‘Interieur d’une cuisine’, il quadro col color di mummia reale

‘Interieur d’une cuisine’ dell’artista alsaziano Martin Drölling

Osservate questo quadretto del 1815 dipinto da un pittore alsaziano di nome Martin Drölling, conservato al museo del Louvre e raffigurante un’innocente scena domestica: due donne, un bambino che gioca con un gattino, una cucina umile ma dipinta senza tralasciare alcun dettaglio, giochi di luce che ricordano i fasti della pittura fiamminga del secolo d’oro. Grazioso.

L’autore del tableau che trovate riprodotto più sopra è abbastanza conosciuto grazie ai materiali che utilizzava per fabbricare i suoi pigmenti.

Ma andiamo con ordine.

Quanto scritto qui di seguito trova conferma in alcuni documenti conservati agli Archives nationales. L’autorevole rivista Beaux Arts riporta perfino il codice di classificazione dei fascicoli in questione: 03 623.

In questi documenti si legge che nell’anno 1793, cioè in piena Rivoluzione e in piena stesura della Costituzione Montagnarda e Giacobina, l’architetto Louis-François-Petit-Radel, membro del Comité de Santé Publique, fu incaricato di disfarsi dei reliquiari posti nella chapelle Sainte-Anne au Val de Grâce. Codesti oggetti contenevano quarantacinque cuori di membri della famiglia reale francese. In effetti non tutte le sacre reliquie della famiglia reale si trovavano a Saint-Denis, tradizionalmente mausoleo dei Borboni di Francia sin dai tempi del Re Sole: il costume del tempo, detto ‘mos teutonicus‘, prevedeva che alcuni organi vitali, come appunto i cuori, venissero asportati per essere conservati altrove e per facilitare la conservazione dei corpi.

‘Violazione delle tombe reali a Saint Denis’, dipinto di Hubert Robert

Per cui, quando Petit-Radel si vide assegnato questo incarico, forte della sua autorità, andò ad impadronirsi di codesti preziosissimi oggetti tutti decorati di smalti pregiati e decise di tenere i contenitori di grande valore per se stesso.

L’episodio di Sainte-Anne au Val de Grâce fa parte di un capitolo oscuro e grottesco della Rivoluzione, quello dell’estumulazione e profanazione delle tombe reali. A Saint-Denis i copri di monarchi come Caterina e Maria de’ Medici, Pipino il Breve, Margherita di Valois, Luigi XIII e Luigi XIV furono riesumati e gettati in una fossa comune adiacente la chiesa.

Se vi state chiedendo che cosa accadde ai reliquiari rubati da Petit-Radel, come già detto, lui si tenne i preziosi oggetti smaltati.

Quanto al loro contenuto…

Petit-Radel vendette i cuori a peso d’oro, ed essi finirono nelle mani di diversi pittori, Martin Drölling incluso. Costui pare entrò in possesso di dodici organi mummificati, tra i quali vale la pena nominare dello di Maria Teresa d’Austria, moglie del Re Sole. Questi cuori furono poi, con molta probabilità, bolliti e trasformati attraverso complessi procedimenti chimici in un colore assi ricercato dagli artisti del passato chiamato ‘nero di mummia’.

Riporto un passo di un articolo molto interessante circa il colore nero pubblicato dal magazine online ‘Stile arte’:

Il nero di mummia è un colore che ha in sé qualcosa di spirituale.

Si tratta di un nero terragno, quasi terra d’ombra, ricavato dalla triturazione e dalla riduzione in polvere di mummie egiziane, prelevate dalle rive del Nilo e contrabbandate in gran quantità in occidente. Già dall’epoca delle crociate si commerciava in mummie, ma soltanto tra il XVII e il XVIII secolo se ne segnala gran commercio in tutta Europa: nelle farmacie si preparava questa polvere ad un altissimo prezzo vendendola come rara medicina. Ciò durò fino alla fine del Settecento, quando in tutte le città del vecchio continente la polvere di mummia veniva prescritta per curare molte malattie dello spirito e dell’anima. Alcuni pittori, come Tintoretto, impegnando le loro fortune, mescolavano e macinavano più sottilmente questa polvere, “più preziosa dell’oro e dei lapislazzuli, per dipingere le loro ultime opere e fare delle opere e di loro stessi un’arte e un nome eterni”. Dal XVIII secolo si iniziò a rispettare le mummie, indirizzandosi verso un altro modo di prelevare “il colore delle tenebre”: ecco il nero di seppia, un succo prelevato dal mollusco marino con un metodo scrupoloso e attento.

Quindi, quell’innocente scenetta campagnola, in cui due donne fanno lavori di cucito e un bambino gioca con un gatto, che avete ammirato all’inizio di quest’articolo, con ogni probabilità è stata dipinta usando colori fabbricati a partire dai cuori di principi e sovrani di Francia.

Di che sentire dei brividi d’orrore percorrervi la schiena mentre andate a riguardare nel dettaglio il quadro in questione!