Maitresses illustri: la storia delle amanti dei re di Francia – parte 4

Eccoci giunti al quarto (e ultimo) capitolo sulle amanti dei re di Francia. Le reali alcove sono stati luoghi che han visto andirivieni notevoli, nei secoli. Riprendiamo il discorso, dunque, coi discendenti del Re Sole. Il gioco dinastico, coi Borboni di Francia, è stato molto intricato nel salto che da Luigi XIV ha portato all’intronizzazione di Luigi XV. Vediamo perché:

il primogenito del Re Sole era Luigi il Gran Delfino, dalla corporatura robusta e dallo scarso interesse politico. Pare esser stato un uomo mite e amabile, molto popolare tra i francesi, adepto della vita appartata e degli agi. Destinato a regnare sulla Francia alla morte dell’augusto padre, purtroppo il fato gli fu avverso. Figlio di re, nonno di re, la corona non gli cinse mai il capo, né poté deporre le reali terga sul trono. Morì infatti a poco meno di cinquant’anni per vaiolo. Uno dei suoi figli, Filippo, divenne capostipite della casata dei Borboni di Spagna, mentre il primogenito, che tanto per cambiare si chiamava Luigi, subentrò come Delfino alla morte del padre. Salvo poi morire anche lui prima del nonno Luigi XIV. Gran bel pasticcio. Per fortuna che, prima di tirare le cuoia, aveva regalato alla nazione un erede, il futuro Luigi XV. La corona di Francia, dunque, facendo due conti, passò da bisnonno a bisnipote. Le generazioni così, come un gelato alla crema…

Il Gran Delfino

Il Gran Delfino sposò Maria Anna di Baviera, sebbene inizialmente le nozze dovessero essere celebrate con Maria Luisa d’Orléans, sua cugina. Correva voce che i due fossero stati amanti, ma l’unione finì in un nulla di fatto. Dalla moglie ebbe i suoi eredi, che assicurarono continuità e stabilità ai Borbone. Le cose si fecero più interessanti alla morte della consorte. Rimasto vedovo, infatti, convolò a nozze con la sua amante di lungo corso, dama di compagnia di una delle sue sorellastre. Fu un caso dunque di matrimonio morganatico. La fortunata si chiamava Marie-Emilie de Joli Choin. Chi era costei? Non una gran bellezza, a quanto dicono le cronache. Di certo il suo nome compare in un intrigo poco pulito: quando infatti si era concessa come amante al Gran Delfino, Madame de Joli Choin intratteneva già una relazione con il Conte François Alphonse de Clermont-Chaste, un membro dell’entourage del Maréchal de Luxembourg.

Madame de Joli Choin

Luxembourg pare abbia consigliato a Clermont-Chaste di sposare Madame de Joli Choin, perché attraverso di lei avrebbe potuto esercitare una forte influenza nei confronti del Gran Delfino. Si dice che Madame de Joli Choin e Clermont-Chaste abbiano pianificato di concepire un bambino insieme da far passare per il figlio del Gran Delino. Purtroppo per loro il piano fu sventato, la corrispondenza che intrattenevano presentata al re e i due finirono esiliati dalla corte. Tuttavia, il legame tra Madame de Joli Choin e il Gan Delfino non fu spezzato, poiché alla fine i due convolarono davvero a nozze, generando pure un figlio che però morì all’età di due anni, sconosciuto e dimenticato.

Françoise Pitel

I due sposi abitavano nel castello di Meudon, lontano dalla corte, in cui ricevevano comunque il gran mondo: duchi e ambasciatori erano sempre invitati. Tuttavia Madame de Joli Choin rimase discretamente lontana dagli affari politici e non approfittò più della sua posizione esclusiva e privilegiata. Il marito, come abbiamo visto, morì giovane, a quarantanove anni. Da vedova ricevette una pensione e rinunciò all’eredità che il Gran Delfino le aveva destinato, vivendo virtuosamente e dedicandosi alle opere pie fino alla sua morte. Una maitresse davvero diversa rispetto a tutte quelle incontrate finora.

Ma non fu la sola amante di Luigi il Gran Delfino. Il figlio del Re Sole, infatti, indulse anche in un’altra relazione con l’attrice Françoise Pitel, meglio conosciuta al tempo col nome d’arte di Mademoiselle Raisin, nata nel 1662 e divenuta sua maitresse nel 1701. Da questa donna ebbe tre figlie e, quando il Gran Delfino morì, anche lei ricevette una pensione reale e non le mancò nulla. Una garanzia, insomma.

