Caterina de’ Medici, l’italiana con la forchetta sul trono di Francia

Correva l’anno 1589. Caterina de’ Medici si spegneva, ammalata di pleurite, nel castello di Blois. Lì fu anche sepolta per essere traslata nella cattedrale di Saint-Denis, a Parigi, ventidue anni più tardi.
Il suo nome è protagonista di un capitolo cruciale della storia di Francia, non solo politico e religioso, ma anche di costume e cultura.

Il suo bisnonno paterno era nientemeno che Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico, mecenate rinascimentale, uomo d’arte e di lettere, ma specialmente signore di Firenze, tanto illuminato quanto spietato, deceduto qualche mese prima che Colombo giungesse nelle Indie, o meglio, nelle Americhe.

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Jacopo Chimenti, “Nozze di Enrico di Valois duca d’Orleans e Caterina de’ Medici”, 1600, Galleria degli Uffizi.

Brutta e poco aggraziata, sposò l’avvenente (ed estremamente deluso) Enrico d’Orleans, futuro Enrico II di Francia, nell’ottobre del 1533. Avevano entrambi quattordici anni e queste nozze furono fatte per volere del papa e del re Francesco I, per ristabilire gli equilibri di potere che si erano rovinati con la disfatta di Pavia, in cui l’esercito asburgico del re Carlo V aveva sbaragliato le truppe francesi. Qui un link alla pagina Wikipedia per chi volesse avere qualche informazione su questa battaglia.
Quattordici anni dopo Caterina e suo marito furono incoronati sovrani di Francia.
A quel tempo il paese era diviso sul fronte religioso: fortissima infatti era la presenza di protestanti, detti ugonotti, sul suolo francese, e le lotte tra la fazione cattolica e quella calvinista insanguinarono tutto il secolo XVI e parte del XVII.
Certo, è riduttivo pensare che le cosiddette guerre di religione francesi siano state il risultato di “semplici” disaccordi inerenti la fede: il sostrato politico, sociale ed economico che si cela sotto la patina religiosa è di grande complessità ed è fondamentale tenerlo presente per comprendere appieno le dinamiche che mossero la storia europea del periodo.

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Caterina in tutta la sua raffinatissima bruttezza

Quale ruolo ebbe Caterina in questa situazione di tensione? Forse proprio quello chiave, quello che ha fatto sì che al suo nome fosse associata, nei secoli, una sorta di “leggenda nera”, anche se la storiografia più recente ha tentato di riabilitarla, dopotutto.
Di certo nessuno storico ha mai negato la sua affilata intelligenza: Caterina de’ Medici aveva una naturale predisposizione verso la matematica, coltivata da un’educazione molto raffinata ottenuta a Roma nell’infanzia; col tempo ebbe poi modo di mettere in pratica un talento politico eccezionale ed inaspettato. Sebbene fosse men che attraente, suppliva alla mancanza di beltà con un gusto squisito in fatto di abiti e gioielli. Tale era il suo amore per le belle cose e per il lusso che dall’Italia portò con sé sarti, gioiellieri e profumieri. Tra questi spicca il nome di Renato Bianco, conosciuto come René le Florentin. Costui selezionava le essenze per creare dei profumi che Caterina poi portava, solidificati, in boules dorate appese al collo. Questi bijoux si chiamavano pomander, o “melograni odorosi”. Qui il link per approfondire l’argomento.
René le Florentin viaggiò in lungo e in largo per la Francia, cercando le materie prime migliori da raffinare in prodotti di altissima qualità. Fu in Provenza, precisamente a Grasse, che trovò son bonheur. Non è un caso che, nei secoli, la cittadina sia diventata la capitale della profumeria francese, fama che conserva tuttora.
L’italianizzazione della corte francese era in atto. I sarti fiorentini andavano per la maggiore e tutta la capitale era pazza di una specialità italiana chiamata “gelato”. Era stata Caterina a portarla a Parigi, grazie al gelataio toscano Ruggeri. Su di lui c’è un curioso aneddoto: pare che avesse vinto una competizione indetta nella città di Firenze dal tema “il piatto più bizzarro”. Ruggeri, allora umile pollivendolo, gareggiò portando ai palati della giuria un sorbetto, chiamato allora “dolcetto gelato”. La vittoria fu schiacciante, ça va sans dire. Caterina lo volle con sé in Francia, sebbene Ruggeri fosse quantomai recalcitrante a seguire la sovrana. Ella, testarda e ostinata, non sentì ragioni e lo fece prelevare a forza dai soldati e portare a spalle sulla nave che l’avrebbe condotto da Livorno a Marsiglia. La vita alla corte parigina, per il povero Ruggeri, fu difficile e irta di ostacoli: l’invidia degli altri cuochi gli fu quasi fatale, specialmente quando subì un agguato in cui fu malmenato e derubato.
Offeso e stanco, se ne tornò in Italia, lasciando dietro di sé solo la ricetta del suo “ghiaccio all’acqua inzuccherata e profumata”.

