Personale riflessione sul mai.

Mesi fa scrissi un breve post sul mio trasloco in Francia. Ora che ho spostato baracca e burattini un’altra volta, l’ennesima migrazione della mia vita (sono all’incirca al tredicesimo trasloco, ma non sono molto sicura perché di mezzo ci sono vagabondaggi più o meno temporanei), posso dire con cognizione di causa soltanto una cosa: mai dire mai.

Quando arrivai per caso a Cavalaire, l’estate scorsa, più per fuggire da un compito ingrato assegnatomi nel giorno libero che per visitarla veramente, mi dissi che mai avrei voluto vivere in una cittadina come quella, che pensai essere una “Senigallia senza centro storico”, quindi abbastanza banale, priva di stimoli e tutto sommato parecchio triste.
Ripenso a tutte le volte che ho detto “mai” in vita mia: me lo sono dovuto rimangiare ben pepato e piccante dopo ogni scherzo del destino che, spiritello beffardo, mi ha portata puntualmente verso luoghi e persone che MAI, appunto, avrei pensato sarebbero diventati parte della mia vita.

Cavalaire è solo un nome tra tantissimi. Ora mi trovo qui e ho la ferma intenzione di cogliere tutto il bene che potrà offrirmi. So per certo che le mie peregrinazioni non sono finite, e d’altra parte chi si ferma è perduto, ma per il momento questa è casa mia.

“L’erba del vicino è sempre più verde”, si dice. Spesso però del prato accanto non ce ne frega proprio niente e l’urgenza che preme davvero sul cuore è invece di vedere parchi, praterie, pascoli, foreste e paesaggi più o meno verdi, più o meno lontani. L’importante, comunque, è andare e compiere il viaggio con chi vale la pena essere. La meta non ha senso perché non esiste, c’è solo quello che accade nell’andare, c’è solo quello che c’è mentre lo si vive.

Machado ce lo dice nel suo poema Cantares.

Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre la mar.

Nunca persegui la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi cancion;
yo amo los mundos sutiles,
ingravidos y gentiles,
como pompas de jabon.

Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
subitamente y quebrarse…
Nunca persegui la gloria.

Caminante, son tus huellas
el camino y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.

Al andar se hace camino
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.

Caminante no hay camino
sino estelas en la mar…

Hace algun tiempo en ese lugar
donde hoy los bosques se visten de espinos
se oyo la voz de un poeta gritar:
Caminante no hay camino,
se hace camino al andar
…”

golpe a golpe, verso a verso…

Murio el poeta lejos del hogar.
Le cubre el polvo de un pais vecino.
Al alejarse le vieron llorar.
Caminante no hay camino,
se hace camino al andar
…”

golpe a golpe, verso a verso…

Cuando el jilguero no puede cantar,
cuando el poeta es un peregrino,
cuando de nada nos sirve rezar.
Caminante no hay camino,
se hace camino al anda
r…”

golpe a golpe, verso a verso.

Caminante, no hay camino, se hace camino al andar.

Viandante, non c’è meta, la meta si fa con l’andare.

antonio_machado
Antonio Machado

Traslochi, trasmutazioni, trasformazioni, traslazioni – da narratore onnisciente alla prima persona.

Fatto. Sono arrivata per restare, e tutti i fatti elencati nel titolo si sono verificati.

Ho traslocato con grande fatica fisica: pacchi, scatoloni, scatole e valigie, pulizie, polvere, scope, stracci e spugne, smontaggio mobili, montaggio mobili, lavatrici e pasti frettolosi. Dio solo sa quanti traslochi ho già fatto nella mia breve vita.

Li conto.

Escludendone alcuni parziali, questo è forse il decimo, ma di certo ne ho mancato qualcuno nella ricapitolazione. Questo non sarà l’ultimo, perché chi si ferma è perduto, ma è uno dei più significativi, non posso negarlo.

Trasmutazione. Anche questa è accaduta. Che cos’è una trasmutazione, precisamente? Non posso rischiare di usare una parola in modo incorretto, Moretti lo strilla nella mia testa ogni volta: le parole sono importanti. Il vocabolario Treccani online indica:

trasmutazióne (ant. transmutazióne) s. f. [dal lat. transmutatio -onis]. – 1. a. letter. L’azione di trasmutare, il fatto di venire tramutato o di trasmutarsi; trasformazione, mutamento, cambiamento: quivi sarà transmutazione di viltade in gentilezza (Dante). b. ant. Traduzione: li versi del Salterio … furono transmutati d’ebreo in greco e di greco in latino, e ne la prima transmutazione tutta quella dolcezza venne meno (Dante). 2. In fisica nucleare, reazione per cui un nuclide si trasforma in un altro diverso. 3. In alchimia, pretesa trasformazione di un elemento in un altro, generalmente più pregiato (per es., di un metallo vile in oro).

Ho davvero mutato il mio aspetto, sono giunta ad un’altra forma di me stessa, l’ennesima, non l’ultima, ma la più nuova, un po’ più simile all’oro, parlando per termini alchemici.

E la mia trasformazione? Quella è già avvenuta in un giorno d’estate, quando ho detto addio a persone e cose che oramai esistevano solo nella mia testa. Ho aperto gli occhi e ho deciso che era ora di fare spazio a chi, invece, esiste davvero, e non soltanto nei miei pensieri.

Ecco che arrivo all’ultimo processo, la traslazione. Ne ho studiate e applicate a bizzeffe, a scuola, sul piano cartesiano, spesso senza avere la minima idea di che cosa stessi facendo. Ora, invece, ho capito a fondo che cosa significa, traslando tutti gli affetti che compongono il puzzle del mio cuore da un quadrante del piano ad un altro. L’asse delle ascisse è il confine geografico, quello delle ordinate il tempo che ho impiegato.

Pensando a tutto questo, me ne vado in cucina, dove ho pacchi di pasta Rummo e barattoli di passata Mutti che verranno divorati voracemente dalla mia fame italiana. La Ratatouille può ancora aspettare qualche giorno.