Come abbiamo visto prima, dal Gran Delfino passiamo a suo nipote, il re Luigi XV di Francia. L’epoca d’oro, l’era di due donne i cui nomi sono noti a tutti: Madame de Pompadour e Madame du Barry. La prima fu una grande influencer del suo tempo: politica, arti, moda, lettere, musica… ovunque lasciò il segno, anche grazie al suo mecenatismo e all’influenza che ebbe sul re. La seconda, di oscure origini, visse la parabola discendente della monarchia assoluta francese fino al Terrore.

Ma Luigi XV ebbe anche altre amanti, oltre alle due più conosciute. Vale la pena menzionare le sorelle de Nesle, cinque fanciulle bisnipoti di una delle famose sorelle Mancini, Ortensia per la precisione, le quali furono, se ben ricordate, amanti di Luigi XIV. Che cerchie ristrette, quelle delle alcove reali!
La maggiore delle sorelle de Nesle, Louise Julie de Mailly, fu la prima di esse a diventare la favorita del sovrano. Ma, una volta ottenuto lo status di amante ufficiale, la sorella minore, Pauline-Félicité, invitata ad un ballo a corte, sedusse il re, restando subito incinta. Approfittò largamente della situazione, assetata com’era di potere e desiderosa di accumulare ricchezze. Ciò comportò una grande antipatia generale nei suoi confronti che ebbe un triste esito. Quando morì dando alla luce un bambino che somigliava tantissimo a Luigi XV, le esequie furono turbate da una sommossa popolare durante la quale il corpo della tanto odiata amante fu profanato. Il fatto fu grave, scosse profondamente la corte. Ma gli intrighi e gli intriganti non andavano mai in vacanza, nemmeno di fronte a siffatte tragedie e, sebbene l’amante ufficiale fosse ancora la maggiore delle sorelle de Nesle, uno dei consiglieri del re, che per ragioni politiche voleva spodestarla da questo ruolo, presentò al sovrano la terza sorella, Marie Anne, vedova de la Tournelle.

Ella aveva già un amante, di cui era assai innamorata. Il sovrano, che la desiderava ardentemente, insieme ad altri cortigiani e politici interessati alla cosa, manipolò la giovane e fece in modo che venisse tradita, cosa che la portò, per vendetta, a concedersi a Luigi XV. Non contenta di essere un’amante qualsiasi, si assicurò che la sorella maggiore perdesse ogni ruolo a corte (cosa che portò Louise Julie a chiudersi successivamente in un convento), e si appropriò della sua nuova posizione con astuzia e strategia. Seguì il re nelle sue campagne belliche e, nella città di Metz, fece costruire una galleria coperta che collegava i suoi alloggi con gli appartamenti del re. La relazione dava scandalo, addirittura il sovrano progettava di affidarle l’educazione della futura Delfina di Francia, Maria Antonietta… ma il progetto non si concretizzò mai: Marie Anne morì a ventisette anni per una peritonite che molti presero per un avvelenamento.

Una quarta sorella de Nesle ebbe l’onore di condividere il letto con il re, e fu Diane-Adélaide. La sua relazione col sovrano fu passeggera e intermittente, meno intensa e acclarata rispetto a quelle intessute col re dalle sue tre sorelle. Nondimeno andava menzionata per l’eccezionalità di questa situazione che vide coinvolte quattro sorelle su cinque in intrighi e capriole tra le lenzuola di Luigi XV.

Veniamo ora alle due donne più conosciute dell’epoca, le due amanti che hanno davvero segnato la storia del regno di questo sovrano, nonno dello sfortunato Luigi XVI…

Jeanne-Antoinette Poisson, marchesa di Pompadour, ebbe accesso alle più alte sfere della nazione francese grazie agli affari paterni. Nata nel 1721, non si sa con certezza chi fu il genitore naturale della piccola Jeanne-Antoinette. François Poisson, infatti, era spesso in viaggio per lavoro (collaborava coi Fratelli Pâris, fornitori dell’armée, ed era anche furiere del duca di Orléans), e la moglie era amante di numerosi nobili e influenti personaggi. Comunque risulta che Jeanne-Antoinette fu sempre ‘protetta’ in modo particolare da uno degli innamorati della madre, l’intendente generale delle imposte De Turnehem. Fu educata nel convento delle Orsoline e, quando François Poisson fu esiliato ad Amburgo per appropriazione indebita, insieme alla madre iniziò ad andare in certi salotti bien-frequentés e ricevette l’educazione migliore grazie alle cure del De Turnehem.

