Pillola: una lingua all’antica

Spesso mi soffermo col pensiero su alcuni termini della lingua francese. Non è il mio idioma preferito, lo ammetto. L’inglese, nel mio cuore, ha un posto speciale e non verrà mai detronizzato. De gustibus. E non accetto repliche.

Ma certe originalità nel passaggio italiano-francese e viceversa sono degne di nota.

Per esempio le parole souvent, tôt, se souvenir, s’appeler, amener, acheter hanno il loro esatto equivalente nei termini sovente, tosto, sovvenirsi, appellarsi, menare, accattare.

Sono tutti vocaboli dal sapore antico, da “Giornalino di Giamburrasca” o magari (e qui mi riferisco esplicitamente ad “accattare”) da gentiluomo napoletano d’altri tempi.

Che sia anche in queste sfumature d’antan il sottile fascino del francese?

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Pillola: abbreviazioni, in breve “abbr.”

I francesi, nella lingua parlata, abbreviano qualsiasi cosa.

Inizialmente, perplessa e incuriosita, mi sono detta che è come se noi italiani cominciassimo a parlare in questo modo: “D’acc, non ti preocc”, “All’uni quante lezioni settim di linguis hai?”,”Dai ti faccio sentire qualche form tipico delle mie parti.”

Poi mi sono resa conto che in effetti c’è parecchia gente che maltratta la lingua così, principalmente i ragazzini, e che anche io sono stata saltuariamente vittima della brevitas più volgare, specie nei messaggi. Qui in Francia la cosa parrebbe essere abbastanza trasversale e coinvolgere molte più generazioni del previsto: adolescenti, ventenni, trentenni… fino ai sessantenni.

Solo che sentire una vecchietta di ottantasei anni: “La mia amica è andata al risto la settimana scorsa” fa un certo effetto, lo devo ammettere.