Insieme a René le Florentin e a Ruggeri, Caterina condusse in Francia cuochi di prim’ordine, che fecero scoprire a Parigi le delizie della besciamella, delle crespelle, dei carciofi, dell’olio d’oliva e dei bignè, senza contare la raffinatezza dell’uso della forchetta (divenuto legge con un decreto) e la separazione tra portate salate e portate dolci.
Non solo ghiottoneria: Caterina de’ Medici si era circondata di una pletora di astrologi e alchimisti, giacché la sua particolare predilezione per la matematica l’aveva portata, col tempo, ad avventurarsi nello studio delle arti occulte e dell’astrologia. Sembra che portasse addosso più di un amuleto e sono certi i suoi contatti con Nostradamus, di cui ho già discusso in un articolo precedente. La regina lo invitò alla corte parigina dopo aver letto le famose profezie, ma la cosa non deve stupire, sia per l’inclinazione alla magia della de’ Medici, sia perché era cosa comune, tra la nobiltà, il rivolgersi a maghi e astrologi per ottenere previsioni e auspici. Caterina, dal canto suo, sembra che volesse avere maggiori delucidazioni in merito ad una delle Centurie, in cui sembrava si parlasse della morte di Enrico II.
La strofa in questione è la seguente (centuria 1, quartina 35):

Le lion jeune le vieux surmontera
En champ bellique par singulier duel,
Dans cage d’or ses yeux lui crèvera,
Deux plaies une, puis mourir, mort cruelle.

Che vorrebbe dire:

Il giovane leone il vecchio sormonterà
Nel campo bellico in singolar tenzone
Nella gabbia d’oro gli occhi perforerà
Due ferite in una, poi morire, morte crudele.

Guarda un po’, Caterina de’ Medici diventerà vedova nel 1559 in occasione del matrimonio della figlia Elisabetta col re di Spagna e delle nozze della cognata, Margherita, col duca di Savoia (un doppio matrimonio a corte per limitare le spese). Era usanza celebrare disputando dei tornei tra cavalieri. Enrico II, entusiasta, gareggiò contro il conte di Montgomery. Entrambi avevano come stemma un leone, sui loro scudi.
Il sovrano riportò orrende ferite al volto che lo condussero alla morte nel giro di dieci giorni.
Ora, che la faccenda di Nostradamus e della sua quartina sia verità o finzione, non sta a me dirlo: a volte la leggenda e la storia sono talmente avviluppate l’una all’altra da essere ormai indivisibili. Ammetto inoltre di avere un debole per questo genere di aneddotica, quindi non sarò io di certo a smentire i miti che aleggiano intorno a tali figure storiche.
Per ritornare però al rapporto di Caterina con la magia, è da menzionare la presenza a corte di un noto astrologo fiorentino chiamato Cosimo Ruggeri, francesizzato in Cosme de Rogier, che la regina portò con sé a Parigi e che fu uno dei suoi più fidati consiglieri, nonché spia e delatore. Egli ebbe parte anche in una congiura che coinvolse perfino la figlia di Caterina ed Enrico II, Margherita di Valois, nota come la Reine Margot. Se attorno alla figura della de’ Medici vi è la cosiddetta leggenda nera, Margherita deve la sua fama ad una storiografia distorta, che ne ha oscurato i meriti politici ed intellettuali, millantando ninfomania, incesto, lussuria sfrenata e machiavellismo senza scrupoli. Dumas padre le dedicò il primo romanzo della trilogia dei Valois.

Alla morte del marito, Caterina era distrutta e decise di portare il lutto per il resto dei suoi giorni. Ma, se per le sovrane il colore del cordoglio era il bianco, lei, anticonformista e ambiziosa, scelse il nero, perché la rendeva più snella e la faceva sentire più a suo agio. Dopo aver sopportato anni di umiliazioni a causa dell’ingombrante presenza a corte dell’amante del marito, la bellissima e influente Diana di Poitiers (sul cui seno pare sia stata modellata la forma della perfetta coppa per lo champagne), la de’ Medici finalmente riuscì a levarsela di torno e a riprendersi tutti i regali che, negli anni, il re Enrico II aveva offerto all’affascinante maitresse, gioielli della corona, titoli e castelli inclusi.
Dei dieci figli avuti dal sovrano, ben tre divennero re di Francia, anche se, a ben vedere, il potere effettivo fu tutto di Caterina, regina reggente, che dovette gestire il regno e le guerre di religione mentre le tare familiari, vera piaga delle dinastie reali di ogni secolo, mangiavano le meningi della sua preziosa prole, insieme a gracilità ed emofilia. A farne le spese fu la famosa Maria Stuarda, che rimase vedova giovanissima di Francesco II (deceduto per un’infezione auricolare) primogenito di Caterina e succeduto sul trono al padre Enrico. Maria se ne tornò in patria, oltre la Manica, dove ebbe poi i suoi bei problemi con i protestanti (lei era cattolicissima) e con Elisabetta I, sua cugina e sovrana d’Inghilterra.