La giovinetta eccelleva nelle arti: danza, canto, recitazione. Aveva un gusto squisito per la letteratura, la pittura e l’architettura, un occhio infallibile per la moda. Tutte cose che contraddistinsero il suo ‘regno a Versailles’, tutti campi in cui la sua influenza ebbe esiti felicissimi (cosa che non può essere detta per la politica). Il matrimonio della giovane, bella e affascinante, fu combinato sempre dal De Turnehem. Convolò a nozze con il figlio del tesoriere della Zecca, Charles-Guillaume Le Normant d’Étiolles.

Madame de Pompadour

Da lui ebbe una figlia, Alexandrine, e, grazie alla posizione acquisita con il matrimonio, iniziò a frequentare i salotti più prestigiosi, conoscendo gente del calibro di Voltaire, Montesquieu, Marivaux… tutti soggiogati dal suo fascino, dalla sua cultura e dalla sua intelligenza. Non fu l’unico vantaggio procuratole da questa unione col figlio del tesoriere della Zecca. Infatti andò ad abitare al Château d’Étiolles, il cui posizionamento era estremamente interessante: stava proprio dalle parti di un castello da poco acquistato dal re di Francia. Chissà che sarà successo in quelle passeggiate nei parchi, in quelle battute di caccia…

Il marito di Jeanne-Antoinette fu prontamente spedito in viaggio d’affari e la giovane fu subito invitata alla festa di nozze del Delfino. Il dado era tratto.
Al marito fu dato un incarico prestigiosissimo in contropartita e Jeanne-Antoinette divenne amante ufficiale del re, stabilendosi a Versailles, in un appartamentino comodo che fu preludio del castello di Arnac-Pompadour, dono del re, grazie al quale la nominò Marchesa di Pompadour.

Iniziò così il ‘regno della Pompadour’, che durò vent’anni. E se non rimase amante fissa, specie verso la fine, quando il re si dedicò ad altre conquiste, esercitò di fatto un’influenza politica ed ebbe un ascendente tale sul re che fu considerata la reale regina di Francia. Ovviamente la vera sovrana, la principessa polacca Maria, e i figli legittimi del re capitanarono un partito anti-Pompadour che però non riuscì a spodestarla. In molti cercarono di ricoprirla di ridicolo, componendo poemi satirici e ostacolandola in ogni modo. Sebbene la vita a corte non fosse facile (pare che gli aborti che le impedirono di dare figli illegittimi al re fossero dovuti allo stress delle campagne anti-Pompadour), mantenne rocciosamente la sua influenza sul re, tanto da prendere parte all’orchestrazione di una tregua tra la Francia e l’Austria che, nel tempo, condusse al matrimonio del futuro Luigi XVI con Maria Antonietta. Si vendicò puntualmente degli sgarbi di cui fu vittima, operò dietro le quinte della corte, manipolò cortigiani e politici, senza imbarazzarsi per i metodi utilizzati.

Madame de Pompadour
Madame de Pompadour con l’Enciclopedia

Madame de Pompadour portò il teatro a Versailles, patrocinando rappresentazioni quasi quotidiane. Fu mecenate e protesse la pubblicazione dell’enciclopedia, influenzò la moda, le porcellane, l’architettura, la cucina. Amò lo champagne, il tartufo… insomma, ci fu un vero e proprio style à la Pompadour che si sviluppò per tutta la prima metà del XVIII secolo.

Morì a 42 anni, probabilmente per tubercolosi aggravata da una congestione polmonare, con grande dolore del re, che aveva perduto la sua antica amante, divenuta amica, confidente e consulente politica. Tristi furono le parole che dedicò al suo feretro, sotto una pioggia battente che impedì un cerimoniale fastoso per le esequie:

Ecco qui i soli omaggi che ho potuto renderle.

Voilà les seuls devoirs que j’aie pu lui rendre.

