I numeri nella lingua francese e la soluzione dei belgi

Chiunque si sia accostato all’apprendimento del francese ha dovuto far fronte ad una difficoltà da non sottovalutare: i numeri.

Fino al sessantanove nessun problema. Dal settanta in poi iniziano i guai.

Sessanta e dieci = 70
Sessanta e undici = 71
Sessanta e dodici = 72

Eccetera fino ad arrivare al tanto temuto ottanta: quattro venti.

Quattro venti e uno, e due, e tre e quattro… e dieci, e undici, e dodici…

(4 x 20) + …

Ricordo che alla scuola media snobbavo la lingua francese, preferendole l’inglese, e detestavo cordialmente la matematica. La fusione delle mie due nemesi scolastiche fu l’argomento che mi valse uno dei peggiori voti mai avuti.

Mi ci sono voluti ben due anni di permanenza stabile in Francia per riuscire a gestire con facilità la numerazione vigesimale, anche se, come tutti sanno, si conta, si prega e si insulta sempre nella propria lingua madre.

Sono andata a dare un’occhiata all’origine di questo sistema e ho trovato la seguente spiegazione nel sito dell’Accademia di Lione:

Difficile de comprendre la suite des noms des dizaines. Cela commence par dix, vingt. Puis, tous les noms suivants se terminent par le suffixe -ante. Puis un mélange avec soixante-dix et retour de “vingt” dans quatre-vingt, quatre-vingt-dix.

Pourquoi ce changement alors que cela semblait plus être logique de continuer à mettre -ante à la fin de chaque mot?

Actuellement, personne ne peut dire exactement le pourquoi, mais voici quelques éléments pour comprendre :

Au Moyen-Age, les gens comptent par paquet de vingt : vingt-dix (30), deux vingt (40), deux vingt-dix (50), trois vingt (60), trois vingt-dix (70), quatre vingt (80), quatre vingt dix (90). L’origine de ce comptage remonterait aux Celtes, qui auraient influencé les Gaulois.

A la fin du Moyen-Age, les langues évoluent et de nouveaux mots apparaissent dont trente, quarante, cinquante, soixante, septante, octante, nonante qui sont basés sur un comptage de dix en dix.

Ce n’est qu’au XVIIe Siècle, l’époque où l’on rédige les premiers dictionnaires que la décision est prise d’utiliser les mots en usage aujourd’hui : dix, vingt, quatre-vingt, quatre-vingt-dix de l’ancien système ; trente, quarante, cinquante, soixante.

Certains historiens avancent que l’usage de soixante-dix, quatre-vingt et quatre-vingt-dix auraient été conservés car ils facilitent le calcul mental.

Non paga di questa spiegazione, ho cercato ancora e ho scoperto dal Wikizionario che l’antico popolo Vascone, originario della Navarra e da cui discendono i Baschi e i Guasconi ( e quindi anche D’Artagnan), utilizzava il sistema vigesimale. L’origine risiede nel numero totale di dita del corpo umano: la base dieci è più immediata, forse, perché abbiamo dieci dita della mani, ma in tempi in cui ancora non si usavano calzature, come 20 000 anni fa, esattamente dopo l’ultima glaciazione, era normale tenere in considerazione anche le altre dieci laggiù. Che siano stati dunque i Vasconi a suggerire il sistema ai Celti, i quali poi lo hanno trasmesso ai Galli?

Con una punta di ironia più che sapida viene da affermare che i francesi, nello scegliere questo modo di contare, abbiano voluto distinguersi e mettersi bene in mostra. Io dico pure che è per far dispetto agli altri, tanto per rendere ancor più difficile il tutto.
Questa cervellotica e machiavellica cospirazione numerica gallica mi fa pensare a quanto le cose siano complicate nella lingua araba: infatti nell’arabo classico, se si conta un oggetto il cui genere è maschile, l’aggettivo numerale sarà declinato al femminile e viceversa, con trappole sparse qua e là quando di mezzo ci si mettono le decine e le centinaia, che costituiscono esse stesse delle “cose contate” (es. due  di centinaia e nove di scarpe = 209 scarpe). Quel bazar!

I belgi, benedetti loro, che per ammissione degli stessi francesi sono “dei francesi simpatici” (e io potrei metterci la mano sul fuoco visto che una delle mie più care amiche è belga) e gli svizzeri sono francofoni meno integralisti e perciò hanno adottato un sistema che non costituisce un ostacolo all’apprendimento della lingua per chi coi numeri ha sempre fatto a cazzotti sin dall’asilo.

Quanto è piacevole e familiare sentir dire septante, huitante e nonante!

Pillola: fiori, confetti e superstizioni

Essendo periodo di cerimonie, di recente mi è capitato di ricevere bomboniere italiane e bomboniere francesi. Ho potuto notare una cosa, nelle due, che consiste di un minuscolo particolare ma che, almeno per me, fa un’enorme differenza.
La bomboniera della cresima che ho ricevuto da parte di una famiglia di carissimi amici siciliani recava all’interno cinque confetti, mentre quella francese, che proveniva dagli zii del mio compagno, ne aveva otto.

Allarmata, al momento dell’apertura, ho domandato quale sciagurata idea fosse venuta in mente agli zii francesi: confetti pari? Non si era mai sentito! Mi hanno spiegato che in Francia non esiste la superstizione dei confetti dispari, così come non è importante accertarsi del numero di fiori che si offrono a qualcuno. Da che mondo è mondo, almeno per me, ai vivi si donano fiori in numero dispari (a parte la famosa dozzina di rose rosse, sempre benaccetta), mentre ai morti si portano fiori in numero pari.

Sono andata a controllare l’origine di queste superstizioni, che per me sono un po’ la “noce moscata della vita”: il confetto, tra l’altro uno dei cavalli di battaglia del made in Italy, nacque nell’antica Roma sotto forma di mandorla ricoperta di una mistura di miele, acqua e farina. La stessa parola sbandiera ai quattro venti la sua origine latina: confectum da conficere, ovvero confezionare. La tradizione vuole che, nei matrimoni, si offrano agli ospiti confetti in numero dispari per rappresentare l’indivisibilità della coppia. Più in generale, i detti popolari attribuiscono ai numeri dispari una carica fortunata, forse dovuta alla presenza massiccia degli stessi nella religione cristiana: tre come la Trinità, sette come i doni dello Spirito Santo e le Virtù, nove come potenza di tre e pertanto una “super Trinità”. Il dodici, però, pur essendo un numero pari, è benigno perché ricorda le dodici tribù di Israele e i dodici apostoli.

Presumo che lo stesso discorso valga per i mazzi di fiori.
Ma ora che so che in Francia non si fa caso a queste cose, mi sono resa conto di non aver mai contato i fiori che il mio compagno mi ha regalato nel corso del tempo. Temo di aver ricevuto sovente mazzi pari, ed è da cinque minuti, ormai, che ho il piede attaccato alla base del tavolino, fatta di ferro.
La cosa non si ripeterà più, dopo la lezione di superstizione che gli ho propinato all’apertura delle bomboniere di cui sopra. Confido nel fatto che non lo dimenticherà mai.