel mio caso specifico, la persona che utilizzò questo termine si riferiva all’aggeggio che si usa per le inalazioni e i fumenti contro il catarro.

Poi la verità mi è stata rivelata:
coso.
(I fan di Lost possono commuoversi con me: “Hey, dude!“).

Truc è traducibile con coso. Robo. Che dalle mie parti è anche detto ciaffo. E ci credo che “l’aggeggio che si usa per le inalazioni e i fumenti contro il catarro” è un coso. Nemmeno io so come si chiama propriamente!

Che poi, a ben guardare, in realtà avevo ragione a dipingermi immagini mentali legate al maquillage o al mondo del teatro e delle macchine teatrali. Se si va a vedere sul dizionario (in questo caso il Garzanti), infatti, il primo significato attribuito a questa parola è proprio:

1. trucco: les trucs du métier, i trucchi del mestiere |avoir, (o connaître o trouver) le —, conoscere, scoprire il trucco; sapere, scoprire come si fa

E solo in seconda e in terza posizione si trovano invece i significati:

2. (fam.) coso, affare, aggeggio: donne-moi ce —!, dammi quell’affare!; qu’est-ce que c’est que ce —?, che cos’è questo aggeggio?; j’ai un — à te dire, ho una cosa da dirti |c’est pas mon —, non è la mia specialità, non è il mio forte | (fam.)— de ouf, roba da matti

3.Truc, Tizio: j’ai rencontré Truc qui m’a dit…, ho incontrato Tizio che mi ha detto…

La lingua è davvero un truc de ouf, certe volte!

P.s. a tal proposito, forse, l’inglese, col suo make-up, è ancora più eloquente.

Sul mare d’inverno, Emily Brontë, etimologie e la poesia della stasi.

Metti una domenica pomeriggio di fine febbraio in riva al mare.
Il freddo è pungente, il vento si infila nelle maniche del cappotto e raggiunge i gomiti, il mare è burrascoso. Il viandante sul mare di nebbia. Friedrich. Quel dipinto è meraviglioso, ma io preferisco Turner, in generale. Ha dipinto il mare meglio di chiunque altro, I think. E chi è che lo ha descritto meglio?
Omero. Sì, lui l’ha descritto come un pennello. Il mare però non è da descrivere, lo si deve far salire dalle profondità dell’esofago e farlo agitare nella gola di chi legge.
Emily Brontëmpestose.
Ma il mare non compare mai, in nessun passo del libro, è tutta brughiera e disperazione.
La disperazione è il mare.

Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne sotto di noi… una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff… lui è sempre, sempre nella mia mente… non come un piacere, non più di quanto io sia un piacere per me stessa, ma come il mio stesso essere

Quando l’ho letto per la prima volta pensavo che la tempesta che tuonava attorno alle cime fosse quella del mare. Per me il romanzo resta sempre qualcosa di oceanico, come la disperazione e il dolore scolpiti tra quelle righe a martello e penna.

Il pomeriggio d’inverno in riva al mare è pieno di schiuma. Quanta schiuma! Sana, non malata né mefitica. Bianca e vellutata alla vista. Basta guardarla per capire che Afrodite non poteva che nascere da lì. Aphròs, è il suono della spuma quando biancheggia sulla battigia, è proprio così.

Aphròssssssss
Aphròsssssssssssssssssss…

Schiuma.
SSSSSSchiuuuuuuuma.

SSSSSSea foam. Ssssseeeaaaafooooaaaaammmmmmmmmmmm…
Spume.
SpUme.

écume.
écume.
écume.
écume.
écume.
écume.
écume.

C’è più poesia in una sola parola che in tutti i miei pensieri di oggi pomeriggio.
Pomeriggio d’écume.

L’après-midi d’un faune.
Dans l’ècume.
Avec l’écume.

écume.
In francese esiste anche la parola mousse.
Ma è écume la parola che indica SSSEEEEEAAAAA FOOOAAAAMMMMMMMMMMMMMMM…

La schiuma del mare.

L’écume des vagues.

Orgasmi verbali statici e sospesi.

Quanta poesia in una sillaba.

Stasi.

Questo accade quando le sinapsi formano un sistema la cui entropia giunge al parossismo.