Fu così che, trascorso il lutto per questa figura importante, il re trovò consolazione tra le braccia di Madame du Barry. Una popolana, discendente di un rosticciere, di padre ignoto, di madre caduta in disgrazia… perfino per un’amante era un profilo troppo equivoco! Ma la scalata al potere di Marie-Jeanne Bécu iniziò quando entrò a servizio di una ricca vedova di un esattore generale. Entrata in contatto con il mondo borghese, imparò come comportarsi e come parlare. Ciò le fu molto utile quando divenne commessa nella boutique ‘A la toilette‘. Lì entrò nel milieu de la mode, che le permise di accedere ad alcuni salotti. Bella, intelligente e spigliata, divenne presto l’amante di un uomo influente: il conte du Barry-Cérès. Fu lui a presentarla ufficiosamente a corte. Il re fu subito incantato dalla bellezza della giovane e dalla sua ars amandi. Andava assolutamente fatta una presentazione ufficiale, senza la quale ella non sarebbe potuta diventare la sua amante en titre. Era necessario, perché ciò accadesse, che la giovane fosse anche maritata. Detto fatto, il du Barry la diede in sposa al fratello, il quale, complice della cosa, intascò una bella somma e se ne tornò a casa sua, lasciando la sposa a Versailles, amante sia del fratello che del re. Diventata contessa du Barry, Marie-Jeanne fece il suo ingresso trionfale a corte.

Madame du Barry

Non fu un’amante che influenzò la politica. Cercò di compiacere più persone possibili, non intraprendendo vendette o ritorsioni verso il partito che le si opponeva a corte. Malgrado ciò, non ebbe vita facile, poiché furono diffusi libelli pornografici su di lei, fu calunniata e derisa in ogni modo, attraverso canzoni e opuscoli. Perfino la nuova Delfina, Maria Antonietta, da poco arrivata a corte, le fu ostile, perché era stata consigliata di evitare ogni coinvolgimento con la maliarda amante. Insomma, sebbene la tattica scelta dalla giovane du Barry fosse di farsi meno nemici possibili grazie al suo carattere, apparendo innocua e leggera, non funzionò molto bene.

Il regno di Madame du Barry fu di breve vita rispetto a quello di colei che l’aveva preceduta. In soli cinque anni, però, riuscì a fare opera di mecenatismo. Anche Voltaire cadde vittima del suo fascino e, come aveva celebrato madame de Pompadour, così dedicò versi alla nuova amante reale. La moda le fu debitrice (non dimentichiamo che aveva iniziato proprio la sua scalata in quell’ambiente lì) e anche le arti francesi.

Madame du Barry

Purtroppo, la morte per vaiolo di Luigi XV, avvenuta nel 1774, significò la sua caduta in disgrazia. Odiata profondamente a corte, fu esiliata in un convento dove rimase per un anno, vittima di una falsa corrispondenza che le fu imputata dal partito a lei ostile. Fu liberata e riuscì a farsi restituire l’usufrutto di un castello che le era stato concesso dal sovrano. Abitò piacevolmente in quel maniero, a Louveciennes, intessendo amori (specie col duca di Cossé-Brissac), amicizie prestigiose e godendosi la vita fino allo scoppio della rivoluzione.

Bersaglio ideale dei rivoluzionari, sospettata di essere una spia dei monarchici in esilio in Inghilterra, derubata dei suoi gioielli (una storia degna di un altro articolo), fu dichiarata nemica della rivoluzione, arrestata e ghigliottinata l’8 dicembre 1793. Aveva cinquant’anni. Non lasciò figli.

Di figli illegittimi, invece, Luigi XV ne ebbe diversi, tutti avuti dalle amanti meno note. I legittimi, datigli dalla moglie, la regina Maria, furono altrettanto numerosi, ma il trono, come era accaduto per lui, non andò al primogenito, morto anzi tempo. Fu uno dei nipoti, Luigi Augusto, ad essere incoronato sovrano di Francia. Sappiamo tutti come è andata a finire.

Cavalier d’Eon, l’Orlando francese

Nigel Nicolson definì il romanzo ‘Orlando’ come ‘la più lunga e incantevole lettera d’amore mai scritta’.

Ne sapeva qualcosa, lui, giacché ‘Orlando’ fu scritto da Virginia Woolf per Vita Sackville-West, la quale altri non era che sua madre. Le due scrittrici e intellettuali inglesi del secolo scorso vissero una storia d’amore molto intensa negli anni ’20 e ‘Orlando’ può essere considerato il frutto, il figlio di questo loro amore.

