La Bibbia e lo champagne: un compendio umoristico di bottiglie e patriarchi

Nella Bibbia il vino è assai presente, sia nel primo che nel secondo testamento. Per fare solo qualche esempio scarno, Noè, sedotto dalla vita stanziale tipica dei Cananei, si mette a coltivar la vigna, si ubriaca di vino, si spoglia in mezzo ai filari e Cam, uno dei suoi tre figli, lo vede nudo e viene per questo maledetto eccetera eccetera. Invece Gesù compie il suo primo miracolo trasmutando acqua in vino durante il banchetto delle nozze di Cana (al Louvre c’è la bellissima e gargantuesca versione del Veronese che Napoleone ci ha portato via, mannaggia a lui), così come nell’Ultima Cena il vino versato nel calice sarà il suo stesso sangue.

Insomma, Bibbia e vino sono difficili da disunire, tanto la bevanda alcolica frutto della fermentazione dell’uva ha fatto parte delle usanze tipiche delle civiltà mediterranee. Potremmo davvero dire che l’abitudine di consumare vino risalirebbe alla notte dei tempi e non ci sbaglieremmo di troppo!

Non dovrebbe stupire, quindi che le taglie delle bottiglie di vino e di champagne portano dei nomi biblici. Si parte dai modesti ‘hutième’, ‘quart’, ‘chopine’, ‘fillette’ e ‘medium’ per le più piccole, con la ‘champenoise’ che è la taglia standard, quella che si trova in commercio normalmente. Il nome deriva dal tipo di lavorazione dell’uva, che è anche detto ‘tradizionale’. La bottiglia champenoise come la conosciamo noi nacque alla fine del XVIII secolo, anche se con un collo più fino e un tappo assai più piccolo.

Si passa poi ai pezzi da novanta: la ‘magnum’, cioè quella da un litro e mezzo, nacque in Inghilterra intorno al 1788. Ma ecco che arrivano i colossi, i grandi patriarchi biblici: ‘Jéroboam’ è la bottiglia da tre litri, quella che si stappa sui podi delle gare di Formula 1, per intenderci. Il nome è la versione francese di Geroboamo, della tribù di Efraim. Fu il primo re del regno di Israele dopo la separazione dal regno di Giuda e non gode di un’ottima reputazione tra i re ebraici…

Geroboamo in un dipinto di Fragonard

Dopo Geroboamo è la volta di Roboamo, che invece fu il primo re del regno di Giuda. Questo poveraccio, per farla breve, pagò per i peccati del padre, un certo Re Salomone. A lui è stata dedicata la bottiglia ‘Rehoboam’, da quattro litri e mezzo.

Il prossimo incontro è con quel gagliardissimo vecchiotto di Matusalemme, un vero peso massimo della longevità: 969 anni! Una bottiglia da sei litri è più che meritata! Se la cercate per un’occasione più che speciale, in enoteca dovrete chiedere di una ‘Mathusalem‘.

La bottiglia successiva ha una capacità di nove litri ed è dedicata a Salmanassar, che è il nome di ben cinque re assiri. Quello che ci interessa a noi è l’ultimo, Salmanassar V, che, secondo la Bibbia, avrebbe deportato dieci tribù d’Israele che poi andarono perdute… la storia è molto complessa e affascinante, tuttavia non è questo il luogo né il momento per disquisire di ciò. Ma se vi piace il suo nome e vorreste bere dalla bottiglia che lo porta, allora al sommelier dovreste ordinare una ‘Salmanazar‘. Dopo averla finita, potrete seguire le genealogie bibliche e gli intrecci storici del primo testamento con grande presenza di spirito e leggerle tutte in una notte.

Dopo questo sovrano assiro, si fa la conoscenza di uno dei famosi Re Magi che si misero in viaggio seguendo la cometa per andare a portar doni e ad adorare il Bambin Gesù. Si tratta di Baldassarre, cioè ‘Balthazar’. La bottiglia con questo nome ha capacità di ben 12 litri.

Baldassarre è seguito nientemeno che da Nabucodonosor, l’artefice della cattività babilonese del popolo ebraico, personaggio a cui è dedicato una delle più celebri opere verdiane e anche, per gli amanti del genere, l’hovercraft di Morpheus in Matrix. La bottiglia che ne porta il nome contiene 15 litri di champagne.

Il Nabucodonosor di William Blake

Al grande Salomone ‘Salomon’, o talvolta al Magio Melchiorre, ‘Melchior’, è intitolata la bottiglia da diciotto litri. Si passa poi subito ai ventisei litri con la ‘Souverain‘, ai ventisette con la ‘Primat‘ e si finisce con ‘Melchisedec’, una figura misteriosa e mitica della Bibbia, di cui sono date diverse interpretazioni: Re dell’antica Gerusalemme, prima ch’essa si chiamasse Gerusalemme, sacerdote, benedisse Abramo e gli offrì pane e, guarda un po’, vino. Non era di stirpe ebraica, in quanto non discendeva da Abramo, ma è ricordato come ‘sacerdote eterno’…

La Melchisedec contiene ben trenta litri di champagne.

Roba da farci brindare tutte e dodici le tribù dei figli di Giacobbe!

Pillola: nomi alla naftalina

I nomi di battesimo hanno sempre seguito le mode.
Qui in Francia l’ultimo grido per i ragazzi è  “Enzo”.
Ogni volta che incontro un ragazzo o un bambino che si chiama così l’effetto è bizzarro. “Enzo” è un nome delle generazioni anni ’40 o ’50, così come “Franco” e “Renzo”. Sono appellativi associabili più a ristoratori di lunga data, specializzati in piatti di pesce e in ammazzacaffè, prossimi alla pensione, sposati con Marise, Annunziate o Concette. Qui in Francia, invece, sono gli equivalenti di “Matteo”, “Riccardo” e “Federico” in quanto a popolarità.
Poi ci sono i grandi classici come “Clement”, “Florent”, “Alban”: oltralpe non passano mai di moda e anche i più piccini continuano ad essere chiamati così. Se penso ai loro equivalenti in italiano l’effetto è più che mai stridente: un decenne tutto pelle e ossa, svelto come una volpe che si chiama Clemente (tranquilli, se vi salta subito in testa Clemente Mastella è fisiologico: è l’unico Clemente non papa ad essere conosciuto su scala nazionale), un dodicenne pacioccone più dedito ai gelati che ad altro di nome Fiorenzo, un ragazzino appena uscito dalla scuola elementare, il piccolo boss del gruppo, bravo col pallone e con le racchette che si chiama Albano.

Sembra di essere caduta nell’armadio verso Narnia, solo che invece del leone e dell’universo magico ci si trovano nomi vecchio stile, un po’ odoranti di naftalina, un po’ polverosi, ma evergreen.

Lo dice una che si chiama Maria Costanza, nome da distinta novantenne in villeggiatura, determinata a seppellire tutti i suoi parenti più giovani, i quali attendono impazienti che la veneranda zia tiri le cuoia per arraffare la cospicua eredità.