Pillola: le trou normand, non per i deboli di stomaco

Quando si va ai matrimoni francesi, spesso, durante il pasto, c’è il momento del “trou normand“, cioè il buco della Normandia. Si tratta di una pausa tra una portata e l’altra annaffiata abbondantemente da liquore Calvados o altro. Attendere e bere permette agli ospiti di digerire e di preparare lo stomaco al resto del pasto.

La mia modesta esperienza è consistita di un trou normand servito subito dopo il plat, prima del fromage.

Sebbene non abbia favorito il Calvados o altri liquori forti per personalissima idiosincrasia, aspettare un’oretta prima di rimettermi a tavola e far onore agli sposi gustando i formaggi scelti per il banchetto ha avuto l’effetto desiderato: lo chèvre avec confiture e il brie à la truffe sono spariti in men che non si dica.

Ma la domanda sorge spontanea: quando si tratta di fromages, serve davvero il trou normand per gustarseli? Io dico di no.

Pastìs, un pasticcio alcolico occitano

Chi ha avuto modo di passare del tempo in Provenza, ha potuto gustare i diversi sapori e odori che la rendono una terra magica.

Una di queste fragranze è l’anice, ingrediente principale di una bevanda emblematica della città di Marsiglia, il Pastis. Da bere come aperitivo, diluito con acqua e rinfrescato da cubetti di ghiaccio, è un must per chiunque voglia godersi la città con in bocca il suo sapore più autentico.

Il nome del liquore deriva da una parola occitana, “pastìs“, che significa “miscuglio”, “pasticcio”, ma l’aperitivo alcolico viene anche chiamato pastaga. Fece la sua comparsa nel 1915, quando il governo francese proibì il consumo dell’assenzio, la fée verte, terribile musa ispiratrice di poeti e scrittori che son passati alla storia sia per il loro contributo alla letteratura che per essere stati i padri dello stile di vita “sesso, droga e rock ‘n’ roll”, con molta droga e niente rock ‘n’ roll. La fata verde, dicevo, fu proibita dal governo francese, preoccupato per la dilagante piaga sociale dell’alcolismo, ma fu sorprendentemente coadiuvato dalle case produttrici di vino, che avevano visto i loro affari cadere in disgrazia a causa della popolarità dell’assenzio.

Iniziò così la ricerca di un liquore commercializzabile, che avesse un gusto simile a quello dell’assenzio, che fosse composto di una varietà d’erbe aromatiche già utilizzate per la fata verde, ma con un tasso alcolico di molto inferiore. Questo mélange, allora, prese ad assumere dei connotati ben definiti, sebbene ancora fino al 1932 ciascun banco di mescita marsigliese avesse una sua propria ricetta: qualcuno aggiungeva più anice, qualcuno utilizzava più zucchero, ma nessuno di loro ebbe mai l’idea che invece fece la fortuna di un giovane ventenne marsigliese, tale Paul Ricard.

Figlio di un commerciante di vini, Ricard aveva una grande ambizione: fare il pittore. Suo padre, contrario all’aspirazione del figlio, lo obbligò ad entrare nell’azienda di famiglia. Nonostante lo sconforto dovuto a tale coercizione, il giovane non si diede per vinto e trovò il modo di esprimere la sua creatività tra alambicchi e profumi. Aggiunse al mélange di base, che allora costituiva la matrice della ricetta di questo pastaga, un ingrediente che rese la bevanda famosa in tutta la Francia: la liquirizia. Il successo fu enorme. Ricard disegnò anche la bottiglia e l’etichetta del liquore e, negli anni, creò campagne pubblicitarie innovative, sfogo di uno spirito creativo che non aveva potuto manifestarsi nella pittura.

Nel tempo, la ditta Ricard e la Pernod, altra grande produttrice di Pastis, si unirono e crearono la Pernod-Ricard, da cui, nel 1951 nacque anche un altro tipo di pastaga, il 51. Tale numero ricorda sia l’anno della sua creazione, sia le proporzioni con cui il liquore va consumato: cinque parti di acqua per una di Pastis.

Per riportare qualche dato, pensate che in Francia se ne consumano 130 milioni di litri per anno, l’equivalente di due litri per abitante. Si direbbe una bevanda irrinunciabile per qualsiasi francese. Forse è proprio per questo che l’attore marsigliese Fernandel diceva, a proposito del Pastis: “È come il seno femminile: uno non basta, tre sono troppi!”