Locandina del film tratto dal romanzo ‘Orlando’, regia di Sally Potter, con Tilda Swinton nei panni del/la protagonista

Chi è Orlando? Un uomo, una donna, è un giovane che vive alla corte della regina Elisabetta I, è una scrittrice innamorata di un lord. Orlando cambia sesso a seguito di un lungo sonno durato una settimana, mentre si trova come ambasciatore in oriente. Vive durante quattro secoli, senza invecchiare, figura che trascorre il mondo e il tempo, eterea e diafana.

Proprio ad Orlando fa pensare il personaggio del Cavaliere d’Eon. Chi era costui?

Vissuto tra il 1728 e il 1810, fu un diplomatico, una spia, uno spadaccino, uno scrittore. Davvero un essere politropo, dal ‘multiforme ingegno’. Ma la cosa che più è avvolta nel mistero e che lo ha quindi fatto passare alla storia è… il suo sesso: uomo o donna?

Charles-Geneviève-Louis-Auguste-André-Thimothée d’Eon de Beaumont nacque a Tonnerre da una famiglia della bassa nobiltà – alta borghesia. Il padre discendeva da una dinastia avvocatesca seminobile, la madre era figlia di un burocrate dell’esercito. Un perfetto mélange di sangue scorreva nelle vene di questo enigmatico personaggio, rendendolo un po’ l’emblema dell’homo novus settecentesco: una figura che sapesse incarnare al contempo la tradizione e la modernità, la storia e i lumi. Non stupisce, dunque, il fatto che fu anche un membro di quell’organismo occulto tra i principali attori della rivoluzione francese: la massoneria.

Esiste effettivamente una biografia di questo personaggio. Fu redatta da tale la Fortelle e potete trovarla qui. La veridicità di quanto vi è affermato è, naturalmente, assai dubbia. Nondimeno costituisce un interessante racconto! Pare che nacque femmina ma che fu cresciuto ed educato come un maschietto perché il padre potesse ereditare la fortuna di famiglia (l’avere un erede maschio fosse la conditio sine qua non). Altrove si legge che d’Eon nacque completamente coperto di membrana fetale, rendendo impossibile il riconoscimento immediato del suo sesso. In altri libri ancora, come la biografia scritta da Gaillardet e che potete consultare qui, si dice che i testimoni della sua nascita, ovvero il dottore e la sage femme, giurarono che si trattava di un maschietto. Insomma, è normale che lo giurassero, se il padre di d’Eon aveva loro promesso una lauta ricompensa, una volta ottenuti i beni di famiglia! Ma lasciamo perdere…

A scuola, il giovane eccelse nelle lingue e dimostrò di avere una memoria prodigiosa. Grande spadaccino, uno dei migliori di Francia, era dotato anche nell’equitazione. Divenuto avvocato, come da tradizione di famiglia, dapprima praticò la professione a Parigi, per poi divenire censore. Era lui a dare l’imprimatur ai testi che trattavano di storia e di letteratura. Nel frattempo creò attorno a se stesso una rete di contatti e di rapporti molto utili ed altolocati, dimostrando grande sapienza in quelle che oggi definiremmo ‘pubbliche relazioni’.

La sua carriera avanzò velocemente: nel 1756, fu spia per conto della società ‘Le Secret du Roi’, che lavorava per il re Luigi XV. Il sovrano lo inviò in gran secreto a trattare per suo conto con la zarina Elisabetta, per tastare il terreno e preparare un’alleanza antiasburgica.

Sembra che il d’Eon sia riuscito ad incontrare in privato la zarina e a discutere con lei usando un semplice espediente: vestendosi da donna ed impersonando Lia de Beaumont, damigella di compagnia e lettrice personale di Elisabetta I di Russia. Questo escamotage non fu casuale. Pare infatti che d’Eon fu assoldato come agente segreto da Luigi XV in persona, il quale, in occasione di un ballo in maschera, fu sedotto da una fanciulla estremamente graziosa che altri non era se non il d’Eon stesso, ma en travesti.

Tornato in Francia nel 1761, prese parte alla guerra dei sette anni come capitano dei dragoni. Il suo coraggio sul campo di battaglia, benché il suo intervento si fosse limitato alle ultimissime fasi, gli valse anche un riconoscimento molto importante: la Croce di San Luigi. Ciò gli fruttò il cavalierato: era nato le Chevalier d’Eon.

