Pillola: il trucco che si nasconde nei trucs

Truc.
La prima volta che ho sentito questa parola, automaticamente ho pensato al trucco: teatrale, cinematografico, nascosto, di magia, di follia. Nel mio caso specifico, la persona che utilizzò questo termine si riferiva all’aggeggio che si usa per le inalazioni e i fumenti contro il catarro.

Poi la verità mi è stata rivelata:
coso.
(I fan di Lost possono commuoversi con me: “Hey, dude!“).

Truc è traducibile con coso. Robo. Che dalle mie parti è anche detto ciaffo. E ci credo che “l’aggeggio che si usa per le inalazioni e i fumenti contro il catarro” è un coso. Nemmeno io so come si chiama propriamente!

Che poi, a ben guardare, in realtà avevo ragione a dipingermi immagini mentali legate al maquillage o al mondo del teatro e delle macchine teatrali. Se si va a vedere sul dizionario (in questo caso il Garzanti), infatti, il primo significato attribuito a questa parola è proprio:

1. trucco: les trucs du métier, i trucchi del mestiere |avoir, (o connaître o trouver) le —, conoscere, scoprire il trucco; sapere, scoprire come si fa

E solo in seconda e in terza posizione si trovano invece i significati:

2. (fam.) coso, affare, aggeggio: donne-moi ce —!, dammi quell’affare!; qu’est-ce que c’est que ce —?, che cos’è questo aggeggio?; j’ai un — à te dire, ho una cosa da dirti |c’est pas mon —, non è la mia specialità, non è il mio forte | (fam.)— de ouf, roba da matti

3.Truc, Tizio: j’ai rencontré Truc qui m’a dit…, ho incontrato Tizio che mi ha detto…

La lingua è davvero un truc de ouf, certe volte!

P.s. a tal proposito, forse, l’inglese, col suo make-up, è ancora più eloquente.

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Pillola: scendere l’immondizia e uscire il cane

Spesso nell’Italia del sud di sentono dire espressioni che dal punto di vista linguistico sono scorrette.

“Scendo l’immondizia.”

“Esci tu il cane?”

“Entra i panni asciutti.”

È buffo che in francese, proprio nella lingua corretta, questa struttura verbo-complemento oggetto sia giusta. Molti di quei verbi che in italiano sono intransitivi, in francese vogliono invece il complemento diretto. Ecco quindi che si sente dire:

Je descends la poubelle.”

“Tu promènes le chien?”

“S’il te plait, rentre le linge.”

Gli angioini hanno lasciato molte tracce, nella lingua. I Borboni proprio non vogliono cedere Napoli e Palermo ai piemontesi!

Peccato che pure quelli siano francofoni. Chiedetelo agli abitanti della Savoie!

Pillola: anniversaire e anniversario

Il compleanno è l’anniversario della propria nascita.
Mi interessano sempre le etimologie e le radici linguistiche dei termini, così sono andata a dare un’occhiata a questi due mots.

Anniversario: dal lat. anniversarius, comp. di annus ‘anno’ e del tema di vertĕre ‘volgere’ •metà sec. XIII

Compleanno: dallo sp. cumpleaños, comp. di cumplir ‘compiere’ e año ‘anno’ •prima del 1865.

I francesi utilizzano anniversaire sia per ricorrenze generiche che per il genetliaco. Gli italiani invece hanno differenziato le due cose andando addirittura a prendere in prestito una palabra dall’idioma iberico. Chissà perché?

Comunque a me non importa in quale lingua li si faccia, anche se come sempre ho un debole per l’inglese: gli auguri son sempre graditi, specie se accompagnati da una fetta di torta con una candelina da spegnere per poter esprimere un desiderio.

Ora chiudo gli occhi e penso intensamente al mio desiderio. Spero tanto che si avveri…

Pillola: litote, ovvero “Don Abbondio e la diplomazia”

La litote è una figura retorica che permette di affermare una cosa negandone il contrario. L’esempio scolastico più calzante lo si trova ne “I promessi sposi”, quando si legge che:

Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone.

In Francia si fa largo uso di questo artificio del linguaggio: qualsiasi cosa non desti preoccupazione viene accompagnata dalla frase:

C’est pas grave.

Che in Italia sarebbe a dire “Non fa niente”.

Che bellimbusto, l’italiano: la negazione (non) della negazione (niente) non porta, come logica vorrebbe, all’affermazione. Si continua imperterriti a negare fino alla fine, anche l’evidenza.

È proprio vero che il francese è la lingua più adatta al mondo della diplomazia: in effetti, non c’è forma retorica più diplomatica della litote.