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Sembra che la modella per il quadro “Dame au bain” di Clouet sia stata proprio Diane di Poities, l’amante del re Enrico II. Nella foto il dipinto che mette in risalto i famosi seni della dama.

Sepolto il primogenito, fu la volta del secondo figlio di diventare re di Francia col nome di Carlo IX, conosciuto per essere un pazzo da legare. In questa situazione la priorità della de’ Medici era esclusivamente quella di mantenere l’equilibrio della corona e dello stato, diviso tra gli ugonotti, sostenuti dall’Inghilterra, e i cattolici, che avevano tutto l’appoggio della Spagna e della corona francese stessa.
Sotto il regno di Carlo IX avvenne il già altre volte citato orrore della Notte di San Bartolomeo, in occasione delle nozze di Magherita di Valois, già nominata, con Enrico di Borbone re di Navarra, nobile nato cattolico ma fatto calvinista dalla madre. Lo sposalizio  doveva essere un gesto di pacificazione definitiva tra le due fazioni religiose, ma invece accadde il fattaccio: nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 su ordine di non si sa bene chi (Caterina stessa? Re Carlo IX?) migliaia di ugonotti furono trucidati per le strade di Parigi, senza risparmiare né vecchi né bambini. Roba da far impallidire G.R.R.Martin e le sue “Nozze rosse”.

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Enrico di Borbone e Navarra con la sua sposa Margherita di Valois

Questo avvenimento costituisce una macchia indelebile nella parabola della de’ Medici, tanto che la storiografia ci si è attaccata come un koala all’eucalipto e ne ha estrapolato le conclusioni più disparate, tutte volte a gettare discredito e infamia sul capo della sovrana medicea.
Vero è che il suo ascendente sul debole figlio era enorme: si dice che Carlo IX morì due anni dopo la strage di San Bartolomeo, oppresso dal rimorso per non essere stato in grado di opporsi a sua madre in occasione di quella disgraziata notte.

Crepato il marito fedifrago, sepolto il primogenito gracilino, morto il secondo folle, fu la volta del vizioso terzogenito: Enrico III sale sul trono dopo il padre e due fratelli. Amante del lusso, della bellezza e delle donne, ebbe molte amanti. A corte si circondò di favoriti particolarmente intelligenti e di bell’aspetto, detti i mignons. A me fanno venire in mente i pupini gialli del cartone animato, quelli con un occhio solo che servono un super cattivone.
I veri problemi di Enrico furono il non aver generato eredi e la morte, senza figli maschi, del fratello minore Francesco, che in caso di morte del sovrano avrebbe dovuto prendere posto sul trono.
La cosa comunque si risolse, non senza una guerra, la famosa”dei tre Enrichi”: il risultato fu l’ascesa al trono di Enrico di Navarra, proprio lo sposo fortunato di Margherita, che aveva visto la sua notte di nozze insanguinata dalla morte degli ugonotti parigini. Si convertì al cattolicesimo, disse “Parigi val bene una messa” e pace fu fatta.

Caterina non vide nulla di tutto ciò. Morì mesi prima che il suo terzogenito e figliolo favorito spirasse, e così non seppe mai che il trono di Francia, alla resa dei conti, andò sotto le natiche di un ugonotto convertito per opportunismo.

L’italiana, la straniera, armata di forchetta e talismani magici, col ventre pieno di ghiottonerie fiorentine e le eleganti vesti nere addosso, con le mutande sotto le sottane (sì, fu lei ad insegnare alle nobildonne parigine che cosa fossero le culottes) e un cavallo sempre fresco in scuderia, è passata alla storia come una sovrana tessitrice di inganni, bieca traditrice e senza pietà. La questione è complessa, se ne dibatte ancora: il fascino di queste figure storiche, forse, sta proprio qui, nel saper far parlare di sé ancora dopo secoli, forti del loro operato ambiguo, delle malelingue, della mitologia che si crea loro intorno e dei problemi di tradizione che chi si occupa di storia deve fronteggiare quotidianamente.

 

 

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3 pensieri su “Caterina de’ Medici, l’italiana con la forchetta sul trono di Francia

  1. Secondo la leggenda, l’astrologo provenzale avrebbe annunciato alla strega italiana anche l’ascesa al trono del bastardo di Giovanna d’Albret, Enrico IV…quindi non solo la morte del suo cretino di marito, ma anche quella dei suoi tre figli! È il lato simpatico di Nostradamus! 😉

    Alex

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