Il nuovo capitolo della sua vita si sarebbe svolto in Inghilterra, a Londra, dove lavorò come segretario dell’ambasciatore e come spia: al tempo Luigi XV voleva invadere l’Inghilterra e d’Eon aveva molti documenti e corrispondenze segrete riguardo questo progetto segretissimo.
Divenne poi lui stesso ambasciatore ad interim poiché il suo superiore dovette ritornare in Francia per ragioni di salute. Ecco che il d’Eon aveva raggiunto l’apogeo, l’apice della sua carriera. Da quel momento iniziò la caduta in disgrazia, lenta, graduale, che lo portò fino all’indigenza e alla carcerazione per debiti. La sua vita come ambasciatore fu costellata di successo, lusso, ricchezza, relazioni utili e contatti di prestigio. Feste, eleganza, eccessi… regalava vino di Borgogna, era popolare, ben visto, apprezzato, desiderato. Ma dilapidò in breve tempo il budget dell’ambasciata e, alla sua richiesta di aumentare il plafond, gli fu risposto un secco no.

Un nuovo ambasciatore fu mandato a Londra, allora, e il d’Eon fu declassato e posto in una posizione di minor prestigio. Iniziò a sospettare che il nuovo arrivato lo volesse avvelenare e rubargli i piani segreti che riguardavano la sua missione come spia per conto del re Luigi XV e gli incartamenti sul progetto di invadere l’Inghilterra, piano che il sovrano francese aveva nel frattempo abbandonato. Il fatto che d’Eon li tenesse segreti e che non li abbia mai pubblicati, forse, è stato ciò che gli ha salvato la pelle anche nei momenti peggiori, quando era diventato ormai un personaggio scomodo.

In effetti i rovesci di fortuna del d’Eon nella seconda parte della sua vita sono abbastanza complessi da seguire. Cadde in disgrazia presso la corte londinese così come a quella francese e gli fu garantita dal re di Francia una pensione che non fu bastevole a tenerlo fuori dalle galere d’Albione. Finì dentro per debiti e, per mantenersi e non sacrificare la sua preziosissima biblioteca, composta di libri rari e preziosi e costituita con sacrificio e dedizione per lunghi anni, fu costretto a fare affidamento alle sue sole forze. Mise a frutto il suo proverbiale talento di spadaccino e si diede a duelli a pagamento e tornei di scherma. Vinse la quasi totalità delle competizioni, nonostante l’età che avanzava e gli ingombranti vestiti femminili che gli impedivano movimenti fluidi ed efficaci.

Sì, perché arrivato ad un certo punto della sua vita, il d’Eon volle essere pubblicamente riconosciuto come la d’Eon. Pretese che il governo legittimasse il suo cambio di sesso e al mondo si presentò sempre e solo vestito da donna.

Di fatto il re non aveva nulla da obiettare in proposito, anzi, gli diede pure una somma per finanziare il suo nuovo guardaroba da donna. La d’Eon dunque, ormai in pensione e dedita solo ai duelli e ai tornei di scherma, decise di andare a vivere con una vedova, tale Mrs Cole, e trascorse il resto della sua esistenza portando sottane e crinoline, vivendo felicemente la sua nuova identità fino alla morte, avvenuta nel 1810 a Londra. I medici che esaminarono la salma trovarono degli organi genitali maschili perfettamente sviluppati, sebbene un pomo d’Adamo poco prominente, la mancanza di barba e la figura minuta possano far pensare, oggi, alla sindrome di Kallman o ad altre condizioni affini.

Proprio dalla figura del Cavaliere d’Eon nasce il termine éonisme, nella lingua francese, che designa il desiderio che provano alcuni uomini di vestirsi da donne ed interagire con la società assumendo atteggiamenti tipici del genere femminile.

E se questa storia vi ha fatto pensare anche ad un altro personaggio un po’ più pop e nipponico nonostante i biondi capelli ricci e gli scintillanti occhi azzurri, non vi state sbagliando. Lady Oscar, la rosa di Versailles, è in effetti ispirata al personaggio del Cavaliere d’Eon.

Un classico dell’animazione giapponese che ha fatto ripassare la rivoluzione francese a tanti studenti pigri ma appassionati di manga e anime.